Cina condanna visita del PM indiano in regione contesa

Pubblicato il 9 febbraio 2019 alle 11:00 in Cina India

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Il Ministero degli Esteri cinese ha condannato il premier indiano, Narendra Modi, per aver visitato lo Stato di Arunachal Pradesh, regione al confine nord-orientale contesa tra i due Paesi, affermando che ciò “si oppone fermamente” alle attività dei leader indiani nell’area.

Nella giornata di sabato 9 febbraio, il Ministero degli Esteri cinese ha pubblicato un comunicato in cui critica il viaggio diplomatico del primo ministro indiano, sottolineando: “La Cina esorta la controparte indiana ad attenersi alla situazione complessiva di relazioni bilaterali, a rispettare gli interessi e le preoccupazioni della Cina, ad apprezzare il rilancio e il miglioramento delle relazioni tra i due Paesi, e ad astenersi da qualunque azione che possa intensificare le dispute e complicare la questione dei confini”. Il Ministero degli Esteri indiano non ha ancora risposto a tale dichiarazione.
La visita di Modi si inserisce all’interno di una serie di incontri e comizi pubblici nella regione, i quali sono volti a far guadagnare consensi e supporto al suo partito nazionalista Hindu, il Bharatiya Janata Party, in vista delle elezioni indiane che avverranno a maggio 2019.

Tensioni tra Pechino e Nuova Dehli erano sorte già l’anno prima, il 15 febbraio 2018, quando Modi aveva effettuando un simile tour delle province nord-orientali del Paese, visitando, anche in quel caso, Durante tali visite, Arunachal Pradesh.

Attualmente il territorio in questione è compreso nello Stato indiano, tuttavia i cinesi lo rivendicano dal 1962 come regione del Tibet del Sud. “La posizione cinese sulla questione dei confini è molto chiara. Il governo della Repubblica Popolare non ha mai riconosciuto l’esistenza della regione di Arunachal Pradesh e quindi si oppone fermamente alla visita del primo ministro Modi in tale area contesa”, aveva affermato il portavoce del Ministero degli Affari Esteri cinese, Geng Shuang.

La disputa sui confini tra India e Cina riguarda due aree distinte e separate. La prima è su Aksai Chin, una zona quasi disabitata di 37.000 kmq, situata tra la regione indiana del Kashmir e la provincia cinese dello Xinjiang. La seconda, invece, riguarda la regione collinare di Arunachal Pradesh, abitata da poco più di 1 milione di abitanti su un’estensione di 84.000 kmq. Secondo gli indiani, i confini sono stati stabiliti all’inizio del XX secolo tra l’India britannica e le autorità semi-indipendenti dello Xinjiang e del Tibet. Secondo i cinesi, invece, tale accordo non ha mai avuto luogo. Oltre al carattere storico della disputa, si aggiunge il mancato accordo nella creazione di una Line of Actual Control per separare le giurisdizioni sotto il controllo dei due eserciti. Le divergenze sulla Line of Actual Control riguardano solo pochi metri in alcuni punti e arrivano fino a qualche decina di km in altri. Per cercare di ridurre il rischio di tensioni su tali confini, è stato istituito un Border Defence Cooperation Agreement. Questo definisce le norme di comportamento da tenere per le forze armate di entrambi i Paesi che pattugliano i confini. Lo scontro diretto viene vietato e nessuno dei due Paesi può costruire un campo permanente in tali territori contesi.

I primi passi verso la creazione di un dialogo al vertice per risolvere la questione risalgono al 1981. Nel dicembre 2017 si è tenuto il ventesimo round di negoziazioni tra il National Security Advisor indiano, Ajit Doval, e il Consigliere di Stato cinese, Yang Jiechi. Ciò che frena entrambi i Paesi nel raggiungimento di un’intesa definitiva è la presenza di un forte nazionalismo, alimentato dai social media. Secondo le opinioni pubbliche dei due Stati, cedere sulla questione territoriale equivarrebbe ad una perdita di credibilità sia a livello interno sia a livello internazionale. Nonostante ciò, Modi e il presidente cinese, Xi Jinping, si sono incontrati a più riprese, nel corso del 2018, per avviare un dialogo bilaterale. Un parziale progresso si è registrato, tuttavia, secondo i funzionari governativi indiani, è molto lento.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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