Venezuela: nessun accordo al vertice di Montevideo

Pubblicato il 8 febbraio 2019 alle 9:24 in Uruguay Venezuela

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Si conclude senza accordo a Montevideo il primo incontro del gruppo internazionale di contatto sul Venezuela (GIC), formato da Unione europea, Uruguay, Messico e altri paesi latinoamericani. Il gruppo internazionale di contatto sul Venezuela ha rilasciato una dichiarazione finale giovedì 7 febbraio dopo l’incontro tenutosi a Montevideo. Il testo che è stato divulgato rappresenta il mancato accordo sulla necessità di indire nuove elezioni in Venezuela, un punto su cui i diversi membri del gruppo hanno espresso posizioni differenti.

Nella dichiarazione si legge che i membri del gruppo “hanno confermato la loro disponibilità a collaborare con il meccanismo di Montevideo con lo scopo comune di raggiungere una soluzione pacifica e democratica” alla crisi in Venezuela. “Sebbene si presuma che ci siano posizioni politiche diverse, tutti i paesi del GIC condividono lo stesso obiettivo” – aggiunge il testo. Questo obiettivo comune è stato descritto come “il raggiungimento di un approccio internazionale comune per sostenere una risoluzione pacifica, politica, democratica e dai venezuelani stessi alla crisi”.

Secondo la definizione dell’anfitrione, il presidente dell’Uruguay Tabaré Vázquez: “I problemi della democrazia si risolvono con più democrazia, non meno”.

Durante questo primo incontro il GIC “ha fatto il punto della situazione” in Venezuela e “ha discusso su come il Gruppo potrebbe collaborare nel modo migliore per trovare una soluzione pacifica e democratica alla crisi venezuelana”, tenendo presente che è urgente trovare una soluzione all’emergenza umanitaria in corso nel paese.

Il 6 febbraio, nel preludio al vertice del GIC, l’Uruguay, il Messico e i paesi della Comunità dei Caraibi (Caricom) presentato il cosiddetto del meccanismo di Montevideo. Questo meccanismo, hanno reso noto i paesi membri, “è disponibile per gli attori venezuelani come un’alternativa pacifica e democratica” e propone “un dialogo immediato”.

L’obiettivo principale del GIC e del meccanismo di Montevideo è promuovere un dialogo politico in Venezuela che eviti le opzioni violente. L’Alto rappresentante della diplomazia europea, Federica Mogherini, aveva ammesso alla vigilia che la questione è di difficile risoluzione: l’opposizione, guidata da Juan Guaidó, già riconosciuto come presidente ad interim da numerosi governi stranieri, rifiuta ogni dialogo perché, dice, si sarebbe “prolungare la sofferenza della popolazione” “Ci assumiamo un grosso rischio – aveva affermato Mogherini – perché la situazione non è incoraggiante”.

All’incontro di Montevideo hanno partecipato i rappresentanti di Spagna, Francia, Regno Unito, Germania, Paesi Bassi e Svezia, per la parte europea, e Uruguay, Ecuador, Bolivia, Messico e Costa Rica, da parte americana.

Tranne la Bolivia, che appoggia Maduro, tutti gli altri paesi hanno riconosciuto Guaidó. Messico e Uruguay sostengono una posizione particolare. Propongono il cosiddetto meccanismo di Montevideo, ritenuto “l’unico modo per affrontare la complessa situazione del Venezuela è il dialogo per il negoziato, da una prospettiva di rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani”. Entrambi i paesi propongono “un negoziato immediato” tra governo e opposizione. “Il grado di complessità delle circostanze non è un motivo per respingere i canali diplomatici” – affermano i capi delle diplomazie di Città del Messico e Montevideo, prendendo le distanze dalla recente dichiarazione del Gruppo di Lima (12 paesi dell’America Latina, tra cui Brasile, Argentina e Canada), che hanno chiesto dimissioni immediate di Maduro.

Un’ulteriore difficoltà per il gruppo di contatto risiede nelle divergenze all’interno dell’Unione europea. Italia, Cipro, Grecia, Slovacchia e Romania non hanno riconosciuto Juan Guaidó, presidente dell’Assemblea nazionale, come presidente della Repubblica incaricato di tenere le elezioni, ma sono a favore della convocazione delle elezioni presidenziali. Ci sono differenze di sfumature, secondo Mogherini, ma lontane dal clamoroso sostegno a Maduro espresso da Cina, Russia, Cuba, Nicaragua, Bolivia, Bielorussia, Turchia e Iran.

In linea di principio, la posizione di partenza del gruppo di contatto non è molto diversa da quella adottata tre giorni fa a Ottawa dal Gruppo di Lima. Entrambi i gruppi rifiutano ogni tipo di intervento militare, qualcosa che gli Stati Uniti non escludono e chiedono all’esercito venezuelano di smettere di sostenere Maduro. Ma mentre il Gruppo Lima guarda con diffidenza al Gruppo di Contatto promosso dall’Unione Europea, perché ritiene che le sue iniziative possano portare a ritardi e perdite di tempo che finirebbero per giovare a Nicolás Maduro.

Nel tentativo di tranquillizzare il Gruppo di Lima, di cui fanno parte le principali potenze regionali, Federica Mogherini ha assicurato che il GIC lavorerà per tre mesi, e se all’inizio di maggio i risultati non saranno stati raggiunti, il gruppo sarà sciolto. “Vogliamo il dialogo, evitare la violenza interna e le interferenze interne, non guadagnare tempo” – ha affermato l’Alta Rappresentante per la politica estera della UE.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale 

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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