USA-talebani: il ruolo del Pakistan

Pubblicato il 8 febbraio 2019 alle 18:00 in Afghanistan Pakistan USA e Canada

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Il Pakistan, a lungo in disaccordo con gli Stati Uniti nel corso della guerra in Afghanistan, ha iniziato a svolgere un ruolo da dietro le quinte ma comunque fondamentale nel sostenere i colloqui di pace USA con i talebani afghani, secondo quanto riportato da funzionari statunitensi e fonti talebane venerdì 8 febbraio.

L’aiuto pakistano, mai descritto in dettaglio fino ad ora, secondo i resoconti dei ribelli talebani include anche esercitare pressioni sui loro leader, non propensi a collaborare, anche detenendo membri delle famiglie dei militanti. Il ruolo pakistano nei negoziati di pace è delicato, poiché Islamabad cerca di evitare di dimostrare il tipo di ampia influenza che possiede sui talebani che Washington gli ha a lungo accusato. Le fonti avvertono tuttavia che l’assistenza potrebbe essere temporanea. Anche i talebani non vogliono apparire grati al Paese asiatico, che ha a lungo negato le insinuazioni degli Stati Uniti di fornire rifugio e assistenza agli insorti come un modo per preservare l’influenza nel vicino Afghanistan durante la sua guerra di oltre 17 anni.

Il presidente americano, Donald Trump, ha ripetutamente dichiarato la sua intenzione di porre fine al conflitto più lungo d’America, l’ultima volta riferendosi al Congresso nel suo discorso sullo stato dell’Unione, nel quale ha affermato che “le grandi nazioni non combattono guerre senza fine”.

Un alto funzionario Usa, che ha rifiutato di essere identificato, ha sottolineato l’importanza  che il Pakistan ha avuto nei colloqui, aggiungendo che “ non sarebbe possibile senza il suo sostegno” e che il Paese ha facilitato gli spostamenti per i colloqui di Doha, tenutisi a fine gennaio e dove si è stipulato una bozza di accordo per un cessate il fuoco, ai quali ha anche partecipato.

L’amministrazione di Trump ha accelerato i colloqui per una soluzione politica in Afghanistan. L’inviato speciale americano per la conciliazione, Zalmay Khalilzad, è il funzionario che ha tenuto i sei giorni di colloqui a Doha e dovrebbe incontrare nuovamente i rappresentanti talebani il 25 febbraio. Le fonti hanno affermato che il ruolo del Pakistan nel portare i talebani al tavolo in Qatar è stato strumentale ai progressi che sono stati fatti.

In un caso, Islamabad ha inviato un messaggio ai militanti attraverso i suoi leader religiosi. Secondo quanto riportato da Reuters, citando un funzionario talebano, il governo pakistano ha arrestato le famiglie degli insorti al fine di far loro pressione. Il rappresentante, in anonimità, ha dichiarato che “il Pakistan non è mai stato così serio prima d’ora”, ed ha mantenuto “una pressione senza precedenti” sui talebani negli ultimi mesi.

Il capo del Comando centrale delle forze armate statunitensi,  il generale Joseph Votel, ha accennato al ruolo d’assistenza del Pakistan in una seduta del Senato di questa settimana,  dicendo che Islamabad aveva “svolto un ruolo più utile” di quel che appariva. Tuttavia, il governo americano è ancora scettico riguardo alle posizioni di Islamabad, e non alcun passo che non possa essere facilmente invertito. Washington sembra per ora rimanere in linea con la sua idea di fermo nell’assistenza al Paese asiatico imposta più di un anno fa, a causa del suo presunto sostegno ai talebani. Il presidente Trump avava accusato il Pakistan di ricompensare gli aiuti degli Stati Uniti con “nient’altro che menzogne e inganni”.

Le fonti pakistane suggeriscono che il motivo politico dietro l’appoggio del loro Paese ai colloqui non è il possibile nuovo aiuto da parte degli Stati Uniti, ma le crescenti preoccupazioni per le onde d’urto economiche regionali che potrebbero seguire ad un improvviso ritiro americano dall’Afghanistan.

Questi dubbi derivano appunto dalla decisione a sorpresa di Trump del 21 dicembre 2018 di ritirare tutte le truppe  dalla Siria e metà dall’Afghanistan, nonostante le obiezioni del Pentagono. Al momento ci sono solo circa 14.000 soldati statunitensi sul territorio afghano, ma la loro presenza garantisce un flusso continuo di assistenza finanziaria al Paese. A quanto riportato da fonti talebane, seppure smentite da Washington, il ritiro potrebbe avvenire entro aprile 2019.

Islamabad, a corto di riserve valutarie e in trattative con il Fondo Monetario Internazionale su quello che sarebbe il suo tredicesimo salvataggio dagli anni ’80, asserisce che non può permettersi di vedere l’Afghanistan scivolare nel caos proprio mentre il Pakistan sta cercando di attirare gli investitori stranieri.

Uno dei più importanti segnali pubblici della volontà del Pakistan di aiutare i negoziati è stata la liberazione del leader dei talebani, il mullah Abdul Ghani Baradar. Il nuovo negoziatore capo, Baradar, dovrebbe volare dal Pakistan per partecipare al prossimo round di negoziati a Doha il 25 febbraio. Dan Feldman, ex rappresentante speciale degli Stati Uniti per l’Afghanistan e il Pakistan, ha dichiarato che credeva che Washington fosse ancora riluttante a diventare troppo fiducioso sul cambio di posizione del Pakistan.

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di Redazione

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