Tunisia: migliaia di insegnanti protestano per le strade di Tunisi

Pubblicato il 8 febbraio 2019 alle 8:29 in Africa Tunisia

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Migliaia di insegnanti tunisini sono scesi a protestare per le vie di Tunisi per chiedere un miglioramento delle condizioni lavorative. La folla si è concentrata al centro della capitale, chiedendo le dimissioni del ministro dell’Educazione, Hatem Ben Salem. “Siamo pronti a intrattenere negoziati seri e a chiedere un accordo di dimissioni”, ha riferito Lassaad Yacoubi, il capo del sindacato degli insegnanti.

Tale manifestazione è stata organizzata in occasione di una festività scolastica, è avvenuta una settimana prima di uno sciopero indetto dalla confederazione di sindacati UGTT, previsto per il 20 e 21 febbraio. Si tratterà del terzo sciopero di massa contro il governo e le riforme del Fondo Monetario Internazionale (FMI) nel giro degli ultimi mesi.

La Tunisia sta subendo la pressione del Fondo Monetario Internazionale, il quale ha richiesto il congelamento dei salari del settore pubblico, al fine di ridurre il deficit del Paese. Una fonte governativa ha riferito che le negoziazioni tra il governo ed i sindacati sono fallite nonostante una nuova proposta governativa, senza tuttavia fornire alcun dettaglio. L’obiettivo delle autorità tunisine è quello di tagliare il salario del settore pubblico del 12,5% del Pil entro il 2020, rispetto all’attuale 15,5% che, secondo il Fondo Monetario Internazionale è uno dei più alti al mondo.

Nel 2018, lo stipendio del settore pubblico è raddoppiato fino a raggiungere una cifra pari a 5,5 miliardi di dollari, dai 7,6 miliardi di dollari nel 2010. Nel 2016, Tunisi ha raggiunto un accordo con il FMI per un programma di prestiti del valore di 2,8 miliardi di dollari per risollevare l’economia e tagliare il deficit cronico.

Dall’ottobre scorso, gli insegnanti tunisini hanno indetto una serie di scioperi, che si sono protratti nel corso dei mesi, nonostante la richiesta dell’UGTT a rientrare in classe. Per tale ragione, gli studenti temono di perdere un anno di studi, dal momento che gli esami sono sospesi da mesi.

La Tunisia è l’unico Paese della regione nordafricana che ha intrapreso una transizione democratica in seguito alle rivolte del 2011. Tuttavia, tale transizione è stata frenata da problemi economici che hanno causato diverse proteste. Lo scorso 7 gennaio, i cittadini tunisini sono scesi in piazza in almeno dieci città per manifestare contro le misure di austerity, che hanno causato l’aumento delle tasse e dei prezzi, imposte dal governo tunisino per ridurre il deficit crescente e contrastare la crisi economica. Il primo gennaio è entrata in vigore una nuova legge finanziaria che ha fatto innalzare i prezzi del gasolio, di alcuni beni e anche le tasse su numerosi beni e servizi, tra cui le automobili, le linee telefoniche e di internet. Il governo aveva assicurato che gli aumenti avrebbero interessato soltanto i beni di lusso e non quelli di prima necessità o alimentari.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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