Tensioni Marocco – Arabia Saudita: Rabat sospende partecipazione a coalizione saudita in Yemen

Pubblicato il 8 febbraio 2019 alle 18:30 in Arabia Saudita Marocco

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Il Marocco ha sospeso la propria partecipazione alla coalizione saudita che combatte contro i ribelli sciiti Houthi nel conflitto in Yemen. Contemporaneamente, le autorità marocchine hanno richiamato il proprio ambasciatore dall’Arabia Saudita per discutere i legami bilaterali tra i due Paesi, in seguito alla trasmissione di un documentario sul conflitto del Sahara Occidentale, da parte dell’emittente Al-Arabiya, che, secondo le autorità marocchine, è “ostile all’integrità territoriale del Marocco”. Tali fatti hanno contribuito a creare tensione tra i due Paesi.

La notizia del ritiro dalla coalizione saudita è stata annunciata giovedì 7 febbraio da ufficiali governativi di Rabat, i quali non hanno dato alcuna spiegazione in merito alla decisione, riferendo soltanto che il Marocco non prenderà più parte agli interventi militari o a meeting ministeriali della formazione. Le autorità marocchine non avevano mai divulgato la propria partecipazione al conflitto yemenita, in corso dal 22 marzo 2015. Soltanto il mese scorso, nel corso di un’intervista per l’emittente qatarina al-Jazeera, il ministro degli Esteri marocchino, Nasser Bourita, aveva spiegato che “l’impegno del Marocco in Yemen era cambiato”.

La guerra civile in Yemen contrappone i ribelli sciiti Houthi da una parte, e le forze governative del presidente Rabbo Mansour Hadi dall’altra. Quest’ultimo è sostenuto dalla coalizione a guida saudita, appoggiata, a sua volta, dagli USA, i quali inviano armi, carburante per gli aerei e riferiscono informazioni dell’intelligence. La coalizione araba a guida saudita è entrata nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, in sostegno del presidente Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale.

Riad ritiene che l’Iran fornisca armi e missili balistici ai ribelli sciiti, con i quali questi cercano di colpire il suo territorio nazionale. Teheran, tuttavia, ha sempre respinto le accuse, affermando che gli attacchi dei ribelli yemeniti sarebbero giunti in risposta ai “crimini di guerra” commessi dalla coalizione araba in Yemen e che gli Houthi avrebbero sviluppato da soli le capacità per produrre armi difensive, tra le quali i missili. Sia la coalizione araba, sia Teheran, mirano a stabilire il proprio controllo nel Paese e temono che la fazione avversa stabilisca la propria presenza nel territorio, determinando così l’influenza sciita o sunnita nella regione.

Un’altra questione che ha contribuito a creare tensione tra Rabat e Riad è il caso di Jamal Khashoggi, giornalista saudita scomparso il 2 ottobre scorso, dopo essere entrato nel consolato saudita ad Istanbul per chiedere alcuni documenti per sposare la compagna turca. Secondo i procuratori turchi e sauditi, il suo corpo è stato smembrato subito dopo l’omicidio, anche se i suoi resti non sono stati ritrovati. L’episodio ha gettato ombra sulla casa reale saudita, accusata da un report della CIA di aver commissionato l’omicidio. Da parte loro, le autorità di Riad hanno sempre negato il proprio coinvolgimento nella questione.

In merito all’episodio sul documentario sul conflitto del Sahara Occidentale, l’ambasciatore marocchino a Riad, Mustapha El Mansouri, è stato convocato per chiedere spiegazioni e per chiarire i rapporti tra i due Paesi. L’ambasciatore ha reso poi noto che la situazione verrà risolta al più presto, e che Arabia Saudita e Marocco riprenderanno i rapporti normalmente.

La disputa nel Sahara occidentale risale al 1975 quando, in seguito al ritiro del dominio spagnolo, il Marocco annesse una parte di tale area, situata sulla costa nord-occidentale dell’Africa. In risposta, nel 1976, il Fronte Polisario, costituitosi come movimento il 10 maggio 1973, annunciò la nascita della Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi (SADR), instaurando un governo in esilio in Algeria. Successivamente, intraprese una guerriglia per l’indipendenza fin quando, il 6 settembre 1991, venne dichiarato un cessate il fuoco, promosso dalla Missione delle Nazioni Unite per il referendum nel Sahara Occidentale (MINURSO). A oggi, il governo di Rabat rivendica la propria sovranità sul Sahara Occidentale.

Il Fronte Polisario, invece, continua a battersi affinché venga indetto un referendum per l’autodeterminazione del proprio territorio, dove risiedono circa mezzo milione di individui. Il Fronte, infatti, controlla una striscia desertica del Sahara Occidentale a est delle mura di difesa del Marocco. Si stima che i militanti siano circa 10.000, concentrati non nel Sahara Occidentale, ma a Tindouf. In questa città, il Fronte organizza campi profughi per la popolazione sahrawi che, secondo le ultime stime delle Nazioni Unite, lì soffrono per la mancanza di aiuti umanitari e per malnutrizione.

Ad avviso dell’analista marocchino, Abdelfettah El Fatihi, nel documentario trasmesso da al-Arabiya veniva posta l’evidenza sulle pratiche aggressive del Marocco nei confronti degli abitanti del Sahara occidentale, insieme a diverse latre falsità politiche riguardo all’integrità territoriale del Paese nordafricano.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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