Talebani: possibile ritiro truppe USA entro fine aprile

Pubblicato il 7 febbraio 2019 alle 17:30 in Afghanistan USA e Canada

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Un funzionario talebano ha dichiarato, mercoledì 6 febbraio, che gli Stati Uniti hanno promesso di ritirare metà delle loro truppe dal territorio afghano entro la fine di aprile, sebbene l’esercito americano ha controbattuto affermando che un calendario non è ancora stato fissato.

Il funzionario, Abdul Salam Hanafi, a margine dell’incontro tenutosi a Mosca tra i talebani e altre importanti figure dell’opposizione afghana, ha riportato che i funzionari americani hanno promesso che il ritiro inizierà questo mese e terminerà a fine aprile. Hanafi, ai microfoni dei giornalisti, ha ribadito la scadenza temporale sottolineando che il ritiro riguarderà metà delle truppe statunitensi.

Hanafi ha aggiunto poi che Washington e le forze ribelli sono d’accordo sullo sgombero totale delle truppe straniere sul territorio afghano e sul divieto di utilizzare l’Afghanistan come base per attacchi contro gli Stati Uniti. Il funzionario ha dichiarato alla stampa che entrambe le potenze creeranno un comitato tecnico “al fine di lavorare su un calendario comune per il ritiro delle milizie rimanenti”.

Tuttavia, il portavoce dell’esercito del Pentagono, il colonnello Rob Manning, ha affermato che le forze armate USA non hanno ricevuto alcun ordine di iniziare a ritirarsi. Secondo Manning, pur continuando i colloqui di pace, il Dipartimento della Difesa “non ha ricevuto una direttiva per cambiare la struttura delle truppe in Afghanistan”. La stessa versione del colonnello è stata ribadita da una portavoce dell’esercito americano stanziata a Kabul, che ha dichiarato all’agenzia di stampa AFP che è necessario l’impegno di tutte le parti nell’impedire al Paese asiatico di essere usato come piattaforma per il terrorismo, “per essere disposti a immaginare una diversa presenza delle truppe”.

Sher Mohammad Abbas Stanikzai, capo della delegazione talebana a Mosca, ha anche lui contraddetto i precedenti commenti di Hanafi su un ritiro americano, dichiarando che nessuna data era stata ancora fissata.

Secondo quanto riportato dalle testimonianze dei presenti, i colloqui di Mosca sono proceduti positivamente. Stanikzai ha compiuto una rara comparsa di fronte ai media internazionali a fianco dell’ex presidente, Hamid Karzai, dopo che i colloqui si sono conclusi, affermando che l’evento è stato “un grande successo”, dove le delegazioni hanno concordato su molti punti e si è definito fiducioso su un successo futuro per una soluzione e quindi una pace completa in Afghanistan. Karzai, da parte sua, ha definito le discussioni “molto soddisfacenti”.

Una problematica importante riguardo a tali colloqui è la completa assenza, a causa di un mancato invito, della delegazione governativa di Kabul. Tale situazione si è presentata anche ai colloqui della settimana scorsa a Doha, in Qatar, tenutisi tra i leader talebani e funzionari americani.

Ghani ha affermato di aver parlato, martedì 5 febbraio, con il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, che ha sottolineato l’importanza di “assicurare la centralità del governo afghano nel processo di pace”. Il presidente ha poi sfogato la frustrazione all’emittente TOLONews per essere stato messo da parte mentre i suoi nemici politici hanno condiviso “preghiere e pasti con i talebani mentre discutevano sul futuro del Paese” , aggiungendo che il meeting di Mosca “non è altro che una fantasia”, poiché “nessuno può decidere senza il consenso del popolo afghano”.

Il generale Joseph Votel, capo del Comando centrale degli Stati Uniti, ha affermato che il presidente afghano, Ashraf Ghani, deve essere coinvolto nei colloqui se la spinta per un accordo di pace ha possibilità di avere successo.

Tuttavia, la conferenza di Mosca è l’impegno più significativo dei talebani con i leader afghani nella memoria recente. Parlando con gli inviati afghani, i talebani hanno promesso di allentare alcune restrizioni sulle donne e di non cercare un monopolio sul potere.

A dicembre, un funzionario USA aveva comunicato che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva in programma di ritirare oltre 5.000 soldati dall’Afghanistan. Durante la sua campagna presidenziale del 2016, Trump aveva dichiarato di voler concentrarsi maggiormente sulle questioni interne rispetto ai conflitti stranieri. Tuttavia, l’improvviso annuncio di Trump a dicembre di ritirare le forze americane dalla Siria e dall’Afghanistan ha allarmato alleati e funzionari americani che ancora giudicano lo Stato islamico una minaccia. La volontà di dimezzare la presenza dell’esercito a Kabul è stata ribadita martedì 5 febbraio nel discorso sullo stato dell’Unione, dove il presidente ha elogiato il lavoro della sua amministrazione nell’accelerare i colloqui di pace per un accordo politico in per porre fine alla guerra più lunga d’America.

Durante la sua presidenza, Trump ha nominato un inviato speciale per la conciliazione in Afghanistan, Zalmay Khalilzad, che ha intavolato una serie di trattative con i leader talebani e con i governi della regione per ristabilire la pace, il cui ultimo round si è tenuto a Doha, in Qatar, dal 22 al 28 gennaio. In tale incontro, si è concluso una bozza di accordo quadro, la cui prima versione prevede che le truppe statunitensi lasceranno il suolo afghano entro 18 mesi dalla firma e ratifica di detto accordo. Alla fine dei negoziati, a ogni modo, non è stato diffuso alcun comunicato congiunto, nonostante “progressi significativi” siano stati confermati da un tweet di Khalilzad.

Da decenni, l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. In seguito al crollo del regime sovietico, i talebani si sono affermati come gruppo dominante e, alla fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali, hanno governato gran parte dell’Afghanistan dal 1996. Dopo essere stati abbattuti dagli americani, in seguito all’invasione del 2001 e all’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere un gruppo insurrezionale che compie numerose offensive per destabilizzare il Paese e riprendere il controllo del governo.

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di Redazione

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