Trump al Congresso: è tempo di porre fine al conflitto in Afghanistan

Pubblicato il 6 febbraio 2019 alle 17:30 in Afghanistan USA e Canada

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, nel discorso sullo stato dell’Unione di martedì 5 febbraio, ha dichiarato che la sua amministrazione ha accelerato i colloqui per un accordo politico in Afghanistan e che sarebbe stata in grado di ridurre le truppe statunitensi stanziate sul territorio durante i negoziati per porre fine alla guerra più lunga dell’America.

Nel discorso, che ha cadenza annuale e si tiene dinanzi al Congresso, il capo della Casa Bianca ha affermato che “le grandi nazioni non combattono guerre senza fine”, aggiungendo che le truppe americane hanno quasi sconfitto i militanti dello Stato islamico in Siria ed era dunque giunta l’ora di “riportarli a casa”. Il presidente ha elogiato il “valore ineguagliato” delle milizie statunitensi, asserendo che, senza il loro coraggio, è ora finalmente possibile perseguire una possibile soluzione politica a questo “lungo e sanguinoso conflitto”. L’amministrazione Trump, secondo quanto riferito al Congresso, ha tenuto colloqui costruttivi con una moltitudine di organizzazioni, compresi i militanti talebani.

Durante la sua presidenza, Trump ha nominato un inviato speciale per la conciliazione in Afghanistan, Zalmay Khalilzad, che ha intavolato una serie di trattative con i leader talebani e con i governi della regione per ristabilire la pace, il cui ultimo round si è tenuto a Doha, in Qatar, dal 22 al 28 gennaio. In tale incontro, si è concluso una bozza di accordo quadro, la cui prima versione prevede che le truppe statunitensi lasceranno il suolo afghano entro 18 mesi dalla firma e ratifica di detto accordo. Alla fine dei negoziati, a ogni modo, non è stato diffuso alcun comunicato congiunto, nonostante “progressi significativi” siano stati confermati da un tweet di Khalilzad.

Il capo della Casa Bianca, nel discorso dell’Unione, ha sottolineato che il raggiungimento di un effettivo accordo è ancora solo una possibilità, seppur è arrivata l’ora, dopo “dopo due decenni di guerra, di cercare almeno la pace”.

La nuova strategia americana, a detta del presidente, è la riduzione della presenza di truppe in territori stranieri al fine di concentrarsi sull’antiterrorismo. 

Trump non ha tuttavia offerto dettagli su quando avrebbe portato a casa le 14.000 truppe statunitensi, ora in Afghanistan. Le forze guidate dagli Stati Uniti nel 2001 hanno il governo talebano al potere, reo di aver ospitato i militanti di Al Qaeda responsabili degli attacchi dell’11 settembre.

Un funzionario talebano, mercoledì 6 febbraio, ha dichiarato che gli Stati Uniti, a Doha, hanno promesso di ritirare metà delle truppe dal territorio entro la fine di aprile, ha riferito l’agenzia di stampa RIA. A questo commento non vi è stata ancora alcuna reazione immediata da parte del Pentagono o del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti.

I talebani, rispondendo al discorso di Trump, hanno respinto ogni suggerimento di un persistente focus degli Stati Uniti sull’antiterrorismo a seguito del ritiro dell’esercito, ribadendo la loro longeva richiesta di sgomberare il territorio afghano da milizie straniere. Il portavoce dell’ufficio talebano in Qatar, Sohail Shahin, ha commentato al telefono le ultime notizie sottolineando che il primo passo da compiere è la fine della presenza militare nel Paese asiatico. In più, Shanin ha sentenziato che le truppe americane, a seguito del ritiro, non potranno prendere parte al processo di ricostruzione e sviluppo.

A dicembre, un funzionario USA aveva comunicato che il presidente USA aveva in programma di ritirare oltre 5.000 soldati dall’Afghanistan. Durante la sua campagna presidenziale del 2016, Trump aveva dichiarato di voler concentrarsi maggiormente sulle questioni interne rispetto ai conflitti stranieri. Tuttavia, l’improvviso annuncio di Trump a dicembre di ritirare le forze americane dalla Siria e dall’Afghanistan ha allarmato alleati e funzionari americani che ancora giudicano lo Stato islamico una minaccia.

Dopo il discorso, il rappresentante democratico Eliot Engel, presidente della commissione Affari esteri della Camera dei Rappresentanti, ha dichiarato alla stampa che i piani siriani di Trump non sembrano ben pensati e potrebbero mettere a rischio gli alleati degli Stati Uniti, come i curdi e Israele, e rafforzare i nemici, come l’Iran. “Probabilmente torneremo in una data futura, con molto più pericolo per le nostre truppe”, ha commentato Engel all’agenzia di stampa Reuters.

Solamente martedì 5 febbraio, il generale Joseph Votel, capo del Comando centrale militare, ha avvertito che lo Stato islamico rappresenta una minaccia duratura. Tuttavia, nel suo discorso, Trump ha riferito che il territorio di più di 20.000 miglia quadrate tra Iraq e in Siria controllato dallo Stato islamico è ormai quasi del tutto liberato “dalla morsa di tali mostri sanguinari”.

Da decenni, l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. In seguito al crollo del regime sovietico, i talebani si sono affermati come gruppo dominante e, alla fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali, hanno governato gran parte dell’Afghanistan dal 1996. Dopo essere stati abbattuti dagli americani, in seguito all’invasione del 2001 e all’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere un gruppo insurrezionale che compie numerose offensive per destabilizzare il Paese e riprendere il controllo del governo.

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di Redazione

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