Immigrazione: 28 haitiani muoiono nel tentativo di raggiungere le Bahamas

Pubblicato il 6 febbraio 2019 alle 6:04 in America centrale e Caraibi Immigrazione

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Almeno 28 haitiani sono annegati al largo delle coste dell’isola di Abaco, Bahamas, quando l’imbarcazione di fortuna su cui avevano lasciato Haiti si è ribaltata. La Royal Bahamas Defence Force ha reso noto che, dopo due giorni di ricerche in mare, sono state salvate 17 persone e sono stati recuperati 28 cadaveri. Ancora non si conosce l’entità globale del naufragio. L’incidente è avvenuto sabato 2 febbraio, quando l’imbarcazione che trasportava gli haitiani, in fuga dalla più povera economia delle Antille, è affondata a circa 10 Km al largo di Marsh Harbour.

La marina delle Bahamas è stata coadiuvata nelle operazioni di salvataggio dalla guardia costiera degli Stati Uniti, salvando 15 persone e recuperando 13 cadaveri. Altre due persone ancora in vita e 15 cadaveri sono stati recuperati in mare accanto al relitto nel corso di una successiva operazione di soccorso da parte delle forze dell’arcipelago.

Le autorità delle Bahamas hanno reso noto che, dall’inizio del 2019, oltre 300 haitiani sono stati fermati per aver raggiunto illegalmente e senza documenti le isole in quattro diversi naufragi. L’Ambasciata statunitense a Nassau ha definito la nave affondata come “una barca che trasporta clandestini haitiani” ed in un comunicato ha affermato che “per nessun viaggio vale la pena rischiare la vita, per favore diffondete tra i vicini e nelle comunità: l’immigrazione illegale è pericolosa e molto spesso finisce in tragedia”.

Da Haiti, dove oltre il 60% della popolazione vive sotto la soglia di povertà con un introito medio di 2 dollari al giorni, sono moltissimi coloro che partono senza documenti tentando in mare la fortuna per raggiungere la Bahamas o la dipendenza britannica di Turks e Caicos. Negli ultimi anni le mete favorite della migrazione haitiana erano il Cile, il Brasile e la provincia Canadese del Québec. Il Cile e il Brasile avevano siglato accordi con Port-au-Prince per facilitare l’ottenimento di visti, mentre in Québec per gli haitiani è più facile ambientarsi per via della comune lingua francese. Nel corso del 2018, tuttavia, le autorità di Santiago, Brasilia e Québec hanno indurito la politica migratoria, spingendo gli haitiani a cercare di emigrare nelle più vicine isole dei Caraibi anglofoni. 

Dopo il terremoto del 2010, inoltre, circa 60.000 haitiani risiedevano negli Stati Uniti con un visto di permanenza temporanea. Nel 2017, tuttavia, l’amministrazione Trump ha deciso di sospendere il programma. La decisione non è divenuta ancora effettiva per via dei numerosi ricorsi interposti, ma anche l’emigrazione haitiana verso gli USA si è notevolmente ridotta negli ultimi due anni.

 

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Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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