Trump: “Truppe USA potrebbero rimanere in Iraq per monitorare l’Iran”

Pubblicato il 5 febbraio 2019 alle 6:01 in Iraq USA e Canada

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Il presidente americano, Donald Trump, ha dichiarato che le truppe statunitensi potrebbero rimanere in Iraq per monitorare le mosse e per continuare ad esercitare pressione sul vicino Iran.

“Voglio essere in grado di osservare Teheran per capire se costituirà un pericolo e se sta producendo armi nucleari”, ha riferito il leader della Casa Bianca nel corso di un’intervista rilasciata all’emittente americana CBS. Come spiega il New York Times, tali commenti sono arrivati dopo settimane di negoziazioni tra l’Iraq e gli USA, in merito alla possibilità di trasferire centinaia di commando americani che adesso sono operativi in Siria, in territorio iracheno. Ad avviso di alcuni ufficiali statunitensi, le considerazioni di Trump potrebbero ostacolare il dialogo con Baghdad, peggiorando i rapporti e indebolendo altresì le capacità degli Stati Uniti di contrastare i rimanenti militanti dell’ISIS in Siria.

Secondo un membro del Parlamento iracheno, Jawad al-Musawi, se gli americani porteranno ulteriori truppe in Iraq, “l’opposizione nei loro confronti aumenterà significativamente”. “C’è una profonda sfiducia nei confronti del governo statunitense, anche se sta assicurando di voler entrare in Iraq per difenderci contro lo Stato Islamico”, ha specificato al-Musawi, aggiungendo che la vera ragione della venuta degli USA, in realtà, è solo quella di attaccare l’Iran.

Il presidente iracheno, Bahrdam Salih, ha reso noto che Trump non ha chiesto il permesso alle autorità dell’Iraq per inviare truppe al fine di monitorare Teheran. Il leader ha precisato che l’unica ragione per cui i soldati americani possono rimanere in Iraq è la lotta contro il terrorismo. “Non sovraccaricate l’Iraq con i vostri problemi”, ha sottolineato Salih.

Essendo amico sia dell’Iran sia degli Stati Uniti, Baghdad si trova in una situazione difficile, poiché Washington considera Teheran il proprio principale oppositore in Medio Oriente.

I rapporti tra Iran e Iraq sono migliorati dopo la caduta dell’ex presidente iracheno, Saddam Hussein, il 9 aprile 2003 e, più in particolare, dopo l’instaurazione di un governo sciita in Iraq, che ha sostituito il regime sunnita di Saddam. Secondo quanto previsto dalla Costituzione irachena del 2005, le principali cariche dello Stato rappresentano le tre comunità principali del Paese: sunniti, sciiti e curdi. Il presidente della repubblica è esponente della comunità curda, il primo ministro di quella sciita e il presidente del parlamento di quella sunnita.

In seguito all’occupazione dell’Iraq da parte dell’ISIS, le Quds Force, unità speciale delle guardie della rivoluzione iraniane, guidate dal generale Qasem Soleimani, sono intervenute in Iraq per sostenere militarmente l’esercito iracheno nella lotta contro l’ISIS. Inoltre, l’Iran ha formato le forze di mobilitazione popolare (Fmp), le milizie sciite irachene impegnate nella lotta contro l’ISIS.

Il 19 dicembre, Trump ha annunciato il ritiro ufficiale degli USA dalla Siria, richiamando in patria i circa 2.000 soldati presenti nel Paese mediorientale. Il leader della Casa Bianca ha motivato tale decisione dichiarando che, dal momento che l’ISIS è ormai stato sconfitto, è tempo che i militari americani tornino a casa.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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