Talebani: due attentati, 21 morti in Afghanistan durante i colloqui di pace a Mosca

Pubblicato il 5 febbraio 2019 alle 13:15 in Afghanistan Asia

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I talebani hanno ucciso almeno 21 persone nei loro ultimi attentati in Afghanistan, avvenuti lunedì 4 febbraio, nonostante l’inizio dei colloqui di pace con i funzionari dell’opposizione afghana a Mosca.

I combattenti, secondo i rapporti dei funzionari provinciali, hanno preso d’assalto un posto di blocco nella provincia settentrionale di Baghlan, uccidendo 11 poliziotti. Il capo del consiglio provinciale, Safder Mohsini, ha dichiarato che l’attacco al checkpoint, programmato per prendere di mira le forze di polizia locali, ha innescato uno scontro a fuoco che è durato per quasi due ore. Oltre ai poliziotti caduti, altri 5 sono stati feriti e i talebani si sono impadroniti di tutte le armi e delle munizioni, prima dell’arrivo dei rinforzi. Mohsini, nello spiegare la dinamica dell’attacco, ha riportato alla stampa che i terroristi sono giunti sul posto a tarda notte, hanno contrattaccato e sono riusciti a tenere sotto controllo il checkpoint.

Lo stesso 4 febbraio, inoltre, i talebani hanno attaccato una milizia filogovernativa locale in un villaggio nella provincia settentrionale di Samangan, nel distretto di Dara-I-Suf, uccidendo 10 persone, tra cui una donna, secondo quanto riportato dal portavoce del governatore provinciale, Sediq Azizi. L’attentato ha causato anche 4 feriti. Secondo Azizi, i talebani hanno preso di mira gli abitanti dei villaggi locali, tra cui donne e bambini. Poiché la zona è molto remota, gli abitanti del villaggio hanno la loro milizia per fornire sicurezza per la loro zona e difendere le loro case da combattenti armati.

I talebani hanno rivendicato, attraverso i loro canali di comunicazione, entrambi gli attacchi.

Gli attacchi sono stati riportati per primi dai media nazionali, mentre i rappresentanti talebani avevano già iniziato gli incontri nella capitale russa, ancora in corso, con importanti personalità afghane, tra cui l’ex presidente, leader dell’opposizione, Hamid Karzai, e anziani delle tribù. I grandi assenti ai colloqui sono i funzionari del governo legittimo. I colloqui, che sono iniziati martedì 5 febbraio a Mosca, arrivano 10 giorni dopo che i negoziati di pace tra gli Stati Uniti e i talebani in Qatarsi sono conclusi con segnali di progresso, verso un accordo quadro su un cessate il fuoco e il ritiro di migliaia di truppe straniere dal Paese asiatico.

Negli ultimi tempi, i talebani hanno messo in scena attacchi quotidiani, infliggendo pesanti perdite all’esercito afghano e alle forze di sicurezza, mentre il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, il 19 dicembre scorso, ha reso nota l’intenzione di voler dimezzare il numero dei soltati statunitensi posizionati sul territorio afghano, da circa 14.000 a 7.000. Tale annuncio è stato effettuato congiuntamente a quello del ritiro delle 2.000 truppe americane posizionate in Siria.

L’incontro di due giorni nella capitale russa tra i talebani e soprattutto le figure dell’opposizione afgana, è visto come un altro passo in un processo volto a risolvere la guerra 17 anni del Paese, seppure il governo di Kabul ha definito l’incontro come un tradimentodei principi della democrazia e del miglior interesse dell’Afghanistan. Secondo fonti che hanno familiarità con la questione, Mosca ha deciso di non invitare i funzionari del governo afghano per garantire la partecipazione dei talebani. Il gruppo insurrezionale si rifiuta di tenere colloqui con i rappresentanti del presidente, Ashraf Ghani, appellandolo come marionetta degli Stati Uniti. L’amministrazione Ghani era stata anche esclusa dai proficui round negoziali in Qatar con l’inviato statunitense per la pace in Afghanistan, Zalmay Khalilzad. Abdullah Abdullah, l’amministratore delegato del Paese, ha dichiarato lunedì 5 febbraio che il governo afghano dovrebbe essere al centro di ogni discorso di pace, aggiungendo che Kabul “preferirebbe che la riunione di Mosca avesse una forma diversa”. Abdullah ha poi aggiunto che i talebani sono il più grande ostacolo alla pace, ma che se l’incontro di Mosca creerà “un’apertura per veri colloqui di pace, sarebbe comunque un passo avanti”. Tra i partecipanti all’incontro è presente Haneef Atmar, un ex consigliere per la Sicurezza Nazionale che sta gareggiando contro Ghani alle elezioni presidenziali, fissate per luglio. Oltre ad Atmar, a Mosca sono seduti al tavolo delle negoziazioni anche l’ex governatore Atta Muhammad Noor e l’ex presidente afghano, Hamid Karzai, entrambi rivali del presidente in carica. Si prevede che i talebani organizzeranno un’altra tornata di colloqui di pace con gli Stati Uniti a Doha il 25 febbraio.

Da decenni, l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. In seguito al crollo del regime sovietico, i talebani si sono affermati come gruppo dominante e, alla fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali, hanno governato gran parte dell’Afghanistan dal 1996. Dopo essere stati abbattuti dagli americani, in seguito all’invasione del 2001 e all’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere un gruppo insurrezionale che compie numerose offensive per destabilizzare il Paese e riprendere il controllo del governo.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

di Redazione

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