Filippine: trovati 5 possibili responsabili dell’attentato alla cattedrale

Pubblicato il 5 febbraio 2019 alle 8:00 in Asia Filippine

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Un alto funzionario di Abu Sayyaf e cinque membri del gruppo militante, ritenuti responsabili dell’attacco nella cattedrale del 27 gennaio che ha ucciso 23 persone e ferendone oltre 110, sono stati individuati dalle autorità tra sabato 2 e domenica 3 febbraio.  La notizia è stata divulgata dal capo della polizia nazionale, Oscar Albayalde, lunedì 4 febbraio.

Il primo sospettato, Kammah Pae, la cui accusa è quella di aver aiutato la coppia indonesiana responsabile dell’attentato suicida, si è arreso alle autorità. Albayalde, in un breve briefing mediatico, ha affermato che, in sua opinione, Pae è stato costretto a consegnarsi alle truppe nazionali poiché non voleva morire durante l’offensiva militari.

Le truppe filippine hanno inoltre ucciso 3 sospetti militanti di Abu Sayyaf. Tuttavia, tra i ranghi della polizia vi sono state 5 vittime in uno scontro a fuoco sabato a Patikul, una cittadina nella provincia di Sulu, mentre le truppe inseguivano i sospetti terroristi.

Albayalde ha comunicato che Kammah Pao ha negato il suo coinvolgimento in entrambi gli attentati avvenuti alla cattedrale di Jolo, uno all’interno della struttura e uno nella piazza, sebbene i resoconti dei testimoni oculari abbiano riportato che il sospetto ha scortato la coppia indonesiana, suicidatasi nell’attacco. In più, secondo quanto riportato nella conferenza stampa, le forze di sicurezza hanno anche recuperato un ordigno esplosivo improvvisato (IED, Improvised Explosive Device) e materiale esplosivo nella sua abitazione.

Il capo della polizia ha dichiarato che i 5 sospettati dovranno affrontare accuse di omicidio multiple, oltre a tutti gli altri capi di imputazione per attacco armato. Albayalde ha aggiunto poi che l’inchiesta sull’attentato della chiesa di Jolo, nota roccaforte del gruppo Abu Sayyaf, è “tutt’altro che finita”. Secondo la polizia, ci sono ancora prove da esaminare.

Abu Sayyaf è un’organizzazione militante musulmana, nota per rapimenti e fazioni estremiste, che ha giurato fedeltà allo Stato islamico. Il gruppo paramilitare è radicato nell’ideologia separatista e basato per lo più nel sud dell’arcipelago delle Filippine, nella zona di Mindanao. Le attività principali del gruppo sono banditismo e pirateria. I proventi ricavati dalle attività illecite vengono utilizzati per acquistare armi moderne e barche veloci, che diventano difficili da intercettare per l’esercito dotato di mezzi più lenti. Le imbarcazioni indonesiane, malesi e vietnamite subiscono spesso attacchi dal gruppo e gli equipaggi vengono frequentemente tenuti in ostaggio. Il governo delle Filippine si sta impegnando molto nella lotta alla pirateria e ha chiesto più volte l’aiuto della comunità internazionale per incrementare i controlli in mare.

Il presidente delle Filippine, Rodrigo Duterte, martedì 29 gennaio aveva suggerito che le esplosioni gemellate potessero essere state un attacco suicida, mentre le prime indagini dei militari e poliziotti avevano riferito che le bombe all’interno e all’esterno della chiesa sembravano essere state fatte detonare a distanza. Pochi giorni dopo, tuttavia, il ministro degli Interni del governo Duterte, Eduardo Ano, ha dichiarato che l’attacco suicida è stato eseguito da una coppia indonesiana con l’aiuto di Abu Sayyaf. Questo sarebbe in linea con la rivendicazione dell’attacco da parte dello Stato islamico attraverso la sua agenzia di stampa Amaq, avvenuta la mattina di lunedì 4 febbraio.

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di Redazione

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