Erdogan: “Governo turco ha mantenuto contatti con il governo siriano”

Pubblicato il 5 febbraio 2019 alle 12:13 in Siria Turchia

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Il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, ha reso noto che il suo governo ha mantenuto contatti a basso livello con le autorità siriane, attraverso la propria agenzia di spionaggio, nonostante l’opposizione al presidente Bashar al-Assad. Tali commenti, rilasciati domenica 4 febbraio, costituiscono la prima volta in cui Erdogan conferma pubblicamente di aver mantenuto un colloquio con Damasco.

Nell’ambito del conflitto siriano, la Turchia ha sempre appoggiato l’opposizione, supportando i ribelli che, da anni, cercano di rovesciare il regime di Assad. In passato, Erdogan ha definito il leader siriano “un terrorista”, sostenendo più volte che dovesse essere rimosso dal potere. Tuttavia, grazie all’appoggio di Russia e Iran, spiega al-Arabiya English, nel corso del tempo le forze di Assad hanno ripreso il controllo della maggior parte dei territori della Siria.

Lo scorso dicembre, il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha reso noto che la Turchia, insieme ad altri Paesi, avrebbe preso in considerazione la possibilità di dialogare con Assad, nel caso in cui avesse vinto elezioni democratiche. Il presidente turco ha chiarito che, nonostante due Paesi non intrattengano rapporti ufficiali, i servizi di intelligence continuano a mantenere contatti per servire interessi comuni. “Anche se hai un nemico, non devi tagliare ogni relazione, potresti averne bisogno in futuro”, ha spiegato Erdogan.

Quando il presidente americano, Donald Trump, il 19 dicembre, ha annunciato il ritiro delle 2.000 truppe statunitensi dalla Siria, il leader turco ha proposto immediatamente l’istituzione delle zone di sicurezza lungo 32 km di confine con la Turchia. “Possiamo fornire sicurezza in quell’area, possiamo gestire la regione insieme alle forze della coalizione internazionale a guida americana”, ha specificato Erdogan.

Tale proposta, tuttavia, è stata respinta dai curdi siriani delle People’s Protection Units (YPG), parte delle Syrian Democratic Forces (SDF), i quali sono considerati terroristi al pari del Kurdistan Workers’ Party (PKK) da Ankara. Washington, al contrario, non effettua tale accostamento e sostiene che le YPG siano un alleato chiave nella lotta contro lo Stato Islamico. Tale posizione differente, ormai da tempo, costituisce la principale fonte di tensione tra Turchia e USA, in quanto la prima ha chiesto più volte ai secondi di interrompere il sostegno, per paura che una maggiore autonomia dei curdi siriani nel Nord della Siria potrebbe indurre i curdi che vivono in Turchia ad avanzare richieste analoghe.

Dal 2016, Ankara ha effettuato le operazioni “Scudo dell’Eufrate” e “Ramo d’Olivo” contro le forze curde in Siria. L’operazione “Scudo dell’Eufrate” è stata lanciata dalla Turchia il 24 agosto 2016, con l’obiettivo di mettere in sicurezza il confine turco-siriano dalla minaccia dell’ISIS e a frenare l’espansione dei curdi delle YPG e dei militanti dello Stato Islamico ad Est di Afrin. In seguito alla conclusione di tale operazione, il 30 marzo 2017, la Turchia ha istituito sistemi locali di governance nel territorio da essa controllato e protetto.

È previsto che, il 14 febbraio, Erdogan incontri il presidente russo, Vladimir Putin, e il presidente iraniano, Hassan Rouhani, a Sochi, per intrattenere colloqui sulla Siria.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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