Yemen: fazioni si incontrano su nave Onu per portare avanti trattative

Pubblicato il 4 febbraio 2019 alle 6:00 in Medio Oriente Yemen

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Rappresentanti di entrambe le fazioni nel conflitto in Yemen si sono incontrati su una nave dell’Onu nel mar Rosso, domenica 3 febbraio, nell’ambito degli sforzi compiuti dell’Onu per attuare il ritiro di truppe stanziate presso il porto di Hodeida, come concordato nei negoziati di dicembre.

L’incontro di domenica 3 febbraio è il terzo organizzato dal Comitato di coordinamento per il ridispiegamento (RCC, dall’inglese: Redeployment Coordination Committee), guidato dalle Nazioni Unite e formato nel mese di dicembre, appositamente composto tanto da rappresentanti delle forze ribelli Houthi quanto da quelle lealiste, con la mediazione di funzionari Onu. Le parti si sono incontrate su un’imbarcazione delle Nazioni Unite, dopo che sono falliti i tentativi volti a organizzare le trattative sul territorio detenuto dalle forze di coalizione, in quanto gli Houthi non intendevano attraversare la linea di demarcazione. I primi due incontri, invece, si erano svolti in territorio posto sotto il controllo degli Houthi. La nave ha dapprima fatto imbarcare una delegazione proveniente dal governo yemenita riconosciuto a livello internazionale, a largo del mar Rosso, e in seguito ha navigato verso il porto di Hodeida per raccogliere la delegazione dei ribelli Houthi facenti parte del RCC e capeggiata da Sadiq Dweid. Le due fazioni hanno discusso la proposta, avanzata da Patrick Cammaert, presidente del Comitato Onu, inerente al ritiro delle truppe dal porto di Hodeida. Cammaert ha successivamente reso noto che gli incontri mediati continueranno.

La tregua era stata generalmente rispettata a Hodeida, tuttavia sono aumentati, nel corso delle ultime settimane, gli scontri, e l’inviato delle Nazioni Unite in Yemen, Martin Griffiths, ha esortato le parti a ridurre le tensioni. Violenze sporadiche si sono verificate in altre zone del Paese non sottoposte al cessate-il-fuoco.

Nella medesima giornata di domenica, anche il papa è intervenuto sull’argomento, affermando di seguire con preoccupazione gli sviluppi della crisi umanitaria in Yemen ed esortando tutte le parti a rispettare gli accordi internazionali e assicurare l’arrivo a destinazione delle scorte alimentari destinate alla popolazione, la quale è in balia di una grave carestia e penuria di cibo.

Secondo quanto riferito dal segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, nell’ambito dei colloqui in Svezia, a Rimbo, nel mese di dicembre, gli Houthi avevano accettato di ritirarsi da tutti e 3 i porti di Hodeida. Tale porto costituisce il principale punto di entrata dei rifornimenti di beni e degli aiuti umanitari. Dal 2014, la città di Hodeida è sotto il controllo dei ribelli Houthi che, fino all’adozione del cessate il fuoco, iniziato il 18 dicembre, hanno impedito l’accesso allo stesso.

La guerra civile in Yemen, scoppiata il 22 marzo 2015, contrappone i ribelli sciiti Houthi da una parte, e le forze governative del presidente Hadi dall’altra. Quest’ultimo è sostenuto dalla coalizione a guida saudita, appoggiata, a sua volta, dagli USA, i quali inviano armi, carburante per gli aerei e riferiscono informazioni dell’intelligence. La coalizione araba a guida saudita, composta da Arabia Saudita, Bahrein, Egitto, Kuwait, Sudan ed Emirati Arabi Uniti, è entrata nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, in sostegno del presidente Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita ritiene invece che l’Iran fornisca armi e missili balistici ai ribelli sciiti, con i quali questi cercano di colpire il suo territorio nazionale. Teheran, tuttavia, ha sempre respinto le accuse, affermando che gli attacchi dei ribelli yemeniti sarebbero giunti in risposta ai “crimini di guerra” commessi dalla coalizione araba in Yemen e che gli Houthi avrebbero sviluppato da soli le capacità per produrre armi difensive, tra le quali i missili. Sia la coalizione araba, sia Teheran, mirano a stabilire il proprio controllo nel Paese e temono che la fazione avversa stabilisca la propria presenza nel territorio, determinando così l’influenza sciita o sunnita nella regione.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

 

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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