Venezuela: aiuti umanitari per spaccare il fronte pro-Maduro

Pubblicato il 4 febbraio 2019 alle 12:12 in America Latina Venezuela

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La prima spedizione di aiuti umanitari in Venezuela, che verrà consegnata all’inizio della settimana attraverso il confine con la Colombia, è considerata la prima grande prova per la strategia di Juan Guaidó. In meno di 15 giorni, il politico che ha sfidato Nicolás Maduro e si è dichiarato legittimo presidente del paese, ha ottenuto il sostegno di gran parte della comunità internazionale e ha fissato l’obiettivo di avviare un processo di transizione. Tuttavia, una condizione essenziale per il cambiamento è la collaborazione delle forze armate, che l’opposizione cerca di dividere con l’offerta di una legge di amnistia e costringendole a decidere se consentire l’accesso a quegli aiuti, medicine e cibo provenienti per lo più dagli Stati Uniti e dalla Colombia.

L’Assemblea nazionale, guidata da Guaidó, ha annunciato domenica  3 febbraio l’imminente arrivo degli aiuti umanitari con il sostegno dell’amministrazione di Donald Trump e dell’esecutivo di Iván Duque. Il materiale giunto oggi, lunedì 4 febbraio a Bogotà, sarà conservato in un centro di raccolta nella città di confine di Cúcuta, la principale via d’accesso per i venezuelani che emigrano in Colombia. Una volta a Cúcuta, prevedibilmente tra martedì e mercoledì, ci sarà il primo tentativo di aprire un canale umanitario. Il deputato dell’opposizione José Manuel Olivares ha annunciato che “in poche ore” coordinerà l’accoglienza di questo aiuto con la USAID, l’agenzia di cooperazione americana e con le autorità della Colombia.

Tuttavia, l’operazione in sé implica una sfida al presidente Maduro, como ha affermato domenica 3 febbraio Miguel Pizarro, un altro parlamentare vicino a Guaidó. “L’appello è rivolto ai dipendenti pubblici e per ai membri delle Forze armate nazionali: si pongano dalla parte dei venezuelani e consentano l’ingresso di aiuti umanitari per quelle centinaia di migliaia di venezuelani che ora soffrono a causa dell’emergenza umanitaria” – ha detto il parlamentare oppositore, ringraziando la comunità internazionale per i suoi sforzi.

L’obiettivo dell’opposizione in questo momento è di aumentare la pressione sui militari, perché sono loro che controllano i confini del paese ed è da loro che, in definitiva, dipenderà il fatto che l’aiuto giunga o meno in Venezuela. L’obiettivo è di forzare la coesione delle Forze Armate e del blocco pro-Maduro. I critici di Maduro sostengono che gran parte dei quadri militari non supportano il leader chavista, ma che il timore di rappresaglie ha impedito qualsiasi interruzione di massa. La leadership militare, finora, si è mostrata compatta a sostegno di Maduro.

I primi pacchi di aiuti arrivati dagli Stati Uniti contengono medicine, forniture chirurgiche e integratori alimentari. Prodotti prioritari per “affrontare una complessa emergenza sanitaria e destinati a coloro che sono a rischio di vita o di morte”. “Ci sono tra 250.000 e 300.000 venezuelani a rischio di morte” – aveva dichiarato sabato 2 febbraio Juan Guaidó, durante l’ultima massiccia mobilitazione dell’opposizione.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale 

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.