Rep. Centrafricana: governo firma accordo di pace con 14 gruppi di ribelli

Pubblicato il 4 febbraio 2019 alle 7:03 in Africa Repubblica Centrafricana

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Il governo della Repubblica Centrafricana ha concluso un accordo di pace con 14 gruppi armati, in quello che è stato il primo dialogo diretto tra le due parti, colto a terminare anni di conflitto. La notizia è stata annunciata nel corso del fine settimana passato dall’Unione Africana, che tuttavia non ha ancora rilasciato i dettagli del patto, che è stato firmato a Khartoum, nella capitale del Sudan.

“Sono determinato a lavorare con il presidente del governo della Repubblica Centrafricana per eliminare le preoccupazioni in merito ai nostri fratelli che in passato hanno preso le armi”, ha spiegato il direttore di gabinetto, Firmin Ngrebada. Come spiega il New York Times, l’accordo rappresenta una rara speranza per una nazione impoverita e isolata, che è caratterizzata da scontri religiosi, in corso dal 2013. Da allora, migliaia di persone sono state uccise, mentre altre centinaia di migliaia sono state costrette ad abbandonare le proprie case.

In quell’anno, l’ex presidente Francois Bozize è stato rovesciato con un colpo di stato organizzato da un gruppo di ribelli della fazione musulmana Seleka, scatenando l’offensiva della milizia cristiana anti-Balaka.  Da quel momento, nel Paese si è diffuso il collasso economico, un’intensa corruzione e una rottura dell’ordine politico. Per questo, dal 2013, l’ONU ha imposto un embargo sulle armi e vietato la vendita o il trasferimento di materiale bellico nella Repubblica Centrafricana.

Il provvedimento è stato rinnovato, il 31 gennaio 2018, per un altro anno. Tuttavia, a inizio 2018, un carico di armi leggere, destinato a equipaggiare le forze armate della Repubblica centrafricana, è arrivato a Bangui. A inviare gli armamenti è stata la Russia con l’autorizzazione speciale dell’Onu. Sempre grazie all’avallo delle Nazioni Unite e in deroga all’embargo, anche i 175 istruttori russi sopra menzionati sono arrivati nello Stato africano nel gennaio 2018 per lavorare in un campo militare nel sud-ovest del Paese.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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