Il governo Conte deve riconoscere Guaidò come presidente del Venezuela?

Pubblicato il 4 febbraio 2019 alle 15:39 in Il commento Venezuela

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Il Venezuela si contorce nella peggiore crisi dell’emisfero occidentale. Il governo di Giuseppe Conte ha assunto una posizione non in linea con l’Unione Europea e con gli Stati Uniti, ed è oggetto di critiche. Per valutare se siano fondate, dobbiamo prima ricostruire la situazione in Venezuela, dove esistono le condizioni necessarie per una terribile guerra civile, che elenchiamo di seguito per semplificare la complessità: 1) Sono nati due poteri: Nicolás Maduro e Juan Guaidò affermano entrambi di essere i legittimi presidenti del Venezuela; 2) l’esercito, fedele a Maduro, è pronto a sparare sui manifestanti; 3) Trump è pronto a inviare 5000 soldati in Colombia per invadere il Venezuela e deporre Maduro; 4) La Russia e la Cina sono pronte a intervenire in favore di Maduro, nel caso in cui l’esercito americano sfondasse le linee muovendo dal fronte colombiano; 5) i Paesi confinanti con il Venezuela, tra cui la Colombia, non hanno una linea moderata incline al compromesso. Dal momento che chiedono la rimozione immediata di Maduro, accrescono le sue paure di finire come Gheddafi o Saddam Hussein. Non conta stabilire se queste paure siano fondate. Conta soltanto che sono reali per Maduro. La paura della morte è infatti uno dei fattori più potenti del mutamento internazionale, come dimostra tutti i giorni il caso del Medio Oriente e come insegnano gli studi di Guglielmo Ferrero ripresi e sviluppati da Luciano Pellicani nei suoi libri sull’esplosione della violenza politica (Luciano Pellicani, L’Occidente e i suoi nemici, Rubbettino). Dal momento che le forze in Venezuela si bilanciano, la soluzione migliore per i venezuelani è quella di un compromesso che consenta a Maduro e Guaidò di governare insieme, legittimandosi a vicenda.

È agevole dimostrare perché. Se Maduro fosse enormemente più debole di Guaidò, la sua rimozione non comporterebbe rischi troppo elevati per i civili. Sappiamo però che l’esercito di Maduro ha già sparato sulla folla e che, per di più, gode del sostegno di Russia e Cina. Il problema è che la soluzione migliore per Trump non coincide con la soluzione migliore per i Venezuelani. Trump ha infatti due problemi, che spera di risolvere rovesciando Maduro, e questo aiuta a comprendere la sua mancanza di moderazione. Il primo problema è la penetrazione cinese in Venezuela. Dal 2007 al 2014, la Cina ha prestato 63 miliardi di dollari al Venezuela, il 53% di quanto ha prestato complessivamente a tutti i governi dell’America latina. Una volta caduto Maduro, Xi Jinping non sarebbe più sicuro di “rientrare” economicamente (e politicamente). Il secondo problema di Trump è che i Paesi che confinano con il Venezuela sono filo-americani, Colombia e Brasile in testa. La sostituzione di Maduro con Guaidò consentirebbe a Trump di creare un imponente blocco filo-americano in Sud America. Prima delle elezioni per la Casa Bianca, sarebbe un successo straordinario. Tanto più urgente visto che, in politica internazionale, Trump non ha raccolto, finora, nemmeno un successo. Ha accettato la sconfitta in Siria per mano di Putin; ha accettato la sconfitta in Afghanistan per mano dei talebani e ha creato ogni tipo di tensioni con i migliori alleati degli Stati Uniti in seno alla Nato. Non ha mosso un solo dito per risolvere la tragedia della guerra in Yemen e le tensioni in Ucraina dell’est sono aumentate. Quanto alla Corea del Nord, è diventata una potenza nucleare sotto il suo sguardo, mentre le prospettive di pace in Palestina sono svanite con il trasferimento dell’ambasciata americana a Gerusalemme. Quasi tutto ciò che Trump fa in politica estera viene condannato tanto dai senatori democratici quanto dai repubblicani. Persino Mitch McConnell, capogruppo repubblicano in Senato, ha iniziato a votare contro le decisioni di Trump in politica estera. Mitt Romney, tra i più importanti esponenti del partito repubblicano, ha condotto un “assalto” contro la politica estera di Trump sul Washington Post, l’1 gennaio 2019.

Questa è la situazione che si presenta agli occhi del governo italiano, a cui viene chiesto di riconoscere Guaidò come presidente del Venezuela. Il governo Conte rifiuta. Sbaglia o fa bene? La risposta è: dipende. Se il fine che si vuole ottenere è la pace in Venezuela, fa bene. Se, invece, il fine è la sottrazione del Venezuela alla Russia e alla Cina, per consegnarlo agli Stati Uniti, fa male.

Articolo apparso sul Messaggero, domenica 2 febbraio 2019. Per gentile concessione.

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di Alessandro Orsini

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