El Salvador: Bukele nuovo presidente

Pubblicato il 4 febbraio 2019 alle 9:55 in America Latina America centrale e Caraibi

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Nayib Bukele, pubblicista di 37 anni ed ex sindaco della capitale San Salvador, sarà il nuovo presidente di El Salvador, dopo aver conquistato il 53,7% dei voti alle presidenziali di domenica 3 febbraio, a scrutinio quasi ultimato. La vittoria schiacciante di Bukele si è consumata ai danni dell’Arena, storica formazione di destra, il cui candidato Carlos Calleja, ha conquistato il 31,6% dei voti, e soprattutto del partito al governo, il Fronte Farabundo Martí (FMLN)  il cui candidato, Hugo Martínez , ha raccolto appena il 13,7% dei supporti. La vittoria storica di un candidato terzo mette fine al monopolio che durante gli ultimi tre decenni hanno esercitato le due formazioni politiche emerse dalla guerra civile che ha devastato la nazione centroamericana negli anni ’80.

“Abbiamo fatto la storia e abbiamo superato la pagina del dopoguerra” – ha detto Bukele davanti ai suoi sostenitori al momento di proclamare la sua vittoria. “Abbiamo vinto al primo turno e abbiamo conquistato più voti di Arena e FMLN messi insieme” – ha aggiunto mentre esplodevano fuochi d’artificio nelle strade capitale. “Abbiamo vinto in tutti i 14 dipartimenti del paese”. A pochi metri di distanza, Calleja ha ammesso la sconfitta e ha riconosciuto la correttezza delle elezioni svoltesi domenica. A 37 anni Bukele sarà il presidente più giovane della storia recente di El Salvador.

Bukele, che ha dichiarato di ispirarsi al presidente messicano Andrés Manuel López Obrador, uno dei suoi riferimenti nella lotta contro la corruzione, come candidato alternativo al tradizionale modello di potere politico, ha travolto gli avversari con un discorso molto semplice focalizzato a sulla lotta alla corruzione e con una campagna molto attiva sui social network che ha permeato l’elettorato più giovane. Esattamente come in Messico, la vittoria schiacciante del candidato anti-sistema è stata favorita dal crollo del partito di governo, il FMLN, su cui, dopo dieci anni di governo, hanno pesato il dilagare della corruzione, la mancanza di risultati nella lotta contro la violenza (El Salvador è, con 82,84 omicidi ogni 100.000 abitanti, il paese più violento del mondo, sebbene le ultime statistiche risalgano al 2016) e la mancanza di risposta alle richieste tradizionali la sinistra. 

Bukele, ex membro del Fronte Farabundo Martí, con cui ha governato San Salvador dal 2015 al 2018, si è conquistato la nomea di gestore efficiente ripulendo il centro della capitale dalle gang e dalla violenza. Ha rotto con il FMLN per candidarsi alle elezioni, in cui ha criticato violentemente il governo uscente di Salvador Sánchez-Cerén, la destra e la stampa, guadagnandosi la fama di ribelle anti-sistema, pur provenendo da una famiglia di imprenditori di fama, di origini palestinesi.

Con l’uscita di scena di Sánchez-Cerén, i presidenti dei due paesi in crisi della regione, Venezuela e Nicaragua, perdono un alleato. Il leader salvadoregno era infatti uno dei principali sostenitori di Nicolás Maduro e Daniel Ortega. Quanto al presidente nicaraguense, Bukele lo ha definito “un dittatore come Somoza”. 

 

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Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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