Iran svela nuovo missile da crociera a lungo raggio durante celebrazioni

Pubblicato il 3 febbraio 2019 alle 6:00 in Iran Medio Oriente

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Durante le celebrazioni per il 40imo anniversario dalla Rivoluzione Islamica, l’Iran ha inaugurato Hoveizeh, un nuovo missile da crociera con una gittata di 1.300 km.

Nella giornata di sabato 2 febbraio, durante le celebrazioni per il quarantesimo anniversario dalla Rivoluzione Islamica, Teheran ha inaugurato un nuovo missile. “Questo missile da crociera impiega pochissimo tempo per essere operativo e può volare a bassa altitudine”, ha spiegato il Ministro della Difesa iraniano, Amir Hatami. Secondo quanto annunciato da Hatami, si tratta di un missile terra-terra chiamato Hoveizeh, e fa parte della famiglia dei missili da crociera Soumar, che il Paese ha aggiunto al suo arsenale a partire dal 2015. Gli esperti nei Paesi occidentali affermano spesso che Teheran esageri nel descrivere le capacità dei propri armamenti, nonostante, in questo caso, vi siano preoccupazioni circa il raggio d’azione del missile.

Amirali Hajizadeh, a capo della divisione aerospaziale del Corpo delle Guardie della Rivoluzione iraniane, durante l’evento ha affermato che il Paese è riuscito con successo a superare alcune difficoltà iniziali riscontrate nella produzione dei motori di jet a lungo raggio, e adesso è in grado di metterli a punto autonomamente. Il sito internet del Ministero della Difesa di Teheran ha pubblicato un video in cui si assiste al test del nuovo Hoveizeh. Nel video, Hatami afferma che il missile è riuscito a colpire con successo un obiettivo posto a una distanza di 1.200 km.

Nella giornata di venerdì 1 febbraio, l’Iran ha ufficialmente iniziato i festeggiamenti, della durata prevista di dieci giorni, per celebrare l’anniversario che segna i 40 anni dalla Rivoluzione Islamica che nel febbraio del 1979 provocò la destituzione di Shah Mohammad Reza Pahlavi, un sovrano laico alleato ai Paesi occidentali.

A gennaio, l’Iran aveva tentato di lanciare un satellite nello spazio, tuttavia l’operazione si era rivelata fallimentare. Già il 2 dicembre, il portavoce dell’esercito dell’Iran, il generale Abolfazl Shekarchi, aveva dichiarato che il suo Paese avrebbe continuato a effettuare test missilistici per migliorare la sua difesa e le sue capacità di deterrenza. La dichiarazione di Shekarchi era giunta poco dopo che gli Stati Uniti avevano accusato Teheran di aver effettuato un nuovo test missilistico. Il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, sabato 1 dicembre aveva condannato il lancio, da parte dell’Iran, di un missile balistico a medio raggio capace di trasportare più di una testata nucleare, dichiarando che tale evento violava la Risoluzione 2231 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Nonostante non ci siano restrizioni sul raggio dei missili iraniani, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva  insistito che il programma missilistico dell’Iran venisse limitato, ponendolo come prerequisito perché Washington rimanesse nel Joint Comprehensive Plan Of Action (JCPOA). Tale accordo era stato concluso tra l’Iran e le potenze occidentali il 14 luglio 2015. Il patto, firmato da Teheran, dalla Germania e dai 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, ossia Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina, prevedeva la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro Teheran dall’Unione Europea, dalle Nazioni Unite e dagli Stati Uniti. Secondo quanto affermato dal presidente Trump, tuttavia, si trattava del peggior accordo mai stipulato da Washington, pertanto si era ritirato dal patto l’8 maggio, imponendo nuovamente una serie di sanzioni sull’Iran. In risposta, il governo di Teheran aveva escluso ogni ipotesi di negoziati con Washington in merito alle proprie capacità nucleari, in particolare il suo programma missilistico, che è portato avanti dalle Guardie della Rivoluzione, corpo para-militare nazionale. Washington e i suoi alleati hanno chiesto all’Iran di limitare la sua produzione di missili balistici, che sono in grado di raggiungere alcune aree dell’Europa e potrebbero raggiungere anche gli Stati Uniti.

Da parte sua, Teheran ha sempre insistito che il suo programma missilistico ha puramente uno scopo difensivo, sottolineando che la sua esistenza è cruciale per il Paese e dunque non è negoziabile. Inoltre, l’Iran ha comunicato che non intende sviluppare armi nucleari e, pertanto, il suo sviluppo missilistico non viola l’accordo. Nonostante ciò, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha presentato alcune prove secondo le quali l’Iran avrebbe programmi di ricerca specifici per la produzione di armi nucleari.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

 

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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