Russia sospende a sua volta accordo nucleare con USA

Pubblicato il 2 febbraio 2019 alle 13:11 in Russia USA e Canada

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Il presidente russo, Vladimir Putin, ha a sua volta sospeso, sabato 2 febbraio, l’accordo sul nucleare con gli USA, l’Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty (INF), dopo l’analoga mossa da parte di Washington dichiarata il giorno precedente.

“I partner americani hanno dichiarato che sospenderanno la partecipazione all’accordo; anche noi la sospendiamo”, ha annunciato il presidente Putin in occasione di un incontro con i ministri degli Esteri e della Difesa trasmesso in una diretta televisiva nazionale. A fronte di ciò, Putin ha altresì reso noto che Mosca inizierà presto a lavorare sulla creazione e messa a punto di nuovi missili, anche ipersonici, e ha intimato ai ministri di non iniziare un dialogo sul disarmo con Washington, accusando gli Stati Uniti di essere troppo lenti nel rispondere a tali mosse: “Noi abbiamo ripetutamente e costantemente, per molti anni, espresso la volontà di avviare trattative di supporto al tema del disarmo, in particolare, su tutti gli aspetti della questione”, ha sottolineato il capo di Stato russo, aggiungendo: “Constatiamo che, negli ultimi anni, i partner non hanno sostenuto le nostre iniziative”. Putin ha infine tranquillizzato la platea affermando che la Russia non aumenterà il suo budget militare per le nuove armi e non le dispiegherà sul suolo europeo né in altre regioni a meno che anche Washington non faccia altrettanto. Durante l’incontro, anche il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha preso la parola, accusando gli Stati Uniti di essere loro a violare l’INF, come anche altri accordi sugli armamenti, in particolare il trattato di non proliferazione delle armi.

La dissoluzione dell’accordo tra Mosca e Washington segna una nuova impennata nelle tensioni preesistenti tra i due Paesi, e, in generale nelle tensioni tra la Russia e i Paesi occidentali, iniziate a partire dall’annessione illegittima della Crimea ucraina, nel 2014, acuitesi per via delle presunte intromissioni nella campagna presidenziale americana del 2016, e sfociate poi, nell’estate 2018, nell’accusa di tentato avvelenamento da agente chimico di un agente segreto britannico all’interno del caso Skripal’.

La mossa russa di sabato 2 febbraio fa seguito all’analoga decisione intrapresa da Washington il giorno precedente. Nella giornata di venerdì 1 febbraio, gli Stati Uniti avevano, per primi, sospeso il trattato nucleare con la Russia, dichiarando di volersi ritirare entro 6 mesi a meno che Mosca non ponga fine a quelle che, secondo gli USA, sono aperte contravvenzioni al patto sulla non proliferazione degli armamenti missilistici firmato l’8 dicembre 1987. Ad annunciarlo era stato il segretario di Stato americano, Mike Pompeo.

La mossa americana, da tempo attesa come annunciato da mesi dal presidente Donald Trump, è entrata in vigore ufficialmente sabato 2 febbraio. Da tale data, gli USA avranno 180 giorni di tempo per fuoriuscire definitivamente dall’accordo, a meno che la Russia non decida di allinearvisi. Trump, insieme ad altri ufficiali dell’amministrazione, sostiene che Mosca violi l’INF dal 2014. Pompeo ha sottolineato che Washington ha rispettato il patto fin dalla sua stipula, avvenuta nel 1987, e, adesso, non vi rimarrà vincolata se la Russia non lo rispetta.

Nonostante le due potenze siano gli unici due Paesi a far parte del patto, l’accordo ha conseguenze anche sulla sicurezza europea. Come spiega la CNN, missili da crociera nucleari coperti dall’accordo bilaterale possono volare tra le 310 e le 3.100 miglia, costituendo una minaccia per l’Europa, dove i funzionari europei si sono schierati a sostegno all’unanimità della decisione degli Stati Uniti, pur ammettendo di non essere ottimisti sulla possibilità di salvare l’accordo.

In una dichiarazione, la NATO ha riferito che gli alleati dell’America “appoggiano pienamente” la decisione degli Stati Uniti a causa della minaccia della Russia alla sicurezza euro-atlantica, e del suo rifiuto di fornire qualsiasi risposta credibile o di compiere passi verso una piena e verificabile conformità. La NATO ha altresì esortato Mosca a utilizzare i prossimi 6 mesi per “tornare alla piena e verificabile conformità per preservare il trattato INF”.

Da parte sua, la Russia ha sempre negato di violare il trattato e, nei giorni scorsi, il vice ministro degli Esteri, Sergey Ryabkov, aveva reso noto che i colloqui con gli USA non avevano visto alcun progresso. “La posizione americana rimane molto rigida e sembra essere un ultimatum”, ha commentato Rayabkov, aggiungendo che è impossibile intrattenere un dialogo in queste condizioni di “ricatto”.

L’INF, che limita anche i missili terrestri, sottomarini e bombardieri a capacità nucleare, scadrà nel febbraio 2021 e potrà essere prorogato di 5 anni se entrambe le parti concorderanno.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

 

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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