Libano: formato il nuovo governo

Pubblicato il 1 febbraio 2019 alle 12:15 in Libano Medio Oriente

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Dopo 9 mesi di stallo politico, il Libano ha formato un nuovo governo. La notizia è stata annunciata dal premier Saad Hariri, il quale ha spiegato che sono state necessarie “mosse audaci” per superare i problemi che stava affrontando la nazione. Hariri ha altresì rilasciato un comunicato in cui si è scusato con i cittadini per l’attesa e per le difficoltà economiche che sono derivate dallo stallo.

Il nuovo governo, che gode dell’appoggio dei Paesi occidentali, include la maggior parte dei partiti politici libici, in linea con i principi contenuti nella Costituzione libanese, che si basa su un sistema di condivisione confessionale del potere. Ne consegue che i ruoli istituzionali sono assegnati a personalità appartenenti alle diverse religioni, in modo che ogni comunità religiosa abbia una propria quota di seggi riservata in Parlamento. Le maggiori cariche dello Stato, inoltre, vengono ripartite tra le tre confessioni più numerose, facendo sì che il presidente della Repubblica sia un cristiano maronita, il primo ministro un musulmano sunnita, e il presidente del Parlamento un musulmano sciita.

Come spiega il New York Times, adesso, il premier libanese dovrà mantenere le promesse effettuate in merito al controllo della spesa pubblica per meglio gestire le finanze carenti del Libano, al fine di sbloccare miliardi di dollari di aiuti e prestiti per le infrastrutture e gli investimenti.

Le elezioni si erano tenute il 6 maggio 2018 per la prima volta dopo 9 anni. Erano 583 i candidati che sono entrati in competizione per guadagnarsi uno dei 128 seggi del Parlamento. Nel 2009, il Libano aveva dovuto affrontare diverse crisi interne aggravate da una serie di attacchi e dai flussi di rifugiati proveniente dalla vicina Siria, dove la guerra civile imperversa da 7 anni. Tra il 2014 e il 2016, il governo e l’opposizione non sono riusciti a trovare un accordo per l’elezione di un nuovo presidente, decidendo per 3 volte di ritardare le elezioni.

Avendo un’economia stagnante ed essendo altamente indebitato, il Paese mediorientale necessita di nuove riforme il prima possibile, come specificato da Hariri, al fine di sbloccare gli aiuti stranieri e mettere le finanze pubbliche in condizioni migliori. “La situazione economica è difficile, ma non impossibile”, ha chiarito il premier, esortando le fazioni politiche multi-confessionali a cooperare per riavviare il processo politico. Il ministro delle Finanze, Ali Hassan Khalil si è detto preoccupato per l’economia libanese che, essendo già in crisi, potrebbe scivolare verso un disastro finanziario. Il debito pubblico del Libano è uno dei più alti al mondo in relazione alla dimensione della sua economia e, da anni, soffre di un tasso di crescita molto basso, causato in larga parte dai disordini regionali.

Il Ministero degli Esteri è stato affidato a Gebran Bassil, alleato politico di Hezbollah e genero del presidente libanese, Michel Aoun. Il portafoglio della Difesa, invece, è stato affidato ad un alleato di Aoun, quale Elias Bou Saab, mentre Rayya Hassan è stato nominato ministro dell’Interno. Hezbollah, che alle elezioni del 6 maggio aveva ottenuto una forte maggioranza in Parlamento, ha ottenuto due ulteriori seggi, arrivando a possederne oltre 70 su 128. Hariri ha perso più di 1/3 dei suoi legislatori, ma ha mantenuto il proprio status di leader sunnita, continuando altresì ad essere il premier.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Sofia Cecinini

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.