Immigrazione: i fatti più importanti di gennaio 2019

Pubblicato il 1 febbraio 2019 alle 6:01 in Approfondimenti Immigrazione

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Nel mese di gennaio 2019, secondo le stime dell’Organizzazione Internazionale per la Migrazione (IOM), sono sbarcati in Europa oltre 6.000 migranti, la maggior parte dei quali in Spagna, seguita da Grecia, Italia, Cipro e Malta. Si tratta di un lieve aumento rispetto al gennaio 2018, quando giunsero via mare in territorio europeo poco più di 5.500 stranieri. Per quanto riguarda il numero dei morti in mare, al 27 gennaio, ammontavano a 207, cifra poco inferiore ai 242 decessi registrati nello stesso periodo dell’anno precedente.

Il mese di gennaio si è aperto con due richiami, da parte della Gran Bretagna, di due navi di pattuglia dall’estero, affinché aiutassero a gestire l’aumento del numero di migranti che cerca di raggiungere il Paese dalla Francia. Negli ultimi mesi, si è verificata una crescita dei tentativi di attraversamento del Canale della Manica, dalle coste francesi verso l’Inghilterra. Il Ministero degli Interni inglese ha dichiarato che, a dicembre, circa 230 migranti hanno cercato l’attraversamento di una delle aree più ricche di rotte commerciali del mondo. Almeno alla metà di questi è stato vietato di lasciare la Francia. Negli ultimi 3 mesi, inoltre, si è verificato circa l’80% di tutti i tentativi di attraversamento del 2018, cifra superiore rispetto al 2017.

Il 4 gennaio, i sindaci di Firenze, Palermo e Napoli si sono rifiutati di attuare il decreto sicurezza del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, definendolo anticostituzionale. Inoltre, il primo cittadino napoletano si è offerto di accogliere i migranti bloccati in mare che l’Italia non ha voluto accettare. Il Decreto sicurezza e immigrazione era stato approvato in via definitiva il 28 novembre. Tale legge contiene disposizioni in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica e urbana, nonché misure per la funzionalità del Ministero dell’Interno e il contrasto alla mafia. Il decreto sicurezza e immigrazione  permetterà alle autorità italiane di annullare la richiesta degli immigrati che compiono reati mentre attendono l’approvazione della richiesta di asilo, rimandandoli nel loro Paese di origine. In merito all’immigrazione e alla protezione internazionale, nello specifico, il provvedimento vuole intervenire sui maggiori punti critici dell’attuale sistema, come la sproporzione tra il numero di riconoscimenti delle forme di protezione internazionale disciplinate espressamente a livello europeo, quali lo status di rifugiato e la protezione sussidiaria, e il numero di permessi di soggiorno che vengono rilasciati per ragioni umanitarie. In seguito alla notizia relativa alla decisione dei primi cittadini, il 3 gennaio Salvini ne ha richiesto le dimissioni. Inoltre, il capo del Viminale ha commentato la vicenda pubblicando un post su Facebook, in cui ha dichiarato che coloro che aiutano i migranti irregolari “odiano gli italiani e ne risponderanno alla legge e alla storia”. I sindaci di altre città italiane, quali Venezia, Genova e Verona, hanno poi firmato una lettera in sostegno del ministro dell’Interno in cui hanno dichiarato che il decreto sicurezza contiene “regole giuste e comprensibili”.

Il 16 gennaio, da Frontex, l’agenzia europea della guardia di frontiera e costiera ha reso noto che, nel 2018, il numero di entrate irregolari in Europa è diminuito di ¼ rispetto al 2017, registrando una cifra pari a 150.000, la più bassa degli ultimi 5 anni. Secondo l’agenzia, tale diminuzione è stata dovuta al crollo nel numero di traversate lungo la rotta del Mediterraneo centrale, che collega la Libia all’Italia, dove le partenze sono state minori dell’87% rispetto all’anno passato. Le partenze dall’Algeria sono dimezzate, mentre quelle dalla Tunisia sono rimaste più o meno le stesse. Le de principali nazionalità di migranti che hanno attraversato tale tratta sono tunisina ed eritrea che, insieme, costituiscono circa 1/3 del totale.

Il 19 gennaio è stato reso noto che circa 170 migranti africani erano dispersi nel Mediterraneo in seguito a due incidenti separati di gommoni che erano salpati dalla Libia e dal Marocco. Una delle due imbarcazioni era già stata avvistata il 18 gennaio da un velivolo militare italiano mentre affondava in acque agitate. I 3 superstiti di tale incidente sono stati portati nella struttura ospedaliera di Lampedusa, dove hanno in seguito raccontato di aver lasciato Gasr Garabulli, in Libia, nella notte del 17 gennaio, insieme a un gruppo di 120 migranti, principalmente provenienti dall’Africa occidentale. In un altro incidente, 53 migranti che avevano lasciato il Marocco a bordo di un gommone sono scomparsi in seguito a quella che, a detta di un superstite, è stata una collisione nel Mare di Alborán, nel Mediterraneo occidentale. A renderlo noto è stata l’organizzazione non governativa spagnola Caminando Fronteras.

Il 22 gennaio, la Francia ha convocato l’ambasciatrice italiana a Parigi per chiedere spiegazioni in merito alle dichiarazioni rilasciate dal vicepremier, Luigi Di Maio, sulla presenza francese in Africa. In particolare, Di Maio ha affermato che, a suo avviso, Parigi sta continuando a colonizzare il continente africano, spingendo le persone ad emigrare. Tali commenti sono stati definiti dalle autorità francesi “inaccettabili e infondati”, comportando la convocazione dell’ambasciatrice Teresa Castaldo. Secondo Di Maio, inoltre, l’Unione Europea dovrebbe sanzionare la Francia e tutti i Paesi come lei che stanno impoverendo l’Africa e obbligato i cittadini a lasciare le proprie terre. “Gli africani dovrebbero stare in Africa, non sul fondo del Mediterraneo”, ha specificato il vicepremier. Il commissario agli Affari economici dell’UE, Pierre Moscovici, ha commentato la questione riferendo che le dichiarazioni di Di Maio somigliano a provocazioni, “perché il contenuto è vuoto o irresponsabile”, motivo per cui è preferibile evitare di cedere. “La qualità delle relazioni tra Francia e Italia è importante. Mi auguro che si possa presto superare questa fase conflittuale che trovo negativa e priva di senso, le provocazioni, di solito, qualificano chi le fa”, ha concluso Moscovici.

Il 23 gennaio, sono emerse nuove polemiche in merito all’operazione Sophia da parte delle autorità italiane, le quali hanno lanciato un ultimatum all’Europa, affermando che, se non cambieranno le regole, la missione terminerà. “L’operazione Sophia ha come ragione di vita che tutti i migranti soccorsi vengano fatti sbarcare solo in Italia, accordo geniale sottoscritto dal governo Renzi, non so in cambio di cosa”, ha spiegato il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, aggiungendo che l’Alto Rappresentante dell’Unione Europea, Federica Mogherini, “si è dimenticata di essere italiana”. Per tutta riposta, il commissario UE all’immigrazione, Dmitris Avramopoulos, ha riferito che se l’Italia, che ha il comando dell’operazione Sophia, è intenzionata a concluderla, è libera di prendere tale decisione, anche se, a suo avviso, si tratta di una missione di successo che dovrebbe continuare. Nella questione è intervenuto anche il ministro degli esteri, Enzo Moavero Milanesi, il quale ha spiegato che l’Italia non ha mai chiesto la chiusura di Sophia, ma che siano cambiate le sue regole per impedire che i migranti sbarchino soltanto in territorio italiano.

Il giorno seguente, la Germania ha sospeso la propria partecipazione all’Operazione Sophia, in segno di protesta al rifiuto italiano di accogliere le imbarcazioni della missione, impedendo lo sbarco dei migranti nei propri porti. Un ufficiale militare tedesco ha annunciato la decisione, riferendo che le navi di Berlino non prenderanno più parte alle operazioni di ricerca e salvataggio effettuate da Sophia. Ciò comporta che la fregata Augsburg, attualmente attraccata sulla costa libica, non verrà rimpiazzata nei prossimi mesi, stando a quanto dichiarato dall’ispettore generale Eberhard Zorn ai comitati della Difesa e degli Affari Esteri in seno al Parlamento. I 10 soldati tedeschi che stanno lavorando nei quartier generali dell’operazione, tuttavia, vi rimarranno almeno fino alla fine di marzo.

Il 29 gennaio, il premier di Tripoli, Fayez Serraj, ha reso noto che in Libia, attualmente, sono presenti circa 800.000 migranti irregolari e che soltanto in 20.000 si trovano all’interno di centri di detenzione gestiti dal governo. Tale dichiarazione è stata rilasciata nel corso di una conferenza stampa, lunedì 28 gennaio, con il presidente dell’Austria, Alexander Van der Bellen, a Vienna. Nell’occasione, Serraj ha sottolineato che l’immigrazione irregolare è una questione che sta continuando ad affliggere la Libia e l’Europa, aggiungendo che una soluzione dovrebbe andare a risolvere le cause che spingono le persone a migrare, facendo sì che rimangano nei propri Paesi di origine.

Il 30 gennaio, la UN Refugee Agency (UNHCR) ha pubblicato il rapporto Desperate Journeys, in cui spiega che, nel 2018, ogni giorno è morta una media di 6 migranti nel Mediterraneo, nel tentativo di raggiungere l’Europa. Nel corso dell’anno passato, l’IOM ha stimato che sono morti 2.275 migranti nel Mediterraneo, nonostante la diminuzione degli sbarchi sulle coste europee rispetto al 2017, pari a 139.300 stranieri, la cifra più bassa degli ultimi cinque anni. L’Alto Commissario dell’Onu per i Rifugiati, Filippo Grandi, ha riferito che “salvare vite non né una scelta né una questione politica, ma un obbligo”. A suo avviso, per porre fine alle tragedie nel Mediterraneo, occorre adottare un approccio di lungo termine basato sulla cooperazione regionale, che metta al primo posto la vita e la dignità umana.

Infine, la nave Sea Watch 3 è attraccata a Catania, dove è stato effettuato lo sbarco dei 47 migranti a bordo. Dopo 13 giorni in mare, di cui la maggior parte ancorata al largo di Siracusa, l’imbarcazione è stata autorizzata ad approdare nel porto della città siciliana, da dove i migranti verranno poi smistati tra Lussemburgo, Germania, Francia, Portogallo, Romania, Malta e Italia. Per i 15 minorenni a bordo sono stati emessi provvedimenti di nomina di tutore, al fine di tutelarli come stabilito dalla disciplina interna e dalla normativa internazionale. La Sea Watch 3 era entrata nelle acque territoriali italiane il 25 gennaio a causa del maltempo, venendo scortata dalla Guardia di Finanza e dalla Guardia Costiera per garantire la sicurezza dell’equipaggio. Il 28 gennaio, la Capitaneria di porto di Siracusa ha emesso un’ordinanza che ha vietato la navigazione a mezzo miglio dall’imbarcazione. Nel frattempo, la Sea Watch 3 ha rischiato l’emergenza sanitaria, in quanto i bagni chimici a bordo, usati da 69 persone, stanno raggiungendo la saturazione.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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