Sudan: esercito promette di non far collassare lo Stato

Pubblicato il 31 gennaio 2019 alle 14:53 in Africa Sudan

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L’esercito del Sudan ha assicurato che non permetterà allo Stato di collassare sotto le proteste nazionale. Tale dichiarazione è stata rilasciata dopo che il Ministero della Difesa ha messo in guardia le autorità sudanesi su un possibile complotto per far collassare la sicurezza del Paese.

Il capo dell’esercito, Kamal Abdelmarouf, ha riferito che le forze armate sono pronte a fronteggiare chiunque tenti di destabilizzare la sicurezza del popolo sudanese. “Non permetteremo allo Stato di cadere nel caos”, ha specificato Abdelamrouf. Il giorno precedente, il suo vice, Essameddine Mubarak, aveva lanciato un avvertimento simile, riferendo che l’esercito è pronto a difendere il Paese di fronte a qualsiasi minaccia interna.

Le proteste in Sudan, iniziate fine dicembre, mirano a ridurre i prezzi del cibo e del carburante, che sono aumentati a dismisura. Il Paese africano sta vivendo un’acuta crisi dei cambi e di inflazione crescente, nonostante la sospensione delle sanzioni economiche effettuata dagli Stati Uniti nell’ottobre 2017.

Ad oggi, l’inflazione si aggira intorno al 70% e il pound sudanese ha perso molto valore, comportando carenza di pane e di carburante nella maggior parte delle città. “Ammetto che abbiamo problemi economici, ma non possono essere risolti con la distruzione, i saccheggi e i furti”, ha affermato il presidente Omar al-Bashir riferendosi ai numerosi edifici ed uffici governativi che sono stati danneggiati e dati alle fiamme dai manifestanti.

Durante la visita di al-Bashir al Cairo, il 30 gennaio, dove ha incontrato il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, il leader del Sudan ha affermato che i disordini nel Paese “sono un tentativo di copiare le Primavere arabe”. Da parte sua, al-Sisi ha confermato di voler mantenere relazioni strette con Karthoum.

Bashir governa il Sudan dal 30 giugno 1989 e, da allora, porta avanti pratiche brutali contro i propri cittadini, secondo quanto denunciato da diversi gruppi umanitari. Dopo aver concentrato tutto il potere nella capitale Karthoum, le aree circostanti sono state marginalizzate ed è stata attuata una violenta repressione contro i residenti non musulmani, soprattutto nella regione del Darfur e nel Sud del Paese. Il conflitto nel Darfur è scoppiato precisamente il 26 febbraio 2003, quando diversi gruppi di ribelli etnici africani hanno preso le armi contro il governo arabo locale, accusandolo di apartheid. Khartoum insiste sul fatto che il conflitto nel Darfur si sia concluso, mentre la missione ibrida delle Nazioni Unite e dell’Unione Africana in Darfur (UNAMID), attivata all’inizio del conflitto, non è ancora stata sospesa.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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