Siria: Turchia pronta a lanciare offensiva contro i curdi “in qualsiasi momento”

Pubblicato il 31 gennaio 2019 alle 7:24 in Siria Turchia

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La Turchia ha reso noto che la preparazione per lanciare un’offensiva in Siria è stata completata. Adesso, Ankara è in attesa del completo ritiro americano prima di inviare i propri carri armati nel Nord del Paese mediorientale.

Lo ha annunciato il ministro della Dufesa, Hulusi Akar, il quale ha riferito che l’esercito è pronto in qualsiasi momento per attaccare i combattenti curdi ad Est dell’Eufrate e in altre zone della Siria. “Quando arriverà il momento, le azioni necessarie verranno attuate sia a Mabij sia ad Est dell’Eufrate”, ha sottolineato Akar.

Dalla metà di dicembre, la Turchia minaccia di avviare un’operazione in Siria con l’intenzione di eliminare i terroristi separatisti curdi, individuati da Ankara nelle People’s Protection Units (YPG), parte delle Syrian Democratic Forces (SDF), poiché equiparati al Kurdistan Workers’ Party (PKK). Gli USA, al contrario della Turchia, considerano le YPG e le SDF alleati chiave nella lotta contro l’ISIS.

Ad oggi, le YPG controllano la regione di Tal Rifaat, posizionata a 20 km ad Ovest di Afrin, che è stata ripresa dalla Turchia e dall’Esercito Siriani Libero (FSA) con l’operazione “Ramo d’Olivo”. Tale campagna militare è stata finalizzata a sottrarre il controllo del distretto alle forze curde, per imporvi quello turco. L’obiettivo di Ankara, in particolare, era quello di liberare l’area dal terrorismo e di creare una zona cuscinetto dell’estensione di 30 chilometri al confine tra Siria e Turchia. L’esercito turco ha raggiunto il suo fine il 18 marzo, quando ha preso il controllo della città, sottraendola alle forze curde.

Come spiega The New Arab, una volta che le truppe americane si saranno ritirate definitivamente, i curdi saranno in balia dell’esercito turco. L’appoggio ai combattenti curdi-siriani, da anni, costituisce un elemento di tensione tra Washington e Ankara, la quale ha più volte chiesto all’alleato NATO di interrompere qualsiasi sostegno. Quando il presidente Donald Trump, il 19 dicembre, ha annunciato il ritiro delle 2.000 truppe statunitensi dalla Siria, il presidente Recep Tayyip Erdogan ha proposto immediatamente l’istituzione delle zone di sicurezza lungo 32 km di confine con la Turchia.

I combattenti curdi siriani hanno respinto tale proposta. Il leader politico Aldar Khalil ha riferito che le YPG accetterebbero il dispiegamento delle forze dell’Onu lungo la linea di separazione tra i combattenti curdi e le truppe turche per evitare qualsiasi minaccia o scontro. A suo avviso, qualsiasi altra scelta sarebbe inaccettabile, poiché infrangerebbe la sovranità della Siria e della regione autonoma dei curdi.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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