Germania, Francia e Gran Bretagna stabiliscono meccanismo per facilitare commercio con l’Iran

Pubblicato il 31 gennaio 2019 alle 10:45 in Europa Iran

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Germania, Francia e Gran Bretagna hanno ufficialmente stabilito un meccanismo europeo per facilitare il commercio con l’Iran, non basato sui dollari, aggirando le sanzioni statunitensi.

Come spiega il quotidiano tedesco Deutsche Welle, si tratta del canale INSTEX, Strumenti di Supporto per gli Scambi Commerciali, che permetterà scambi con Teheran nonostante le limitazioni americane. INSTEX avrà sede a Parigi e sarà gestito da esperti banchieri tedeschi, mentre la Gran Bretagna guiderà un comitato supervisore. L’obiettivo iniziale dei Paesi europei è quello di utilizzare il canale solo per vendere cibo e dispositivi medici all’Iran, anche se hanno già previsto un’espansione futura.

La notizia è stata resa nota da due diplomatici europei in condizioni di anonimato, i quali hanno altresì svelato che l’Unione Europea, da mesi, sta preparando tale sistema per evitare trasferimenti di denaro all’Iran. È previsto che il meccanismo divenga operativo nei prossimi mesi, non appena saranno risolti numerosi dettagli tecnici.

Come riporta Reuters, l’idea alla base del progetto mira a preservare i benefici economici che derivano dai tagli effettuati da Teheran in relazione al proprio programma nucleare. Nonostante il presidente americano, Donald Trump, lo scorso 8 maggio, abbia abbandonato l’accordo sul nucleare, imponendo nuovamente sanzioni contro l’Iran, l’UE continua a voler mantenere relazioni economiche. L’INSTEX non verrà utilizzato per le transazioni petrolifere e, come spiegato da uno dei diplomatici europei, non cambierà la situazione in maniera significativa. “Costituirà un messaggio politico importante rivolto all’Iran, per dimostrare che l’UE è determinata a salvare il patto sul nucleare, nonostante le sanzioni extra-territoriali”, ha specificato la fonte.

Le relazioni tra Bruxelles e Teheran, tuttavia, hanno subito un peggioramento negli ultimi tempi, dal momento che, nel corso di gennaio, l’UE ha imposto le prime sanzioni contro l’Iran dal 2015, in reazione ai test missilistici e a complotti effettuati sul suolo europeo da parte delle autorità iraniane. Si è trattato di un gesto simbolico, con cui l’Unione Europea ha inserito due individui iraniani, parte dell’intelligence, sulla lista nera dei terroristi. Nel frattempo, gli Stati membri stanno finalizzando un comunicato congiunto da presentare all’Iran, nel quale esporranno le proprie preoccupazioni in relazione alle politiche regionali e al programma missilistico di Teheran, sottolineando, al contempo, la volontà di rimanere legati all’accordo sul nucleare.

Il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) era stato firmato il 14 luglio 2015 da Iran, Germania e dai 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, ossia Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina. Il patto prevedeva la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro Teheran dall’Unione Europea, dalle Nazioni Unite e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale. Secondo quanto affermato dal presidente Trump, si è trattato del peggior patto mai stipulato dagli Stati Uniti.

Il 5 novembre, il Dipartimento del Tesoro ha annunciato che gli Stati Uniti hanno imposto il pacchetto di sanzioni più grande di sempre contro l’Iran, che colpirà oltre 700 individui, entità, aerei e navi di Teheran. L’obiettivo delle misure restrittive, ha spiegato il comunicato del Tesoro, è quello di impedire che Teheran continui a finanziare le proprie attività maligne ed esercitare una forte pressione finanziaria sul regime iraniano, affinché questo negozi un nuovo accordo che neghi qualsiasi sviluppo o acquisto nucleare o missilistico.

Successivamente, il 20 novembre, gli Stati Uniti hanno imposto nuove sanzioni contro 6 individui e 3 società appartenenti a una rete russo-iraniana che fornisce milioni di barili di petrolio alla Siria come parte di un tentativo di rafforzare il regime di Damasco. In cambio, il presidente siriano, Bashar al-Assad, finanzia le forze Quds del Corpo iraniano delle guardie della rivoluzione islamica che drenano poi a loro volta le risorse verso Hamas ed Hezbollah.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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