Il premier palestinese, Rami Hamdallah, si è dimesso

Pubblicato il 30 gennaio 2019 alle 10:28 in Medio Oriente Palestina

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Il primo ministro palestinese, Rami Hamdallah, ha presentato le dimissioni, martedì 29 gennaio, ad un giorno di distanza dall’annuncio del presidente dell’Autorità Palestinese (PA), Mahmoud Abbas, di voler formare un nuovo governo.

La notizia è stata diffusa da un comunicato del portavoce della PA, Yusuf Al-Mahmoud, il quale ha specificato che il premier ed i ministri hanno accolto positivamente la decisione di Abbas di formare un nuovo gabinetto. “Il premier Hamdallah ha messo il proprio governo a disposizione di Abbas”, ha riferito Al-Mahmoud. Il presidente palestinese, Abu Mazen, ha accettato le sue dimissione.

Secondo quanto riportato da Middle East Monitor, molti ritengono che tale mossa sia volta a rafforzare la stretta di al-Fatah sull’Autorità Palestinese, alla luce del minore supporto popolare dimostrato da altre fazioni palestinesi, come Hamas. Nonostante Hamdallah sia affiliato ad al-Fatah, non ricopre alcuna posizione ufficiale all’interno dell’organizzazione. Molti membri del gruppo si sono detti delusi dal suo governo e, di conseguenza, sono stati spinti a cercare un’alternativa.

Non è ancora chiaro chi guiderà il prossimo governo. Tra i nomi diffusi ci sono il ministro del Consiglio Economico palestinese, Mohammed Shtayyeh, il segretario del Comitato Esecutivo della Organizzazione per la Liberazione della Palestina (PLO), Saeb Erekat, ed un membro del Comitato Esecutivo di al-Fatah, Azzam Al-Ahmed.

Il nuovo gabinetto sarà formato soltanto da membri della PLO e, dal momento che Hamas e Islamic Jihad non ne fanno parte, verranno esclusi dalle nomine. Hamas, per tutta risposta, ha respinto il piano di Abbas, riferendo che la formazione di un governo senza esponenti di Hamas non farà altro che peggiorare la frattura tra la Striscia di Gaza e la Cisgiordania. Un portavoce dell’organizzazione, Hazem Qassem, ha definito la mossa “un colpo severo agli sforzi dell’unità nazionale palestinese”.

Allo stesso modo, uno dei gruppi della PLO, il Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina, ha annunciato che non prenderà parte alla formazione del nuovo governo, poiché è convinta che un gabinetto formato soltanto da alcune fazioni non sia una priorità per la causa palestinese. Il gruppo ha altresì esortato alla fine della frattura tra la Cisgiordania e la Striscia di Gaza, che “ha solo portato distruzione”.

Al-Ahmed, uno dei possibili candidati, ha spiegato che l’obiettivo del nuovo governo è quello di disimpegnarsi da Hamas, che vuole sfruttare il potere politico per gestire la rivalità con al-Fatah. “Alla luce del fallimento degli sforzi dell’Egitto per porre fine alla disputa tra Hamas e al-Fatah, è quanto mai necessario un governo diverso”, ha aggiunto al-Ahmed.

Le due anime principali del movimento palestinese continuano ad essere divise, senza riuscire a trovare un punto di incontro che porti alla loro riconciliazione. Da una parte, Hamas controlla la città di Gaza, mentre dall’altra al-Fatah guida l’Autorità Nazionale Palestinese, il cui centro amministrativo è a Ramallah, in Cisgiordania. I diversi tentativi per riappacificare le due fazioni sono sempre falliti a causa di una serie di questioni su cui Hamas e al-Fatah presentano posizioni differenti.

Negli ultimi anni, l’Egitto ha assunto un ruolo sempre più importante nel conflitto israelo-palestinese. In particolare, dopo il blocco israeliano sull’energia elettrica a Gaza, imposto dalla primavera del 2017 fino al gennaio 2018, si è verificato un riavvicinamento tra Hamas e il Cairo. Tale fatto ha rappresentato una novità, poiché Hamas è legato alla Fratellanza Musulmana, che il presidente siriano, Abdel Fattah al-Sisi, combatte strenuamente.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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