Myanmar: possibile riforma costituzionale, meno potere all’esercito

Pubblicato il 29 gennaio 2019 alle 18:35 in Asia Myanmar

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Il partito al governo in Myanmar si è scontrato con i parlamentari militari, martedì 29 gennaio, riguardo ad una riforma costituzionale. Tale cambiamento è la più grande sfida del partito in quasi tre anni dalla fine del regime militare.

I membri militari del parlamento si sono alzati in piedi e sono rimasti in silenzio mentre il parlamento votava per l’ approvazione, in prima fase,  della formazione di una commissione adita a proporre emendamenti alla Costituzione. La proposta, secondo Reuters, potrebbe fomentare le tensioni tra l’esercito e la Lega Nazionale per la Democrazia (NLD) di Aung San Suu Kyi, leader birmana, già in attrito dalle elezioni del 2015.

In tali elezioni il partito di Suu Kyi ha ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi nel Parlamento, sufficienti per l’elezione del prossimo presidente e il totale potere legislativo. La maggioranza assoluta necessitava la vittoria di due terzi dei seggi in palio nelle elezioni, poiché il 25% dei seggi non è elettivo, ma riservato a membri nominati dalle forze armate.

Il tentativo di riforma del teste costituzionale è dato dalle crescenti pressioni internazionali sul caso dei Rohingya, che continua ad essere sotto i riflettori nella comunità internazionale. La minoranza musulmana dei Rohingya non è mai stata riconosciuta ufficialmente come etnia dal Myanmar, dove è stata vittima di persecuzioni dalla maggioranza buddhista e dall’esercito. Tali violenze hanno subito un’escalation nell’agosto del 2017, finendo al centro dell’attenzione internazionale. In tale mese, a seguito a degli attacchi sferrati a delle stazioni di polizia da alcuni militanti islamisti della minoranza, vi è stato un esodo di circa 700.000 Rohingya verso il Bangladesh. Una missione d’inchiesta dell’Onu in Myanmar dell’agosto 2017, ha affermato che la campagna militare, descritta ai rifugiati con omicidi di massa e stupri, è stata orchestrata con “intenti di genocidio”. Il report della missione, pubblicato il 27 agosto, ha raccomandato infine di accusare Min Aung Hlaing e altri cinque generali con i “più gravi crimini di diritto internazionale”. Alla voce delle Nazioni Unite si sono unite quelle degli Stati Uniti e della Gran Bretagna, che hanno definito le azioni dell’esercito birmano pulizia etnica. Le autorità dello Stato hanno rigettato tutte le accuse, incolpando i Rohingya di terrorismo.

Le riforme costituzionali sono state un pilastro centrale della campagna elettorale dell’NLD per le elezioni generali del 2015, ma pochi progressi sono stati fatti in quanto i leader si sono dimostrati riluttanti a confrontarsi con le forze armate. Con un’altra elezione incombente nel 2020, gli analisti vedono la mossa di martedì 29 gennaio come uno sforzo per sostenere il partito di Suu Kyi e rispettare le parole pronunciante durante la campagna. La teoria è confermata dal commento ai microfoni di Reuters di un membro della Lega in Parlamento, Ye Htut, il quale ha definito la riforma “una promessa elettorale”.

Nelle scorse settimane, Suu Kyi ha visitato le zone delle minoranze etniche, dove il sostegno per il suo partito è più debole. In più, lunedì ha promosso il potenziale del Myanmar per gli investitoriinternazionali in una conferenza ad hoc organizzata a Naypytaw, la capitale. Richard Horsey, analista politico stanziato a Yangon, ha appunto dichiarato che, a sua opinione, non sorprende che l’NLD voglia mostrare i progressi su uno dei suoi impegni chiave nel manifesto, dal momento che le elezioni del 2020 stanno iniziando a influenzare i calcoli politici. Horsey ha poi aggiunto che il partito di maggioranza è ben consapevole che la riforma costituzionale rappresenta un problema per i parlamentari militari, e che stabilire un comitato è un modo sottile di segnalare l’intento senza affrontare subito il problema.

La costituzione del 2008, redatta durante il regime militare, oltre al garantire ai militari i seggi, stabilisce che una riforma costituzionale debba essere votata da oltre il 75 per cento dei membri, dando all’esercito un effettivo potere di veto. La Costituzione inoltre impedisce a Suu Kyi di diventare presidente, con il divieto di candidati presidenziali con coniugi o figli stranieri. Suu Kyi ha avuto due figli con il suo defunto marito inglese Michael Aris. Per quasi tre anni, ormai, la leader birmana ha governato come consigliere statale, posizione creata ad hoc. La mozione per creare tale posizione, nel 2016, ha scatenato una protesta simile da parte dei parlamentari militari.

 La Carta conferisce all’esercito anche il controlli dei Ministeri della Sicurezza, della Difesa e degli Affari Interni. L’NLD non ha dichiarato ancora quali disposizioni della Costituzione vorrebbe riformare. In passato, alcuni membri del partito hanno chiesto di modificare l’articolo 436, che conferisce ai militari l’effettivo veto sulla riforma costituzionale.

Il parlamentare della NLD Aung Kyi Nyunt, che ha presentato la “proposta di emergenza” per discutere della commissione, ha affermato che la costituzione “non era in linea con il sistema democratico” e che il volere popolare non doveva essere ignorato. La proposta, boicottata dall’ala militare, ha vinto con 294 voti contro 17. Le seguenti discussioni sulla commissione dovrebbero avvenire il mese prossimo, secondo fonti interne al partito di Suu Kyi.

Il generale Maung Maung, un alto ufficiale militare, ha affermato che la NLD non ha agito “in linea con la legge”. Ai microfoni dei giornalisti, Maung ha dichiarato che il suo schieramento non è in disaccordo sulla possibilità di emendare. “Non diciamo di non emendare”, ha detto alla stampa,  aggiungendo che gli emendamenti devono essere fatti ” secondo la procedura”. “Che tipo di legge analizzerà quella commissione? Quanto è ampia l’autorità del comitato? “, ha ribadito il generale.

Suu Kyi ha predicato a lungo su una possibile riforma della Costituzione come parte di una transizione democratica dopo 50 anni di severo governo militare. Durante un forum a Singapore ad agosto 2018, la leader birmana ha ribadito che “il completamento della transizione democratica deve necessariamente implicare una Costituzione veramente democratica”.

L’esercito, tuttavia, ha vestito per decenni i panni dell’unica istituzione capace di impedire la disintegrazione del Paese, etnicamente frammentato, e ha sottolineato l’importanza della sua supervisione costituzionale del sistema politico. Un consigliere di Suu Kyi, Ko Ni, il quale aveva apertamente chiesto riforme per ridurre il ruolo militare nel testo costituzionale, è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco, in pieno giorno, all’aeroporto internazionale di Yangon esattamente due anni fa. Mentre non è emersa alcuna prova che il suo appello affinché fosse attuata la riforma costituzionale abbia portato direttamente al suo omicidio, o che i funzionari militari ne abbiano ordinato l’uccisione, la sua morte ha gettato un’ombra sugli sforzi riguardanti la riforma.

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di Redazione

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