Presidente del Sudan in visita in Egitto

Pubblicato il 28 gennaio 2019 alle 10:29 in Egitto Sudan

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Il presidente del Sudan, Omar al-Bashir, è giunto al Cairo la sera di domenica 27 gennaio, per incontrare l’omologo egiziano, Abdel Fattah al-Sisi.

Si tratta del secondo viaggio di al-Bashir all’estero da quando le manifestazioni hanno invaso il Paese egiziano il mese scorso per protestare contro la crisi economica. Il 23 gennaio, il leader sudanese si è recato in Qatar dove ha colloquiato con Sheikh Tamim bin Hamad Al-Thani. È previsto che al-Bashir e al-Sisi tengano una conferenza congiunta entro lunedì 28 gennaio.

Le proteste in Sudan, iniziate il 19 dicembre, mirano a ridurre i prezzi del cibo e del carburante, che sono aumentati a dismisura. Il Sudan sta vivendo un’acuta crisi dei cambi e di inflazione crescente, nonostante la sospensione delle sanzioni economiche effettuata dagli Stati Uniti nell’ottobre 2017. Ad oggi, l’inflazione si aggira intorno al 70% e il pound sudanese ha perso molto valore, comportando carenza di pane e di carburante nella maggior parte delle città. “Ammetto che abbiamo problemi economici, ma non possono essere risolti con la distruzione, i saccheggi e i furti”, ha affermato al-Bashir riferendosi ai numerosi edifici ed uffici governativi che sono stati danneggiati e dati alle fiamme dai manifestanti.

Il leader sudanese ha accusato gli Stati Uniti di essere responsabili del caos economico. Nell’ototbre 2017, Washington ha sospeso l’embargo sul commercio nei confronti del Sudan, dopo circa 20 anni di isolamento, senza tuttavia far migliorare la situazione economica del Paese africano. Secondo alcuni esperti, le iniezioni di liquidità effettuate dai Paesi del Golfo Persico, guidate dal Qatar, hanno impedito un vero e proprio collasso economico.

L’Egitto, che è legato da rapporti storici al Sudan, ha esortato ripetutamente i Paesi vicini a sostenere lo Stato africano. Recentemente, al-Sisi ha dichiarato pubblicamente che il Cairo supporta pienamente la sicurezza e la stabilità del Sudan, che è fondamentale per la sicurezza nazionale egiziana. Occorre ricordare, tuttavia, che le relazioni tra i due Paesi sono peggiorate nel corso del 2017 per via di dispute territoriali e a causa delle accuse mosse da al-Bashir nei confronti dell’Egitto in relazione all’appoggio dei servizi segreti egiziani all’opposizione sudanese.

Tra i motivi di frizione c’è anche la questione della diga GERD, la Grand Ethiopian Renaissance Dam, il futuro sistema idro-elettrico più grande di tutto il continente africano. Tale progetto era stato avviato nel 2011 dall’Etiopia, uno dei principali attori del Corno d’Africa sul piano economico e della sicurezza, con l’obiettivo di attingere dal bacino del fiume Nilo Azzurro, secondo principale affluente del Nilo, che attraversa il Sudan e l’Egitto. Sia il Cairo sia Kharotum temono che la diga possa danneggiare e limitare le rispettive risorse idriche. Addis Abeba, tuttavia, sostiene che la GERD non avrà alcun effetto negativo sull’Egitto e sul Sudan e che, al contrario, costituisce un progetto necessario allo sviluppo economico dell’area. 

La situazione è complicata dal fatto che i due trattati che regolano la gestione delle acque del Nilo e dei suoi affluenti, risalenti al 1929 e al 1959, i quali attribuiscono all’Egitto una percentuale maggiore, vengono considerati ingiusti dall’Etiopia e dal Sudan. Inoltre, il Cairo accusa Khartoum di essersi schierata in favore di Addis Abeba, mentre le autorità sudanesi sostengono che l’Egitto sostenga gruppi di ribelli attivi all’interno dei territori etiopi.

Bashir governa il Sudan dal 30 giugno 1989, portando avanti pratiche brutali contro i propri cittadini, secondo quanto denunciato da diversi gruppi umanitari. Dopo aver concentrato tutto il potere nella capitale Karthoum, le aree circostanti sono state marginalizzate ed è stata attuata una violenta repressione contro i residenti non musulmani, soprattutto nella regione del Darfur e nel Sud del Paese. Il conflitto nel Darfur è scoppiato precisamente il 26 febbraio 2003, quando diversi gruppi di ribelli etnici africani hanno preso le armi contro il governo arabo locale, accusandolo di apartheid. Khartoum insiste sul fatto che il conflitto nel Darfur si sia concluso, ma la missione ibrida delle Nazioni Unite e dell’Unione Africana in Darfur (UNAMID), attivata all’inizio del conflitto, non è ancora stata sospesa. 

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Sofia Cecinini

di Redazione

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