Afghanistan-USA: sì al ritiro delle truppe

Pubblicato il 28 gennaio 2019 alle 12:20 in Afghanistan USA e Canada

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Gli Stati Uniti e l’Afghanistan hanno l’obiettivo comune di sgomberare il territorio afghano da truppe militari americane e straniere, come dichiarato da entrambe le parti lunedì 28 gennaio.

Il presidente afghano, Ashraf Ghani, in un discorso televisivo, ha affermato che la presenza di contingenti stranieri si basa su un accordo internazionale e che non sarà richiesta a lungo termine. Secondo il presidente, l’attuale presenza delle truppe è data dal bisogno  e “nessun afghano vuole forze straniere nel proprio Paese per così tempo”. La necessità di aiuto è sempre stata contemplata e lo sarà anche in futuro da parte dell’Afghanistan, secondo le parole di Ghani. Tuttavia, i lavori sono in corso per un “piano preciso e organizzato” che riduca il numero di forze armate straniere a zero, a quanto dichiarato dal capo di Stato.

Contemporaneamente, un alto funzionario del governo degli Stati Uniti ha riferito che gli USA si sono impegnati nel ritiro delle forze straniere dall’Afghanistan, dopo 17 anni di guerra. Il rappresentante, che ha rifiutato di essere identificato, ha chiarito che gli Stati Uniti non cercano una presenza militare permanente in Afghanistan.

La settimana scorsa sono cominciati i colloqui di pace tra talebani e americani a Doha, in Qatar. I talebani, sabato 26 gennaio, hanno affermato di aver negoziato con i funzionari statunitensi una bozza di accordo di paceche prevedrebbe il ritiro delle truppe internazionali dall’Afghanistan entro 18 mesi,

Il New York Timesha intervistato l’inviato speciale per gli Stati Uniti in Afghanistan, Zalmay Khalilzad, in questo momento a Kabul. L’inviato ha confermato la notizia divulgata dai talebani rispetto all’accordo “quadro” che è stato concordato a grandi linee durante i colloqui in Qatar. In tale bozza, gli insorti garantiranno di impedire l’uso del territorio afghano da parte di terroristi. Questa svolta nei colloqui potrebbe appunto portare a un ritiro completo delle truppe americane in cambio di un cessate il fuoco e di colloqui tra talebani e il governo legittimo, secondo quanto riportato da Khalilzad. I team negoziali, secondo il funzionario americano, devono ancora arricchire il testo prima che diventi un accordo. Khalilzad ha voluto sottolineare l’impegno dei talebani nel “ fare il necessario affinché l’Afghanistan non diventi una piattaforma per individui o gruppi terroristici internazionali”.

Secondo il New York Times, tale quadro, sebbene preliminare, è il più tangibile passo negli ultimi 9 anni verso la fine di una guerra di due decadi che è costata decine di migliaia di vite e ha profondamente cambiato la politica estera americana.

Da decenni, l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. In seguito al crollo del regime sovietico, i talebani si sono affermati come gruppo dominante e, alla fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali, hanno governato gran parte dell’Afghanistan dal 1996. Dopo essere stati abbattuti dagli americani, in seguito all’invasione del 2001 e all’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere un gruppo insurrezionale che compie numerose offensive per destabilizzare il Paese e riprendere il controllo del governo.

Dopo aver annunciato, il 21 agosto 2017, una nuova strategia americana in Afghanistan, che ha comportato un significativo aumento delle truppe USA nel Paese asiatico, il 19 dicembre scorso, Trump ha reso nota l’intenzione di voler dimezzare il numero dei soltati statunitensi posizionati sul territorio afghano, da circa 14.000 a 7.000. Tale annuncio è stato effettuato congiuntamente a quello del ritiro delle 2.000 truppe americane posizionate in Siria.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

di Redazione

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