Venezuela: Maduro respinge ultimatum internazionale

Pubblicato il 27 gennaio 2019 alle 15:28 in USA e Canada Venezuela

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Il contestato presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, ha respinto l’ultimatum internazionale che lo esorta a indire nuove elezioni entro 8 giorni, e ha affermato che il leader dell’opposizione nonché presidente dell’Assemblea Nazionale, Juan Guaidó, ha violato la costituzione del Paese dichiarandosi il nuovo capo di Stato di Caracas.

Maduro, in un’intervista per l’emittente CNN Turk trasmessa domenica 27 gennaio, ha affermato di non sottostare all’ultimatum impostogli da Spagna, Germania e Francia, pur chiarendo di essere aperto al dialogo e di ritenere un incontro con il presidente americano, Donald Trump, “improbabile, ma non impossibile”.

Washington, che ha immediatamente riconosciuto Guaidó come nuovo capo di Stato venezuelano, nella giornata di sabato 26 gennaio ha esortato i Paesi europei a schierarsi chiaramente in merito alla situazione che sta accendendo il Venezuela, e, in caso di appoggio a Guaidó, a tagliare i ponti economicamente con il governo di Maduro. Il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, rivolgendosi ai rappresentanti dei 15 Paesi membri del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, nella medesima giornata, ha affermato che l’”esperimento socialista” di Maduro ha provocato il collasso dell’economia nel Paese, e ha ridotto “cittadini comuni” a “rovistare nei secchioni dell’immondizia alla ricerca di cibo”. “È giunto il momento che ogni Stato scelga da che parte stare. O state con le forze della libertà, o siete dalla parte di Maduro e del suo caos”, ha proclamato Pompeo durante il discorso alle Nazioni unite, aggiungendo: “Esortiamo tutti i membri del Consiglio di Sicurezza a sostenere la transizione democratica del Venezuela e il ruolo di presidente ad interim di Guaidó”. Non ha tardato la replica di Caracas: “L’Europa ci sta concedendo 8 giorni? Da cosa avete capito che avete il potere di imporre una scadenza o un ultimatum a uno Stato sovrano?”, ha asserito il ministro degli Esteri venezuelano, Jorge Arreaza, davanti al Consiglio di Sicurezza, aggiungendo più tardi per i giornalisti: “Se il presidente Trump, come altri presidenti degli Stati Uniti, è in cerca di una guerra per mostrare che può governare e per rilanciare l’economia, non sarà con il Venezuela che otterrà tale guerra”.

La Russia, dal canto suo, è anch’essa del parere che un intervento militare nel paese latinoamericano debba essere scongiurato a ogni costo, e ha dichiarato “assurdo” l’ultimatum mosso al Paese da Berlino, Madrid e Parigi. Caracas ha commentato la stessa mossa europea come “infantile”, ma ha ripetuto che l’offerta di negoziare con Trump è ancora valida, nonostante i due anni di campagna americana contro Maduro. Nonostante la convinzione della maggioranza dei membri del Consiglio di Sicurezza, qualunque azione volta a risolvere la crisi e intervenire in maniera diretta sarebbe molto probabilmente bloccata, all’interno dell’Onu, dal veto di Russia e Cina.

Gli USA, il Canada e la maggior parte delle nazioni dell’America Latina, come anche la maggioranza dei Paesi europei, reputano fraudolento il secondo mandato presidenziale aggiudicato da Maduro in Venezuela. Maduro gode però della fedeltà dell’esercito nazionale, come anche del sostegno di Ankara e del presidente turco, Tayyip Erdogan.

Guaidó, dal canto suo, dopo la riunione in seno al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, ha inviato una lettera al Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, chiedendo l’aiuto dell’organismo sovranazionale per far fronte ai problemi di carestia, fame, violenza e penuria di medicine nel suo Paese. In precedenza, il governo di  Maduro aveva rifiutato tali aiuti umanitari, rinnegando l’esistenza di una situazione di crisi nello Stato, e incolpando le sanzioni vigenti sul Venezuela come causa dei problemi economici nazionali.

Mercoledì 23 gennaio, dopo la dichiarazione di supporto a Guaidó da parte di Washington, Maduro ha tagliato le relazioni diplomatiche con gli USA e ha concesso ai diplomatici statunitensi 72 ore di tempo per lasciare il Paese.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

 

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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