Qatar: leader talebano parteciperà a trattative conclusive con USA

Pubblicato il 26 gennaio 2019 alle 13:59 in Afghanistan USA e Canada

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Il nuovo leader politico dei talebani prenderà parte agli incontri odierni con i funzionari statunitensi in Qatar, ha reso noto il gruppo, sabato 26 gennaio, mentre le trattative per trovare una soluzione pacifica al conflitto in Afghanistan continuano per la sesta e ultima giornata consecutiva.

Le trattative di pace, inizialmente previste su due giornate, stanno continuando nella sesta giornata consecutiva nonostante, venerdì 25, i rappresentanti del gruppo talebano abbiano inscenato un temporaneo abbandono dei meeting a causa di divergenze con l’inviato speciale di Washington, Zalmay Khalilzad. Due ufficiali talebani di alto rango con base in Afghanistan, al corrente sugli sviluppi dei negoziati, hanno riferito che il culmine delle attese era stato raggiunto il giorno prima, in seguito alla nomina di Baradar come nuovo leader politico del gruppo islamista. Giovedì 24 gennaio, il consiglio direttivo del gruppo aveva nominato il mullah Abdul Ghani Baradar come capo dell’ufficio stanziato in Qatar. “Baradar dovrebbe unirsi alle trattative presto”, ha commentato uno dei due funzionari.

Inoltre, secondo altre fonti del gruppo talebano, la giornata di sabato sancirà la fine delle trattative, e dovrebbe portare alla stesura di clausole concordate tra i rappresentanti del movimento islamista e gli ufficiali americani.

Vi sono, tuttavia, vari interrogativi sullo stato di salute di Baradar, in quanto secondo alcuni talebani il leader avrebbe bisogno di riposo assoluto, dopo il periodo trascorso in prigione, prima di porsi alla guida in seno al consiglio talebano. Un nodo cruciale da sciogliere in seno alle riunioni in Qatar verte sulla minaccia che i talebani possano rifiutare di tagliare i legami con al-Qaeda; è stata questa la causa dell’abbandono del meeting da parte loro nella giornata di venerdì. Una desse clausole che Washington esige è che i talebani non usino più l’Afghanistan come base per futuri attacchi terroristici contro gli Stati Uniti e i loro alleati. Un leader talebano, che ha preferito rimanere anonimo, ha riferito a Reuters che tale condizione è stata accettata dal gruppo, affermando ciononostante: “Siamo intenzionati a denunciare i legami con lo Stato Islamico, ma rifiutiamo di tagliare i legami con al-Qaeda perché anche loro accettano il leader supremo talebano, lo sceicco Haibatullah Akhundzada, come loro capo”.

Baradar, nominato terzo vice del Mullah Haibatullah Akhundzada, il leader dei talebani e nuovo capo dell’ufficio a Doha, ha preso il posto di Sher Mohammad Abbas Stanikzai. L’uomo, noto anche come Mullah Baradar Akhund o Mullah Brother, è un co-fondatore del movimento talebano in Afghanistan. Il leader, che ha coordinato le operazioni militari del gruppo insurrezionale nel sud dell’Afghanistan, è stato arrestato nel 2010 da una squadra dell’intelligence militare controllata dal Pakistan, dall’Inter-Services Intelligence e dalla US Central Intelligence Agency ed è stato rilasciato da una prigione pakistana nell’ottobre scorso. La sua liberazione, secondo gli esperti di sicurezza, faceva parte di negoziati ad alto livello condotti dall’inviato speciale degli Stati Uniti per la pace, Zalmay Khalilzad, con i talebani.

Da decenni, l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. In seguito al crollo del regime sovietico, i talebani si sono affermati come gruppo dominante e, alla fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali, hanno governato gran parte dell’Afghanistan dal 1996. Dopo essere stati abbattuti dagli americani, in seguito all’invasione del 2001 e all’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere un gruppo insurrezionale che compie numerose offensive per destabilizzare il Paese e riprendere il controllo del governo.

Dopo aver annunciato, il 21 agosto 2017, una nuova strategia americana in Afghanistan, che ha comportato un significativo aumento delle truppe USA nel Paese asiatico, il 19 dicembre scorso, Trump ha reso nota l’intenzione di voler dimezzare il numero dei soltati statunitensi posizionati sul territorio afghano, da circa 14.000 a 7.000. Tale annuncio è stato effettuato congiuntamente a quello del ritiro delle 2.000 truppe americane posizionate in Siria.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

 

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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