Taiwan: nuovo drone di sorveglianza sullo stretto

Pubblicato il 25 gennaio 2019 alle 8:00 in Cina Taiwan

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La flotta di Taiwan ha mostrato il suo ultimo drone di sorveglianza a lungo raggio, giovedì 24 gennaio. Contemporaneamente, le forze armate dell’isola, sensibilmente più deboli, spingono per contrastare la retorica sempre più arrogante e le esercitazioni militari della Cina.

La Cina vede ancora Taiwan come parte del suo territorio, nonostante le due parti siano state governate separatamente dalla scissione del 1949 dopo una guerra civile. Pechino ha dichiarato che non esiterà a usare la forza se Taipei dichiarerà formalmente l’indipendenza, o nel caso di un intervento esterno da parte di uno Stato terzo. L’affermazione è riferita specialmente gli Stati Uniti, il più potente alleato non ufficiale dell’isola. La relazione già tersa tra le due parti ha avuto un inizio ancora più difficile nel nuovo anno dopo un discorso del presidente cinese, Xi Jinping, durante quale ha definito l’unificazione dell’isola con la terraferma come “inevitabile”.

 Il presidente di Taiwan Tsai Ing-wen ha risposto asserendo che la sua gente non rinuncerebbe mai alle libertà democratiche. La risposta di Tsai, insolitamente robusta, l’ha vista risalire nei sondaggi dopo un estenuante mese in cui il suo partito ha perso pesantemente durante le elezioni locali. Le forze armate sull’isola hanno eseguito più esercitazioni dal discorso di Xi, affinché fosse chiara la prontezza a contrastare qualsiasi invasione.

La marina ha dunque mostrato il suo nuovo drone di sorveglianza a lungo raggio, il “Rui Yuan” (o Sharp Hawk). I funzionari, descrivendone le potenzialità, hanno affermato che ha un’indipendenza di volo di 12 ore e che sta già aiutando a monitorare i movimenti nello stretto disputato tra Taiwan e la Cina. “I droni sono ora una parte insostituibile della nostra strategia di ricognizione”, ha detto il portavoce del ministero della difesa di Taiwan, Chen Chung-chi, all’Agence France-Presse, aggiungendo che queste sono “l’opzione principale per le attività nello stretto”.

L’isola ha la sua moneta, bandiera e governo, ma non è riconosciuta come uno stato indipendente dall’ONU. Di conseguenza, il procurarsi attrezzature militari chiave è difficile poiché molte grandi potenze temono di infastidire Pechino. La strategia attuata da Taipei è consistita nel rivolgersi ai produttori locali, specialmente per droni e missili. Wang Kao-cheng, analista militare all’Università di Tamkang, ha riferito ad AsiaNewsChannel che “l’uso più droni fabbricati localmente dimostra l’autosufficienza della difesa di Taiwan e aiuta a potenziare le sue capacità di ricognizione”. La flotta area taiwanese, comprendente il velivolo americano F-16 e gli aerei da caccia Mirage francesi, è sempre più spesso chiamata a rispondere a causa dei movimenti militari della Cina. Alcuni analisti militari avvertono del fatto che la flotta si stia logorando e che manchino dei pezzi di ricambio cruciali.

Lin Ming-chang, un ufficiale esecutivo della marina di Taiwan, ha affermato che i droni sono particolarmente convenienti per la sorveglianza. “Un pilota, quando vola, deve tornare tra due ore, ma non il drone Rui-yuan, possiamo restare in aria fino a 12 ore”, ha dichiarato. “In termini operativi, sia quando si tratta di carburante o parti di macchina, il drone può operare molto più a lungo degli aerei con equipaggio”. La marina ha anche svelato un drone di sorveglianza lanciato a mano ieri chiamato “The Cardinal”, che secondo lui potrebbe rimanere in volo per un’ora.

Il principio “una sola Cina” riconosce l’unità territoriale della Cina, nonostante la presenza di due governi distinti. A livello internazionale, con la risoluzione 2758 delle Nazioni Unite del 1971, è stato sancito il riconoscimento del governo di Pechino come unico rappresentante dell’intera Cina, compresa l’isola di Taiwan. Il principio è stato riconosciuto anche dagli Stati Uniti nel 1979, quando i rapporti diplomatici tra Pechino e Washington vennero ufficialmente allacciati.

Dopo vent’anni di silenzio e tensione tra i due lati dello stretto, Taiwan e Pechino hanno sancito una tregua e visto il rinascere del commercio bilaterale con il cosiddetto “Consenso del 1992”. Il Consenso prevede una lettura più morbida del principio una sola Cina. Esiste, sì, una sola Cina, ma il governo della Repubblica Popolare e quello di Taiwan interpretano – in base alla loro propria definizione – quale l’unica Cina sia: il continente o l’isola di Taiwan. Ciò vuol dire che per Taiwan la Repubblica di Cina è l’unica Cina esistente, per Pechino lo è la Repubblica Popolare. Vista la mancanza di una univoca definizione di “Cina”, in molti hanno criticato il Consenso.

Nel 2015 i legami tra Pechino e Taipei hanno visto una significativa svolta con un incontro diretto tra il presidente cinese Xi Jinping e l’allora presidente di Taiwan, Ma Yingjiu, leader del Partito Nazionalista e simpatizzante del continente. Le cose sono molto cambiate, invece, dal gennaio 2016, quando è stata eletta Tsai Ing-wen, leader del pro-indipendenza Partito Democratico Progressista (DPP). Il DPP è uno dei principali detrattori del Consenso del 1992 e auspica l’indipendenza totale dell’isola di Taiwan dal governo di Pechino.

La Cina, negli ultimi anni, ha avviato una strategia che mira a isolare Taiwan sulla scena internazionale. In tale ottica, ha anche offerto il suo sostegno economico a diversi Paesi che avevano rapporti diplomatici con l’isola in cambio dell’allacciamento delle relazioni con Pechino e del riconoscimento del principio di una Sola Cina. Inoltre, sono sempre di più le esercitazioni militari che l’Armata Popolare di Liberazione, l’esercito cinese, conduce nello Stretto di Taiwan, a voler simboleggiare la possibilità, da parte di Pechino, di riconquistare l’isola con la forza qualora lo ritenga necessario.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

 

di Redazione

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