Stretto di Taiwan attraversato da 2 navi da guerra USA

Pubblicato il 25 gennaio 2019 alle 16:25 in Cina Taiwan

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Gli Stati Uniti hanno inviato 2 navi da guerra attraverso lo Stretto di Taiwan, venerdì 25 gennaio. Secondo quanto riporta il governo di Taipei, è stata la prima operazione di questo tipo. In più, aumenta la frequenza dei transiti attraverso il passaggio strategico e accresce la preoccupazione cinese.

Secondo quanto riporta Reuters, il passaggio delle navi statunitensi sarà probabilmente percepito a Taiwan come un segno di sostegno da parte del presidente americano, Donald Trump, rispetto al crescente attrito tra l’isola e Pechino.

I rapporti tra l’isola di Taiwan – che gode di una indipendenza de facto, ma viene considerata dalla Cina continentale una sua provincia – e il Continente cinese non sono mai stati semplici, da quando, nel 1949 il governo cinese del Partito Nazionalista (Quomindang) è fuggito da Pechino trovando rifugio sull’isola di Taiwan, alla fine della guerra civile con il Partito Comunista che fondava, nello stesso anno, la Repubblica Popolare Cinese. Sebbene l’isola abbia continuato ad avere un suo governo eletto e indipendente da quello di Pechino, tuttavia la Cina Continentale continua a vederla come una sua provincia a statuto speciale e a regolare i suoi rapporti internazionali secondo il principio “una sola Cina”. Pechino non ha mai escluso l’uso della forza al fine di portare l’isola di nuovo sotto il suo controllo.

Il Ministero della Difesa di Taiwan ha dichiarato, la notte di giovedì 24 gennaio, che le navi si stavano muovendo in direzione nord attraverso il corso d’acqua che separa Taiwan dal continente cinese e che il loro tragitto era conforme alle normative. Il Ministero ha poi affermato di aver monitorato da vicino l’operazione per “garantire la sicurezza dei mari e la stabilità regionale”.

Non è la prima volta che sussiste un fatto del genere. Gli Stati Uniti hanno spedito navi attraverso lo stretto tre volte durante il 2018. Nonostante i progressi tecnologici militari cinesi, che rappresentano una consistente minaccia per le navi da guerra americane, la Marina statunitense ha affermato che non ha escluso l’invio di una portaerei nella stessa tratta, fatto mai accaduto in più di 10 anni.

A Pechino, la portavoce del Ministero degli Esteri, Hua Chunying, ha dichiarato che la Cina ha monitorato da vicino le navi statunitensi attraverso le acque e ha “espresso preoccupazione” per la politica statunitense, esortandola a rispettare il principio “una Cina”.

Il principio “una sola Cina” riconosce l’unità territoriale della Cina, nonostante la presenza di due governi distinti. A livello internazionale, con la risoluzione 2758 delle Nazioni Unite del 1971, è stato sancito il riconoscimento del governo di Pechino come unico rappresentante dell’intera Cina, compresa l’isola di Taiwan. Il principio è stato riconosciuto anche dagli Stati Uniti nel 1979, quando i rapporti diplomatici tra Pechino e Washington vennero ufficialmente allacciati.

Dopo vent’anni di silenzio e tensione tra i due lati dello stretto, Taiwan e Pechino hanno sancito una tregua e visto il rinascere del commercio bilaterale con il cosiddetto “Consenso del 1992”. Il Consenso prevede una lettura più morbida del principio una sola Cina. Esiste, sì, una sola Cina, ma il governo della Repubblica Popolare e quello di Taiwan interpretano – in base alla loro propria definizione – quale l’unica Cina sia: il continente o l’isola di Taiwan. Ciò vuol dire che per Taiwan la Repubblica di Cina è l’unica Cina esistente, per Pechino lo è la Repubblica Popolare. Vista la mancanza di una univoca definizione di “Cina”, in molti hanno criticato il Consenso. Nel 2015 i legami tra Pechino e Taipei hanno visto una significativa svolta con un incontro diretto tra il presidente cinese Xi Jinping e l’allora presidente di Taiwan, Ma Yingjiu, leader del Partito Nazionalista e simpatizzante del continente.

Le cose sono molto cambiate, invece, dal gennaio 2016, quando è stata eletta Tsai Ing-wen, leader del pro-indipendenza Partito Democratico Progressista (DPP). Il DPP è uno dei principali detrattori del Consenso del 1992 e auspica l’indipendenza totale dell’isola di Taiwan dal governo di Pechino. Dal 2016, dunque, la Cina ha regolarmente inviato aerei militari e navi per fare il giro dell’isola. Solamente la settimana scorsa, Pechino ha inviato diversi bombardieri e aerei attraverso il Canale di Bashi, che separa Taiwan dalle Filippine, secondo quanto riportato dal Ministero della Difesa a Taipei. Una simile operazione cinese è stata condotta martedì 22 gennaio, ha aggiunto il Ministero, ed entrambe sono state monitorate attentamente.

Il presidente cinese Xi Jinping ha dichiarato, all’inizio di gennaio, che la Cina si riserva il diritto di usare la forza per portare Taiwan sotto il suo controllo. In risposta, Tsai ha promesso di difendere la democrazia dell’isola e ha chiesto sostegno internazionale per proteggere le libertà di Taiwan. Trump ha recentemente firmato l’ “Asian Reassurance Initiative Act”, che riafferma l’impegno degli Stati Uniti a Taiwan, comprese la vendita di armi. Gli Stati Uniti riconoscono solo “una sola Cina” e non hanno legami formali con Taiwan, ma è la sua principale fonte di armi.

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di Redazione

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