Siria: Turchia aperta a collaborare con USA, Russia e altri

Pubblicato il 24 gennaio 2019 alle 14:27 in Siria Turchia

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Il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha riferito che la Turchia ha la capacità di creare zone di sicurezza con le sole proprie forze in Siria, ma che non escluderà gli USA e la Russia o altri, nel caso in cui volessero cooperare.

Tale dichiarazione è stata rilasciata in diretta televisiva, giovedì 24 gennaio. Il ministro ha aggiunto che Ankara è in contatto indiretto con il governo siriano, senza tuttavia fornire alcun dettaglio ulteriore. A suo avviso, Turchia e Russia sono sulla stessa posizione in merito ad una soluzione politica al conflitto siriano, al di là dell’appoggio o meno al presidente siriano, Bashar al-Assad.

In seguito ad una conversazione telefonica con il presidente americano, Donald Trump, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha reso noto di aver concordato la creazione di una zona di sicurezza lungo 32 km del confine tra Turchia e Siria.

Il principale elemento di tensione tra Ankara e Washington è costituito dall’appoggio statunitense alle People’s Potection Units (YPG), combattenti curdi siriani parte delle Syrian Democratic Forces (SDF), alleato chiave degli Stati Uniti nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria. La Turchia considera le YPG un’organizzazione terroristica al pari del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK). Washington, al contrario, effettua una distinzione, considerando terroristi soltanto i membri del PKK.

I curdi siriani hanno respinto la proposta di stabilire una zona di sicurezza sotto il controllo della Turchia lungo la parte siriana del confine. Il leader politico Aldar Khalil ha riferito che i curdi accetterebbero il dispiegamento delle forze dell’Onu lungo la linea di separazione tra i combattenti curdi e le truppe turche per evitare qualsiasi minaccia o scontro. A suo avviso, qualsiasi altra scelta sarebbe inaccettabile, poiché infrangerebbe la sovranità della Siria e della regione autonoma dei curdi.

Il timore di Ankara è che, nel caso in cui i curdi-siriani riuscissero a mantenere il controllo su una zona del territorio siriano al confine con il proprio territorio nazionale, i curdi che risiedono in Turchia potrebbero avanzare le stesse rivendicazioni di autonomia.

Per tali ragioni, dal 2016, Ankara ha effettuato le operazioni “Scudo dell’Eufrate” e “Ramo d’Olivo” contro le forze curde in Siria. L’operazione “Scudo dell’Eufrate” è stata lanciata dalla Turchia il 24 agosto 2016, con l’obiettivo di mettere in sicurezza il confine turco-siriano dalla minaccia dell’ISIS e a frenare l’espansione dei curdi delle YPG e dei militanti dello Stato Islamico ad Est di Afrin. In seguito alla conclusione di tale operazione, il 30 marzo 2017, Ankara ha istituito sistemi locali di governance nel territorio da essa controllato e protetto.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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