USA: “Turchia deve garantire protezione dei curdi in Siria”

Pubblicato il 22 gennaio 2019 alle 13:31 in Turchia USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Gli Stati Uniti vogliono che la Turchia garantisca la protezione dei combattenti curdi siriani che hanno sostenuto Washington nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria.

È quanto ha riferito il segretario di Stato, Mike Pompeo, al ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, durante un colloquio telefonico avvenuto lunedì 22 gennaio, nel tentativo di raggiungere un accordo sul fato delle People’s Protection Units (YPG), parte delle Syrian Democratic Forces (SDF), alleanza di militanti arabi, curdi, ceceni e turkmeni che ha svolto un ruolo chiave nella guerra contro l’ISIS, in seguito al ritiro americano dalla Siria.

Nel corso della conversazione, Pompeo ha altresì ribadito l’impegno di Washington a cercare di risolvere i timori della Turchia lungo i confini con il Paese mediorientale. In particolare, il segretario americano ha enfatizzato l’importanza attribuita dagli USA alla protezione delle forze che hanno sostenuto la coalizione internazionale anti-ISIS.

Il sostegno alle YPG è da lungo tempo un elemento di frizione tra Washington ed Ankara, poiché quest’ultima le considera un’organizzazione terroristica al pari del Kurdistan Workers’ Party (PKK), che dal 1978 compie attacchi contro la Turchia per ottenere l’indipendenza e creare uno Stato autonomo del Kurdistan. Il timore di Ankara è che, nel caso in cui i curdi-siriani riuscissero a mantenere il controllo su una zona del territorio siriano al confine con il proprio territorio nazionale, i curdi che risiedono in Turchia potrebbero avanzare le stesse rivendicazioni di autonomia.

Per tali ragioni, dal 2016, Ankara ha effettuato le operazioni “Scudo dell’Eufrate” e “Ramo d’Olivo” contro le forze curde in Siria. L’operazione “Scudo dell’Eufrate” è stata lanciata dalla Turchia il 24 agosto 2016, con l’obiettivo di mettere in sicurezza il confine turco-siriano dalla minaccia dell’ISIS e a frenare l’espansione dei curdi delle YPG e dei militanti dello Stato Islamico ad Est di Afrin. In seguito alla conclusione di tale operazione, il 30 marzo 2017, Ankara ha istituito sistemi locali di governance nel territorio da essa controllato e protetto.

Una dinamica analoga si è verificata nella regione siriana di Afrin, dove, il 20 gennaio, la Turchia ha lanciato l’operazione “Ramo d’Olivo”, una campagna militare finalizzata a sottrarre il controllo del distretto alle forze curde, per imporvi quello turco. L’obiettivo di Ankara, in particolare, era quello di liberare l’area dal terrorismo e di creare una zona cuscinetto dell’estensione di 30 chilometri al confine tra Siria e Turchia. L’esercito turco ha raggiunto il suo obiettivo il 18 marzo, quando ha preso il controllo della città, sottraendola alle forze curde.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Sofia Cecinini

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.