Sudan: nuove proteste presso Omdurman

Pubblicato il 22 gennaio 2019 alle 14:31 in Africa Sudan

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Centinaia di persone sono scese per le strade di Omdurman a protestare contro la morte di un manifestante, avvenuta a causa delle ferite riportate nel corso di una marcia anti-governativa la scorsa settimana a Burri. Omdurman è la città che si torva al di là del Nilo, esattamente di fronte alla capitale Khartoum. Un dottore legato all’Associazione Professionale sudanese (SPA), che sta dirigendo le manifestazioni in tutto il Paese, ha confermato che la persona ferita è morta una volta giunta in ospedale.

La polizia ha confermato che altre 2 persone sono morte negli scontri a Burri e che una delle due vittime era un dottore. Una folla di cittadini, per protesta, ha manifestato stando in silenzio di fronte all’ospedale di Khartoum dove lavorava esponendo cartelli con la scritta: “Uccidere un dottore significa uccidere una nazione”.

Il vice direttore di Amnesty International per l’Africa dell’Est, Sarah Jackson, ha affermato che è un oltraggio che le forze di sicurezza sudanesi abbiano fatto ricorso all’uso della forza letale contro i manifestanti e “fornitori di servizi chiave” come i dottori. Il presidente del Sudan, Omar al-Bashir, tuttavia, ha respinto le accuse, affermando che la vittima è stata uccisa da “qualcuno dei manifestanti.

Le proteste in Sudan, iniziate fine dicembre, mirano a ridurre i prezzi del cibo e del carburante, che sono aumentati a dismisura. Il Sudan sta vivendo un’acuta crisi dei cambi e di inflazione crescente, nonostante la sospensione delle sanzioni economiche effettuata dagli Stati Uniti nell’ottobre 2017.

Ad oggi, l’inflazione si aggira intorno al 70% e il pound sudanese ha perso molto valore, comportando carenza di pane e di carburante nella maggior parte delle città. “Ammetto che abbiamo problemi economici, ma non possono essere risolti con la distruzione, i saccheggi e i furti”, ha affermato al-Bashir riferendosi ai numerosi edifici ed uffici governativi che sono stati danneggiati e dati alle fiamme dai manifestanti.

Bashir governa il Sudan dal 30 giugno 1989, portando avanti pratiche brutali contro i propri cittadini, secondo quanto denunciato da diversi gruppi umanitari. Dopo aver concentrato tutto il potere nella capitale Karthoum, le aree circostanti sono state marginalizzate ed è stata attuata una violenta repressione contro i residenti non musulmani, soprattutto nella regione del Darfur e nel Sud del Paese. Il conflitto nel Darfur è scoppiato precisamente il 26 febbraio 2003, quando diversi gruppi di ribelli etnici africani hanno preso le armi contro il governo arabo locale, accusandolo di apartheid. Khartoum insiste sul fatto che il conflitto nel Darfur si sia concluso, ma la missione ibrida delle Nazioni Unite e dell’Unione Africana in Darfur (UNAMID), attivata all’inizio del conflitto, non è ancora stata sospesa. 

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Sofia Cecinini

di Redazione

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