Siria: Turchia pronta a prendere il controllo della sicurezza a Manbij

Pubblicato il 21 gennaio 2019 alle 12:42 in Siria Turchia

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La Turchia è pronta a prendere il controllo della sicurezza dell’area di Manbij, in Siria. È quanto ha annunciato il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, in seguito ad un colloquio telefonico con il leader della Casa Bianca, Donald Trump, avvenuto domenica 20 gennaio. Secondo quanto riportato dalla presidenza turca, Erdogan e Trump hanno concordato di adottare misure congiunte per eliminare i militanti dell’ISIS rimasti in Siria, e per prevenire nuove offensive.

Il presidente turco ha specificato che Ankara non permetterà al Kurdistan Workers’ Party (PKK), da lei considerata un’organizzazione terroristica, e al suo affiliato People’s Protection Units (YPG) di destabilizzare il Nord della Siria. Le YPG costituiscono da lungo tempo un elemento di tensione tra Turchia e USA, in quanto Washington le ha sempre ritenute un alleato chiave contro lo Stato Islamico, senza vederle come un’organizzazione terroristica.

Nel corso della telefonata, i due leader hanno discusso anche le relazioni bilaterali e gli ultimi sviluppi in Siria. Erdogan ha porto le proprie condoglianze a Trump per le perdite subite a Manbij nell’attacco rivendicato dall’ISIS il gennaio, in cui sono morti 4 soldati statunitensi. L’attentato è avvenuto a circa un mese di distanza dall’annuncio di Trump in merito al ritiro delle 2.000 truppe americane dalla Siria. Tale decisione è stata giustificata dal capo della Casa Bianca con la sconfitta dello Stato Islamico, anche se consiglieri ed esperti avevano suggerito di attendere a ritirare le truppe, poiché in Siria sono ancora presenti numerose cellule dell’ISIS.

Ad avviso di Erdogan, l’attacco è stato una provocazione alla decisione americana. Da parte sua, Trump ha sottolineato l’importanza di sconfiggere l’organizzazione terroristica in Siria. Infine, i due presidenti hanno concordato di voler raggiungere una soluzione per il Nord-Est della Siria che, ad oggi, costituisce una forte minaccia alla sicurezza del Paese mediorientale.

Il corrispondente di al-Jazeera presso il confine tra Tirchia e Siria, Osama bin Javaid, ha riferito che il colloquio telefonico tra Erdogan e Trump è stato essenzialmente una continuazione della strategia portata avanti dai due Paesi, che mira a far diminuire le differenze che si sono create per via delle divergenze in merito al sostegno delle YPG. “Manbij costituisce l’oggetto conteso tra i due Stati, poiché le truppe turche vogliono eliminare la presenza dei separatisti curdi dal Nord della Siria, mentre i curdi siriani non vogliono che l’area finisca sotto il controllo di Ankara”, ha spiegato Javaid.

Non a caso, i curdi siriani hanno respinto la proposta degli Stati Uniti di stabilire una “zona di sicurezza” sotto il controllo della Turchia lungo la parte siriana del confine. Il leader politico Aldar Khalil ha riferito che i curdi accetterebbero il dispiegamento delle forze dell’Onu lungo la linea di separazione tra i combattenti curdi e le truppe turche per evitare qualsiasi minaccia o scontro. A suo avviso, qualsiasi altra scelta sarebbe inaccettabile, poiché infrangerebbe la sovranità della Siria e della regione autonoma dei curdi. La proposta relativa all’istituzione di “zone di sicurezza” era stata avanzata il 14 gennaio nel corso di un precedente colloquio telefonico tra Erdogan e Trump.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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