Thailandia: uomini armati uccidono 2 monaci buddisti

Pubblicato il 19 gennaio 2019 alle 10:24 in Asia Thailandia

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Uomini armati non identificati hanno sparato a 2 monaci buddisti, uccidendoli e ferendone altri, in un’aggressione a un tempio nel sud della Thailandia, regione a maggioranza musulmana. Si tratta del primo attacco contro i monaci buddisti nell’area da 3 anni.

Un abate e un vice abate sono stati uccisi, nella sera di venerdì 18 gennaio, quando almeno 6 aggressori armati, travestiti da membri delle forze di sicurezza governative, hanno fatto irruzione nel tempio di Rattanupap, nella provincia tailandese di Narathiwat, aprendo il fuoco sui monaci. La polizia locale ha reso noto che gli uomini sono ancora a piede libero. Come avviene nella maggior parte dei casi, per le violenze che colpiscono la Thailandia meridionale, nessun gruppo definito ha rivendicato l’attacco.

Il primo ministro, Prayut Chan-ocha, come anche i leader religiosi del Paese, ha condannato l’attacco nella provincia, caratterizzata da una maggioranza etnica di Malay e con un passato di lunghe insurrezioni contro il dominio tailandese. I leader tailandesi musulmani hanno altresì condannato le violenze contro i monaci; in particolare, l’Ufficio Sheikhul Islam, che rappresenta la minoranza musulmana nazionale, ha rilasciato il seguente comunicato: “Esortiamo i perpetratori di violenze di tutti i gruppi, nelle province alla frontiera meridionale, a smettere di uccidere persone innocenti e capi religiosi”.

Un’ondata di violenze separatiste è attiva nel sud della Thailandia da oltre 15 anni. Oltre 6.900 persone sono state finora uccise, e altre 13mila ferite, nell’area in questione a partire dal 2004, anno in cui le aggressioni si sono intensificate. A renderlo noto è stato il gruppo di monitoraggio indipendente Deep South Watch.

La nazione è a maggioranza buddista, tuttavia i musulmani Malay costituiscono la maggioranza nelle tre province meridionali del Paese al confine con la Malesia. Tali regioni, insieme a una piccola porzione della vicina Songkhla, erano un tempo parte di un sultanato indipendente, annesso alla Thailandia nel 1909. Le tensioni separatiste hanno caratterizzato i luoghi sin dall’annessione. I capi religiosi, sia buddisti sia musulmani, sono spesso stati bersaglio di aggressioni nella zona.

Almeno 23 monaci sono stati uccisi, e oltre 20 feriti, dal 2004 a oggi; tuttavia, non si erano più verificati simili attacchi dall’11 gennaio 2015, quando un imam fu ucciso con un colpo di arma da fuoco nella provincia di Narathiwat. Gli omicidi in questione hanno apportato al conflitto, inizialmente causato da motivi puramente etnici e di tensioni nazionali, anche una dimensione religiosa.

“Molti buddisti, non solo nel sud ma in tutto il Paese, si sentono lesi dai musulmani, e ci vorrà tempo per cambiare le cose”, ha spiegato a Reuters Rakchart Suwan, presidente del Networl Buddista per la Pace.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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