Caso Khashoggi: per senatore USA relazioni con Riad in stallo finché non “ci si occupa” del principe saudita

Pubblicato il 19 gennaio 2019 alle 11:50 in Arabia Saudita USA e Canada

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Il senatore repubblicano statunitense Lindsey Graham ha dichiarato che le relazioni bilaterali di Washington con Riad non potranno andare avanti finché non ci si “occuperà” del principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, in relazione al caso Khashoggi.

Sabato 19 gennaio, prendendo la parola ad Ankara, un giorno dopo aver incontrato il presidente turco, Tayyip Erdogan, Graham ha affermato che le relazioni bilaterali degli Stati Uniti con l’Arabia Saudita non potranno “andare avanti” finché “non ci si sarà occupati” del principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman. Il senatore americano ha poi aggiunto che il Congresso statunitense reintrodurrà sanzioni contro tutti coloro che sono stati coinvolti nell’uccisione del giornalista saudita Jamal Khashoggi.

Graham ha poi parlato dell’imminente ritiro delle truppe americane dalla Siria, affermando di augurarsi che il presidente, Donald Trump, possa rallentare tale procedura finché l’Isis non sarà completamente debellato dal Paese mediorientale. Il senatore repubblicano ha altresì rivelato che il Capo di Stato maggiore americano, che il US Chief of Staff Joseph Dunford, sta lavorando a un piano, di concerto con Ankara, per rimuovere gli elementi delle People’s Protection Units (YPG) dalle zone limitrofe alla Turchia. Le milizie curde delle YPG, che hanno aiutato le forze statunitensi a combattere contro i militanti dello Stato Islamico nella regione, sono considerate da Ankara come un’organizzazione terroristica, alla stregua del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), al quale vengono ricollegate dal governo turco.

Lo scorso novembre, la CIA aveva concluso che l’omicidio di Khashoggi a Instanbul era stato ordinato dal principe ereditario saudita, una scoperta che andava in aperta contraddizione delle dichiarazioni di Mohammed bin Salman. Nel mese di dicembre, il Senato aveva proposto una risoluzione che prevede la cessazione del sostegno militare americano alla coalizione araba a guida saudita nella guerra civile in Yemen, e i deputati avevano approvato nuove sanzioni per Riad per il 2019. Già il 15 novembre scorso, gli Stati Uniti avevano deciso di imporre sanzioni economiche nei confronti di 17 funzionari sauditi per il loro ruolo nell’uccisione del giornalista saudita Jamal Khashoggi. Da parte sua, invece, il Pubblico Ministero dell’Arabia Saudita aveva chiesto la pena di morte per 5 degli indagati nell’omicidio. Le sanzioni del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti sono state la prima risposta concreta dell’amministrazione Trump all’omicidio di Khashoggi, avvenuta nel consolato saudita in Turchia, il 2 ottobre. Tra gli individui implicati vi sono Saud al-Qahtani, il quale è stato rimosso dalla sua posizione di primo ministro nel regime del principe ereditario Mohammed bin Salman, così come il console generale saudita, Mohammad al-Otaibi, e alcuni membri della squadra di 15 persone identificata dalla Turchia come coinvolta nell’omicidio.

In un primo momento, Riad aveva negato ogni responsabilità per la scomparsa del famoso critico, sostenendo che l’editorialista del Washington Post aveva lasciato l’edificio indenne. In seguito, l’Arabia Saudita aveva ammesso che Khashoggi era effettivamente stato ucciso all’interno del suo consolato, precisando che l’uomo era morto in seguito a una rissa. Infine, Riad aveva nuovamente cambiato versione, affermando che il governo saudita voleva convincere il giornalista a tornare in patria, come parte di una campagna volta a prevenire che gli oppositori del Paese venissero ingaggiati dai nemici. Per questo motivo, il vice presidente dell’Intelligence saudita, Ahmed al-Asiri, aveva costituito un gruppo di 15 persone, inviandolo a Istanbul per incontrare il giornalista e convincerlo a tornare in Arabia Saudita. Secondo il piano, il team avrebbe dovuto trattenere Khashoggi in una casa sicura, fuori Istanbul, per un certo periodo di tempo, ma l’accordo era di rilasciarlo se, alla fine, l’uomo si fosse opposto a tornare in patria. Nonostante ciò, un funzionario saudita ha dichiarato che la situazione è degenerata sin dall’inizio, in quanto il gruppo ha ignorato gli ordini e ha utilizzato la violenza, trattenendo Khashoggi per il collo, coprendogli la bocca per evitare che urlasse e provocando così la sua morte.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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