Siria: i curdi respingono istituzione di “zona di sicurezza” sotto il controllo turco

Pubblicato il 18 gennaio 2019 alle 6:01 in Siria Turchia

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I curdi siriani hanno respinto la proposta degli Stati Uniti di stabilire una “zona di sicurezza” sotto il controllo della Turchia lungo la parte siriana del confine. Il leader politico Aldar Khalil ha riferito che i curdi accetterebbero il dispiegamento delle forze dell’Onu lungo la linea di separazione tra i combattenti curdi e le truppe turche per evitare qualsiasi minaccia o scontro. A suo avviso, qualsiasi altra scelta sarebbe inaccettabile, poiché infrangerebbe la sovranità della Siria e della regione autonoma dei curdi.

Martedì 15 gennaio, in seguito ad un colloquio telefonico con il presidente americano, Donald Trump, avvenuto il giorno precedente, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha annunciato che Ankara avrebbe stabilito una “zona di sicurezza” nel Nord della Siria. La Turchia ha accolto positivamente la decisione di Trump di ritirare le 2.000 truppe statunitensi presenti in Siria, anche se il rapporto con gli USA è tutt’ora caratterizzato da tensioni in relazione all’appoggio americano alle People’s Protection Units (YPG), parte delle Syrian Democratic Forces (SDF), che hanno avuto un ruolo chiave nella lotta contro l’ISIS. Ankara, al contrario, considera le YPG un’organizzazione terroristica al pari del PKK, e mira ad evitare che i curdi siriani riescano ad esercitare il controllo su un territorio vicino al confine con la Turchia, al fine di impedire che i curdi turchi rivendichino a loro volta un territorio.

A giugno, Stati Uniti e Turchia, alleati in seno alla NATO, avevano raggiunto un accordo che prevedeva la rimozione delle YPG da Mabij, ma Ankara si era lamentata del fatto che il piano d’azione era stato ritardato e che le forze turche sarebbero entrate nel centro urbano, se gli Stati Uniti non avessero rimosso i militanti curdi.

Per tali ragioni, dal 2016, Ankara ha effettuato le operazioni “Scudo dell’Eufrate” e “Ramo d’Olivo” contro le forze curde in Siria. L’operazione “Scudo dell’Eufrate” è stata lanciata dalla Turchia il 24 agosto 2016, con l’obiettivo di mettere in sicurezza il confine turco-siriano dalla minaccia dell’ISIS e a frenare l’espansione dei curdi delle YPG e dei militanti dello Stato Islamico ad Est di Afrin. In seguito alla conclusione di tale operazione, il 30 marzo 2017, Ankara ha istituito sistemi locali di governance nel territorio da essa controllato e protetto.

Una dinamica analoga si è verificata nella regione siriana di Afrin, dove, il 20 gennaio, la Turchia ha lanciato l’operazione “Ramo d’Olivo”, una campagna militare finalizzata a sottrarre il controllo del distretto alle forze curde, per imporvi quello turco. L’obiettivo di Ankara, in particolare, era quello di liberare l’area dal terrorismo e di creare una zona cuscinetto dell’estensione di 30 chilometri al confine tra Siria e Turchia. L’esercito turco ha raggiunto il suo obiettivo il 18 marzo, quando ha preso il controllo della città, sottraendola alle forze curde.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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