Myanmar: 13 ribelli uccisi dall’esercito

Pubblicato il 18 gennaio 2019 alle 13:25 in Asia Myanmar

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Le forze armate del Myanmar hanno ucciso 13 combattenti ribelli nello Stato occidentale di Rakhine, ha dichiarato un portavoce militare venerdì 18 Gennaio. Il rappresentante dell’esercito ha aggiunto che un diverso contingente è impegnato a contenere una nuova insurrezione nella regione.

Secondo i dati delle Nazioni Unite, gli scontri tra le forze di sicurezza birmane e l’esercito dell’Arakan, un gruppo armato etnico che combatte per una maggiore autonomia per lo Stato di Rakhine, ha costretto circa 5.000 civili a fuggire dalle loro case dall’inizio di dicembre.

Le violenze hanno portato nuovi disordini nella regione, già teatro della massiccia repressione della minoranza Rohingya nel 2017, e rappresentano un’altra battuta d’arresto per il processo di pace del Paese. Il generale Tun Tun Nyi, ai microfoni di una conferenza stampa nella capitale Naypytiaw, ha dichiarato che “tra il 5 e il 16 gennaio 2019, ci sono stati otto scontri e cinque esplosioni di mine antiuomo”. Ha aggiunto poi che 13 corpi nemici e 3 armi sono state sequestrate, ma che si erano verificate perdite anche nei ranghi dell’esercito. Il generale Nyi si è poi rifiutato di approfondire il numero di truppe governative uccise, giudicando “non necessario” fornire le cifre.

L’esercito dell’Arakan non ha ancora rilasciato un commento, ma un portavoce non in Myanmar ha in precedenza riferito all’agenzia di stampa Reuters che 5 corpi sequestrati dai militari non appartenevano ai loro combattenti.

La recente ondata di violenze è iniziata dopo che i ribelli hanno ucciso 13 poliziotti e ferito 9 in attacchi a quattro postazioni di polizia il 4 gennaio, mentre il Myanmar celebrava il Giorno dell’Indipendenza, secondo quanto riportato dai media di stato. La scorsa settimana, un portavoce del governo ha riferito che l’amministrazione civile del Myanmar ha chiesto ai militari di “schiacciare” i ribelli.

I militari hanno confermato che Aung San Suu Kyi, che ricopre il ruolo di consigliere statale, ha ordinato personalmente la repressione. Suu Kyi ha affermato, secondo le milizie, che l’esercito dell’Arakan, che recluta tra il gruppo etnico Rakhine principalmente buddista, dovrebbe essere sottoposto allo stesso trattamento dei ribelli Rohingya.

La repressione militare contro i Rohingya, cominciata nell’agosto 2017 e definita dall’ONU un atto di pulizia etnica, è stato preceduto da attacchi alle forze di sicurezza da parte di combattenti che si definivano l’Esercito di salvezza per i Rohingya di Arakan.

Il governo nega l’accusa di pulizia etnica. Durante la conferenza stampa, il generale Nyi ha riportato che durante una riunione tenutasi a casa del presidente il 9 gennaio “il consigliere statale Daw Aung San Suu Kyi ha definito l’Esercito di Akaran un gruppo terrorista e ha ordinato di reprimerlo efficacemente”. Il consigliere statale,  secondo il generale Nyi, ha poi specificato che la repressione era importante affinché non si pensasse che vi fossero diversi trattamenti per l’etnia dei gruppi ribelli, essendo l’Esercito di Akaran buddhista e l’Esercito di salvezza per i Rohingya di Arakan musulmana.

Il conflitto è l’ultima crisi di fronte all’amministrazione del premio Nobel Suu Kyi, che nel 2015 ha preso il potere promettendo di porre fine alla miriade di guerre civili del paese. I governi del Myanmar hanno combattuto vari gruppi ribelli di minoranze etniche in cerca di autonomia dopo l’indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1948, sebbene alcuni abbiano raggiunto accordi di cessate il fuoco. Le Nazioni Unite hanno chiesto un accesso “rapido e senza ostacoli” alla zona di conflitto, dopo che il governo dello Stato la scorsa settimana ha bandito gli uffici delle organizzazioni non governative e quelli delle Nazioni Unite da cinque distretti colpiti dai combattimenti.

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di Redazione

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