Libia: forze di Haftar lanciano operazione antiterrorismo nel Sud del Paese

Pubblicato il 18 gennaio 2019 alle 9:12 in Africa Libia

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Le forze del generale Khalifa Haftar, uomo forte del governo di Tobruk e capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), hanno annunciato un’operazione militare per eliminare i jihadisti e le bande criminali dal Sud della Libia. La notizia è stata diffusa dal portavoce della LNA, Ahmed al-Mesmari, il quale ha riferito che i combattenti di Haftar stanno avanzando verso diverse regioni meridionali del Paese nordafricano da una base aerea situata a 650 km da Tripoli.

L’obiettivo dell’operazione, ha specificato il portavoce, è quello di salvaguardare gli abitanti dei territori Sud-occidentali della Libia dalle attività di organizzazioni come l’ISIS, al-Qaeda e anche altri gruppi criminali. Alcune fonti militari hanno informato che, negli ultimi giorni, numerose unità dell’Esercito Nazionale Libico sono state posizionate intorno alla città di Sabha. Le forze di Haftar, inoltre, mirano a mettere in sicurezza gli impianti petroliferi e a contrastare i flussi irregolari di migranti che cercando di raggiungere le coste del Paese per partire alla volta dell’Europa.

Nel frattempo, il Consiglio presidenziale di Tripoli, guidato dal premier Fayez Serraj, ha reso noto che la stima dei morti negli scontri tra milizie rivali che sono scoppiati nei giorni passati nella capitale ammonta a 6, mentre i feriti a 38. La ripresa delle offensive, terminate alla fine di settembre dopo un mese di violenze che hanno causato la morte di 115 persone, viola il cessate il fuoco raggiunto quattro mesi fa dall’Onu. I gruppi coinvolti nelle ultime offensive sono gli stessi di agosto, ovvero la Settima Brigata, conosciuta anche con il nome di Kaniyat, e una serie di fazioni unite sotto la coalizione della Forze di Protezione di Tripoli.

L’Onu ha condannato il rinnovo dei combattimenti attraverso un comunicato, in cui ha riferito che la propria missione in Libia prenderà le misure necessarie per sedare la situazione, e che ha ricordato alle parti coinvolte che ogni attacco diretto o indiretto contro i civili e le loro proprietà costituisce una “seria violazione del diritto umanitario internazionale”.

Da quando il dittatore libico, Muammar Gheddafi, è stato rovesciato ed eliminato attraverso l’intervento della NATO, guidato da Stati Uniti e Francia, nell’ottobre 2011, la Libia non ha mai compiuto una transizione democratica. Ancora oggi, il potere politico è diviso in due governi. Il primo, con sede a Tripoli e guidato da Serraj, sostenuto dalle Nazioni Unite e dall’Italia. Il secondo, con sede a Tobruk, è appoggiato da Russia, Egitto, Francia ed Emirati Arabi Uniti. L’assenza di una guida unitaria del Paese, in grado di controllare efficacemente tutto il territorio nazionale ed i suoi confini, ha fatto sì che i trafficanti di esseri umani, i gruppi armati ed i terroristi portassero avanti indisturbati le proprie attività a danno dei cittadini e dei migranti, che sono vittima di abusi continui, venendo catturati per poi essere costretti ai lavori forzati.

La presenza in Libia di forze appartenenti allo Stato Islamico è stata ripetutamente confermata nel corso degli ultimi due anni. Già nel dicembre del 2017, il coordinatore dell’antiterrorismo dell’Unione Europea, Gilles de Kerchove, aveva dichiarato che, nonostante l’ISIS fosse stato sconfitto a livello territoriale in Siria e in Iraq, sarebbe potuto rinascere in Paesi caratterizzati da “governi deboli”, come la Libia.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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