Perché il terrorismo in Pakistan fa paura alla Cina

Pubblicato il 17 gennaio 2019 alle 9:25 in Cina Pakistan

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La Cina ha investito più di 62 miliardi di dollari per la costruzione del Corridoio Economico Cina-Pakistan con l’obiettivo di collegare la provincia cinese occidentale del Xinjiang e la provincia pakistana del Balochistan. Il Corridoio Economico è un grande progetto che comprende la realizzazione di infrastrutture come strade, gasdotti, oleodotti e ferrovie nato sotto l’egida dell’iniziativa Belt & Road del presidente Xi Jinping, lanciata nel 2013 e che ha visto lo stanziamento di 20 mila lavoratori cinesi sul suolo pakistano.

Questa massiccia presenza della Cina – sia in termini di progetti, che di interessi economici e politici – in Pakistan rende il Pechino più vulnerabile agli attentati terroristici nella regione del Balochistan. Questa vulnerabilità cinese è ancora più evidente se si guarda al trattamento che il governo di Pechino sta riservando ai musulmani uiguri che vivono nella regione del Xinjiang. I musulmani dell’Asia centrale, osservando il comportamento di Pechino e la creazione di campi di rieducazione con l’obiettivo, secondo il governo cinese, di de-radicalizzare gli uiguri considerano sempre di più la Cina come una “potenza coloniale”. Le minacce per la sicurezza della Cina, dunque, non arrivano soltanto dai gruppi separatisti presenti nella regione del Balochistan, ma anche da altre organizzazioni terroristiche come i Talebani Pakistani e i gruppi affiliati all’Isis presenti nel Paese.

I gruppi insurrezionisti del Balochistan hanno mostrato chiaramente la loro ostilità nei confronti della presenza cinese in Pakistan. Si tratta di gruppi fortemente nazionalisti che vedono i progetti di collaborazione con la Cina come uno sfruttamento delle risorse locali e definiscono e Pechino come una “potenza colonizzante” che intende sopraffare la popolazione di etnia baloch sotto l’egida dello sviluppo economico. A questo, si deve aggiungere l’incapacità del governo, finora, di rispondere all’insoddisfazione della minoranza etnica baloch.

Tra i 6 gruppi insurrezionisti che hanno dichiarato apertamente la loro ostilità alla Cina, quello che maggiormente preoccupa Pechino è la Baloch Liberation Army (BLA) che conta su un organico di 2-3 mila militanti e si muove fuori dal confine afghano, vicino alle zone montuose dell’Iran, vantando una posizione geografica strategica. Nel mese di agosto 2018, la BLA ha condotto un attacco suicida contro un bus che trasportava un gruppo di ingegneri cinesi, senza causare vittime. A novembre 2018, tre uomini della BLA hanno ucciso almeno 4 persone attaccando il Consolato Cinese a Karachi., senza causare vittime tra il personale diplomatico cinese.

Per quanto riguarda i gruppi terroristici islamisti, i Talebani Pakistani (Tehrik-i-Taliban Pakistan TTP) hanno reso noto nel loro codice di condotta pubblicato nel settembre 2018 che ogni Paese “non-Islamico alleato del Pakistan” è da considerarsi un target valido. Non vi è un riferimento diretto alla Cina, che però è vulnerabile agli attacchi del TPP per due ragioni. La prima è che la Cina – dopo l’allentamento della presenza degli Stati Uniti nella regione dal 2017 – ha ottenuto un ruolo sempre più importante di alleato del Pakistan e ha aumentato la sua presenza fisica nel Paese. La seconda riguarda invece la condanna da parte del TTP della politica repressiva che la Cina sta portando avanti nella sua provincia occidentale del Xinjiang nei confronti della minoranza etnica uigura di fede musulmana.

Oltre ai Talebani Pakistani, anche il braccio dell’Isis nella regione dell’Afghanistan e Pakistan – la Islamic State Khorasan Province (ISKP) – ha preso di mira la presenza cinese in Pakistan definendo Pechino come “un oppressore dei musulmani simile a Israele, all’India e agli Stati Uniti.

La Cina ha interessi geostrategici in Pakistan ed è determinata a proteggere il Corridoio Economico e i suoi interessi economici ad esso connessi dagli attacchi dei gruppi terroristici e separatisti. Per questa ragione, Pechino ha rafforzato la sua cooperazione con il Pakistan in materia di anti-terrorismo, a partire già dal 2015 che ha portato all’esercitazione militare congiunta tra i due Paesi svoltasi nel dicembre 2018, come reazione all’attacco al Consolato Cinese di Karachi di novembre.

In generale, la minaccia che questi gruppi terroristici e insurrezionisti rappresentano per la Cina crea una pressione sempre maggiore sul Pakistan perché attui delle misure antiterroristiche più efficaci, se vuole mantenere i forti rapporti attuali che ha con Pechino. Nel 2019, questo sarà fondamentale perché la Cina ha tutto l’interesse di tutelare i suoi investimenti nella regione.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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