Libia: nuovi scontri tra milizie rivali a Tripoli

Pubblicato il 17 gennaio 2019 alle 10:29 in Africa Libia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Almeno 2 persone sono morte, mentre altre 17 sono rimaste ferite, nel corso di scontri tra milizie rivali a Tripoli. I disordini sono iniziati nella giornata di mercoledì 16 gennaio, violando il cessate il fuoco raggiunto sotto la guida della missione dell’Onu in Libia (UNISMIL) a settembre.

I gruppi coinvolti nelle ultime offensive sono gli stessi di agosto, ovvero la Settima Brigata, conosciuta anche con il nome di Kaniyat, e una serie di fazioni unite sotto la coalizione della Forze di Protezione di Tripoli. L’Onu ha condannato il rinnovo dei combattimenti attraverso un comunicato, in cui riferisce che la missione prenderà le misure necessarie per sedare la situazione, e che ricorda alle parti coinvolte che ogni attacco diretto o indiretto contro i civili e le loro proprietà costituisce una “seria violazione del diritto umanitario internazionale”.

Tripoli e le aree circostanti erano state teatro di violenti scontri dalla fine di agosto alla fine di settembre, nell’ambito dei quali sono morte 115 persone e ne sono rimaste ferite in 560. L’accordo di cessate il fuoco, raggiunto il 25 settembre con la partecipazione delle Forze di Protezione, la coalizione di 9 milizie che ha difeso il governo di Tripoli dagli attacchi della Settima Brigata, è il secondo concordato dall’inizio di quel mese. Il 4 settembre, sotto la guida dell’Onu, le milizie rivali avevano deciso di interrompere i combattimenti per porre fine alle violenze. Tuttavia, poco più di 10 giorni dopo il cessate il fuoco è stato violato con la ripresa degli scontri.

Da allora, le autorità di Tripoli, con l’appoggio dell’Onu, si sono impegnate ad elaborare un nuovo piano di sicurezza per far sì che la capitale e le aree vicine non divenissero nuovamente teatro di violenze. Alla fine degli scontri di settembre, il Comitato Internazionale della Croce Rossa (ICRC) descrisse la situazione “disperata”, in quanto i disordini hanno avuto un effetto negativo sull’economica libica, già precaria, e avevano distrutto le infrastrutture.
 
Da quando il dittatore libico, Muammar Gheddafi, è stato rovesciato ed eliminato attraverso l’intervento della NATO, guidato da Stati Uniti e Francia, nell’ottobre 2011, la Libia non ha mai compiuto una transizione democratica. Ancora oggi, il potere politico è diviso in due governi. Il primo, creato dall’ONU con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, ha sede a Tripoli ed è guidato dal premier Fayez al-Serraj, sostenuto dalle Nazioni Unite e dall’Italia. Il secondo, con sede a Tobruk, è appoggiato da Russia, Egitto, Francia ed Emirati Arabi Uniti. L’assenza di una guida unitaria del Paese, in grado di controllare efficacemente tutto il territorio nazionale ed i suoi confini, ha fatto sì che i trafficanti di esseri umani, i gruppi armati ed i terroristi portassero avanti indisturbati le proprie attività a danno dei cittadini e dei migranti, che sono vittima di abusi continui, venendo catturati per poi essere costretti ai lavori forzati.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Sofia Cecinini

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.