Proteste Zimbabwe: arrestato attivista politico critico dell’ex leader Mugabe

Pubblicato il 16 gennaio 2019 alle 13:52 in Africa Zimbabwe

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Le autorità dello Zimbabwe hanno arrestato l’attivista politico e pastore Evans Mawarire, noto per essere un forte critico dell’ex leader del Paese africano, Robert Mugabe. Secondo quanto riferito dall’avvocato di Mawarire, Beatrice Mtetwa, l’uomo è stato caricato su un furgone corazzato della polizia da una decina di agenti armati, con l’accusa di aver incitato alla violenza pubblica.

L’arresto di Mawarire, avvenuto mercoledì 16 gennaio, è coinciso con il terzo ed ultimo giorno di uno sciopero nazionale indetto in risposta ad un aumento del prezzo del carburante, decretato dal presidente Emmerson Mnangagwa, che ha inaugurato il proprio mandato lo scorso 25 agosto. Il primo giorno di proteste sono morte 3 persone, tra cui un ufficiale di polizia, e circa 200 cittadini sono stati arrestati.

In reazione a ciò, le autorità hanno ordinato al principale operatore telefonico dello Zimbabwe, l’Econet Wireless, di interrompere i servizi internet. “Siamo obbligati ad agire quando ci vengono dati ordini e la questione va oltre il nostro controllo”, ha spiegato Econet in un messaggio inviato ai clienti, in cui ha aggiunto che tutti i provider avrebbero interrotto i servizi. Internet ha smesso di funzionare a metà mattina di martedì 15 gennaio, lasciando la popolazione senza accesso ai social media. Tale fatto ha sollevato accuse nei confronti del governo che, secondo molti, vorrebbe impedire la circolazione a livello internazionale di foto e video delle proteste in corso.

Il governo, da parte sua, ha puntato il dito contro l’opposizione ed i gruppi di difesa dei diritti umani, ritenendoli responsabili delle violenze dilagate nel Paese a partire dal 14 gennaio. Lo sciopero è stato indetto dalla federazione dei sindacati locali Zimbabwe Congress of Trade Unions (ZCTU), subito dopo l’annuncio di Mnangagwa in merito all’aumento dei prezzi del carburante, effettuato il 12 gennaio. In tale data, il presidente ha reso noto in diretta televisiva che il prezzo del petrolio e del diesel sarebbe aumentato da 1,24 dollari a litro a 3,11 dollari a litro, a causa della carenza di carburante che persiste dal mese di ottobre e che è peggiorata nelle ultime settimane per via delle code, talvolta lunghe chilometri, di automobilisti che la notte vanno a fare rifornimento.

Lo Zimbabwe, situato nel Sud del continente africano, è ricco di risorse come le miniere di diamanti, oro, carbone, ferro, rame, platino ed altri gruppi di metalli. Anni di cattiva amministrazione e corruzione, tuttavia, hanno portato a continui saccheggi di tali risorse, che hanno impoverito molto le comunità locali. Il 30 luglio 2018, dopo 30 anni, nel Paese africano si sono tenute nuove elezioni presidenziali. L’ex leader, il 93enne Robert Mugabe, in carica dal 31 dicembre 1987, era stato fortemente accusato di aver represso violentemente l’opposizione e manipolato le elezioni. Nel corso dell’assedio militare che lo ha costretto a dimettersi, il 21 novembre 2017, l’esercito confinò Mugabe nella propria abitazione, per poi prendere il controllo della televisione di Stato e impedire l’accesso agli edifici governativi.

Tale assedio sarebbe stato causato dalla decisione di Mugabe di licenziare l’allora suo vice, Emmerson Mnangawa, che ha poi vinto le elezioni dello scorso 30 luglio. I sostenitori di Mugabe lo vedevano come un nazionalista che aveva combattuto contro il colonialismo e contro le potenze occidentali “neo-imperialiste”. I suoi oppositori, invece, lo biasimavano per aver distrutto l’economia del Paese, una volta conosciuto come il “granaio dell’Africa”. Ad oggi, lo Zimbabwe, Stato dell’Africa orientale, versa in una grave situazione sociale ed economica.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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