Thailandia: elezioni posticipate, persiste il regime militare

Pubblicato il 15 gennaio 2019 alle 12:30 in Asia Thailandia

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Due funzionari della Commissione elettorale thailandese hanno dichiarato che le elezioni generali nel Paese, fissate per il 24 febbraio 2019, saranno nuovamente posticipate. La nuova data, non ufficiale perché la Commissione non ha ancora annunciato il rinvio, potrebbe essere il 10 o il 24 marzo, secondo il rappresentante.

Le elezioni erano già state precedentemente rinviate. La giunta militare, al governo da circa 5 anni e che terminerà il suo mandato dopo questo voto, aveva già suggerito la posticipazione a causa della sovrapposizione temporale con l’incoronazione del re a maggio.  “Le elezioni del 24 febbraio non possono aver luogo perché la Commissione elettorale non ha abbastanza tempo per organizzarla”, ha comunicato il funzionario.

 Le cerimonie di incoronazione per il re Maha Vajiralongkorn sono state programmate dal 4 al 6 maggio, e il governo ha riportato che, secondo tradizione reale, si svolgeranno dei rituali 15 giorni prima e dopo le manifestazioni pubbliche.Il primo ministro thailandese, Prayuth Chan-ocha, ai microfoni dei giornalisti ha rassicurato la stampa confermando che le elezioni si terranno prima dell’organizzazione. Ha poi aggiunto che, nell’organizzazione parallela dei due eventi, “bisogna dare tempo alla preparazione dell’incoronazione”.  I due maggiori partiti politici hanno dichiarato di non avere obiezioni al ritardo. Secondo la legge thailandese, la Commissione elettorale deve comunicare i risultati elettorali entro 60 giorni dal voto, e, entro 15 giorni dalla pubblicazione dell’esito, il Parlamento dovrà essere convocato e, nella sua prima seduta, presieduto dal re.  La monarchia è venerata in Thailandia e quest’anno l’incoronazione sarà la prima nella memoria della maggior parte della popolazione. Il re Vajiralongkorn, di 66 anni, è in servizio dalla morte di suo padre, nel 2016, dopo un regno di 70 anni, ma non è stato ufficialmente incoronato a causa di un lungo periodo di lutto.

Il mese scorso, la giunta governativa ha revocato il divieto di attività politiche imposte dal colpo di stato, che consente ai partiti politici di iniziare la campagna elettorale. Dozzine di attivisti hanno protestato contro un possibile ritardo delle elezioni il 6 gennaio a Bangkok, il primo incontro di questo tipo da quando il governo ha revocato il divieto di attività politica. Da allora, ci sono stati diversi incontri simili in altre parti del paese.

La giunta miliare attualmente al governo ha preso il potere con un colpo di stato il 22 maggio 2014 deponendo il governo eletto di Yingluck. Negli ultimi quattro anni l’esercito è riuscito a imporre una sorta di stabilità su un Paese diviso. Le riunioni a fine politico e le proteste sono ufficialmente vietate, ma questo non ha impedito ai dissidenti di continuare la loro attività di destabilizzazione del Paese. Alcuni militanti, soprattutto nei gruppi pro-democrazia sono stati arrestati o uccisi. Nel corso degli ultimi dieci anni, la Thailandia ha vissuto diverse proteste finite in bagni di sangue, una serie di governi eletti durati in carica per periodi molto brevi e due colpi di mano militari che li hanno deposti.

L’ultimo colpo di stato, che ha portato al comando l’attuale giunta militare, è stato il 12° nella storia della Thailandia. Secondo i generali, il paese aveva bisogno di stabilità e di ripulirsi dalla corruzione, per questo era necessaria la presa di potere. La popolazione più indigente del Paese vorrebbe tornare al voto e ripristinare il governo democratico degli Shinawatra, eletti democraticamente dal 2001, ma osteggiati dall’élite della società che appoggia, invece, l’esercito.

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di Redazione

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