Naufragio al largo della Turchia: morta bambina di 4 anni

Pubblicato il 15 gennaio 2019 alle 18:17 in Immigrazione Turchia

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La Guardia Costiera turca ha recuperato il corpo di una bambina di 4 anni durante un’operazione di soccorso nel Mar Egeo, avvenuta all’alba del 15 gennaio.

Secondo quanto denunciato dal padre della bambina, l’operazione è stata effettuata in seguito al respingimento del gommone in difficoltà sul quale viaggiavano da parte della Guardia Costiera greca. L’uomo, cittadino iracheno, è uno delle 46 persone che si trovavano a bordo dell’imbarcazione, soccorsa al largo della costa sudoccidentale turca di Kusadasi. “Ci hanno detto di spegnere il motore, poi hanno legato la nostra barca alla loro, facendoci girare in cerchio, hanno provato ad ucciderci. Sono riuscito a salvare i miei figli, ma non l’altra”, ha dichiarato il padre iracheno riferendosi al guardiacoste greco.

La chiusura della rotta balcanica, avvenuta con la firma di un accordo tra l’Unione Europea e la Turchia, il 18 marzo 2016, avrebbe dovuto arrestare il traffico di esseri umani e l’immigrazione illegale. Tale accordo, tuttavia, non ha prodotto gli effetti sperati in quanto, già il 14 febbraio 2017, Amnesty International aveva pubblicato un reclamo, in cui denunciava la situazione di migliaia di rifugiati, i quali, destinati a essere rimandati in Turchia, si trovavano ancora in un limbo nelle isole greche, in condizioni precarie. A tale proposito, Gauri Gulik, vice-direttore di Amnesty International per l’Europa, definì l’accordo sull’immigrazione, firmato con Ankara, “un disastro”. I migranti che sono arrivati sulle isole greche in seguito all’accordo con la Turchia possono raggiungere il territorio della Grecia continentale soltanto dopo l’esame delle loro richieste asilo. Date i lunghi periodi di attesa, i campi di rifugiati delle isole sono sovraffollati a mal gestiti.

Consulta l’archivio sull’immigrazione di Sicurezza Internazionale, dove troverai centinaia di articoli in ordine cronologico.

Sofia Cecinini

di Redazione

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