L’espansione cinese: tra lo Spazio Aperto e l’Antartide

Pubblicato il 15 gennaio 2019 alle 8:32 in Asia Cina

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Il presidente della Cina il XIX Congresso del Partito Comunista cinese ha dichiarato di voler trasformare il paese in una potenza moderna entro il 2050 e che intende farlo basandosi sulla modernizzazione del socialismo.

Uno dei passi fondamentali per raggiungere questo obiettivo è la realizzazione del “sogno spaziale cinese”, una declinazione del più ampio “sogno cinese”, il progetto che mira alla rinascita del Popolo cinese e al suo ritorno alla grandezza che ha caratterizzato la Cina antica.

Il sogno spaziale cinese, nello specifico, punta a trasformare la Cina nella più grande potenza in ambito di tecnologie spaziali entro il 2045. Secondo le linee guida pubblicate dalla Amministrazione Cinese per la Scienza e Tecnologia Aerospaziale, la Cina intende, tra il 2020 e il 2045, ottenere importanti risultati in ambito di aerospazio. Tra questi, i più importanti sono la realizzazione di un porta missili riutilizzabile entro il 2035 e di una navicella spaziale a propulsione nucleare entro il 2045. Pechino intende sviluppare al massimo e a livello commerciale le risorse disponibili nello spazio entro il 2040, secondo quando quanto diffuso dalla Accademia Cinese per il Lancio delle Tecnologie Aerospaziali. 

La Cina intende, inoltre, organizzare, entro il 2020, la sua prima esplorazione MARS ed, entro il 2022, realizzare la sua prima esplorazione sugli asteroidi nonché inviare una missione su Giove entro il 2029. Un ulteriore progetto che la Cina sta portando avanti è quello della costruzione di una base permanente di ricerca sulla luna coadiuvata dall’ultimo risultato raggiunto dall’aerospazio cinese: l’allunaggio nella faccia remota della luna. Inoltre, la Cina conta di avere una copertura globale con il suo sistema satellitare Beidou2 entro il 2020.

Lo sviluppo del settore aerospaziale risponde perfettamente agli obiettivi di sviluppo della Cina su più ampia Scala. Pechino infatti a costruire un paese che sia una potenza basata sulle nuove tecnologie sviluppate a livello nazionale. Considerando che la Cina non deve affrontare elezioni governative su base quadriennale o quinquennale, come accade invece negli altri paesi suoi principali competitor nell’aerospazio come gli Stati Uniti, l’India, l’Australia e la Nuova Zelanda, il Gigante asiatico permettersi e portare avanti una pianificazione di più lungo periodo garantendone la realizzazione, secondo l’analisi di The Diplomat

La Cina ha finora dichiarato di considerare lo spazio come un bene comune per tutti i Paesi del mondo. Se si considera il comportamento passato della Cina nelle situazioni in cui ha fatto ricorso al principio di priorità di arrivo su territori come Il Tibet, l’isola di Taiwan e il Mar Cinese meridionale, non è escluso che Pechino possa portare avanti rivendicazioni territoriali anche sulle zone spaziali in cui approda per prima, luna compresa.

Un esempio concreto di ciò che la Cina potrebbe fare una volta stabilita la sua presenza sulla luna o in altri territori dello spazio aperto è dato dal suo attuale comportamento in Antartide.

L’Antartide è uno il continente più freddo e desolato del mondo, tuttavia è ricco di risorse e giacimenti minerari che finora non sono stati sfruttati se non per condurre esplorazioni e ricerche scientifiche. La presenza dei diversi Paesi nella regione è sancita da diversi accordi internazionali. Il primo è il Trattato per il Sistema Antartico (Antarctic Treaty System – ATS) siglato nel 1961 da tutti i Paesi che rivendicavano sovranità territoriale sul continente (tra cui Argentina, Australia, Cile, Francia, Nuova Zelanda, Norvegia, Regno Unito, Stati Uniti e Russia). Il Trattato sancisce la fine delle rivendicazioni territoriali e giustifica la presenza umana nella regione solo a scopo di ricerca scientifica e resterà in vigore fino al 2048. Altri due accordi internazionali regolamentano lo sfruttamento delle risorse dell’Antartide: la Convenzione per la Conservazione delle Risorse Marine dell’Antartide (CCAMLR, 1982) e il Protocollo per la Tutela Ambientale del Trattato Antartico (1991), noto come “Protocollo di Madrid” che vieta lo sfruttamento delle risorse minerarie.

La presenza della Cina in Antartide è aumentata sensibilmente negli ultimi anni. Sebbene Pechino abbia siglato il CCAMLR nel 2007, l’isola di Hong Kong – principale sede delle multinazionali ittiche cinesi – ne è rimasta fuori. Ciò ha permesso alla Cina di condurre operazioni di pesca anche oltre i limiti consentiti dall’accordo internazionale. Per quanto riguarda lo sfruttamento delle risorse minerarie, la Cina ha già installato 4 basi, la 5a in fase di costruzione, nella regione. Uno scenario in Antartide simile a quello attuale nel Mar Cinese Meridionale appare possibile, secondo The Diplomat, soprattutto per quanto concerne la corsa ai giacimenti minerari, spesso camuffata sotto forma di ricerca scientifica.

Vi sono diverse somiglianze, dunque, tra lo sviluppo della presenza cinese nel continente antartico e quella nello spazio aperto. La Cina vuole essere la prima a occupare importanti posizioni sia nello spazio che in Antartide al fine di portare avanti i suoi interessi nazionali considerati, da alcuni, imperialisti.

Pechino vede la sua politica spaziale come strettamente legata ai suoi interessi economici, declinati in 3 obiettivi. Il primo è la creazione di centrali energetiche solari basate nello spazio (energia), estrazione mineraria lunare e sugli asteroidi (risorse), e la creazione di basi spaziali con personale umano (presenza umana). Se paragonati agli scopi della presenza della Cina in Antartide, i punti di vicinanza sono molti: la ricerca di riserve petrolifere (energia), il desiderio di condurre test ed estrarre minerali (risorse), e la costruzione di ulteriori basi (presenza umana).

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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