Egitto: rinnovato lo stato di emergenza per la settima volta

Pubblicato il 15 gennaio 2019 alle 10:03 in Africa Egitto

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L’Egitto ha esteso lo stato di emergenza per la settima volta consecutiva dall’aprile 2017, per la durata di tre mesi.

La decisione, presa dal presidente Abdel Fattah al-Sisi, è stata condivisa dal Parlamento egiziano che, domenica 13 gennaio, ha adottato un decreto presidenziale. La misura entrerà in vigore a partire da martedì 15 gennaio e, secondo quanto riportato da The New Arab, permetterà al regime egiziano di continuare la propria repressione nei confronti dei giornalisti e degli attivisti.

Le autorità egiziane hanno reso noto che il rinnovo dello stato di emergenza permetterà al personale militare e della polizia di prendere le misure necessarie ad affrontare la minaccia terroristica e a mantenere la sicurezza in tutto il Paese. In linea con tale volontà, il decreto presidenziale espande i poteri di arresto e di sorveglianza della polizia, la quale potrà altresì limitare la libertà di movimento dei sospettati.  

Il presidente egiziano ha dichiarato lo stato di emergenza il 10 aprile 2017. Precedentemente, il 25 ottobre 2014, al-Sisi aveva imposto tale misura soltanto nel Sinai del Nord, in risposta a una serie di attacchi terroristici nella regione, che avevano causato la morte di 26 militari egiziani. Tale misura consente al presidente di far giudicare i civili ai tribunali di emergenza per la sicurezza dello Stato, i cui verdetti non prevedono alcun processo d’appello, di intercettare e monitorare tutte le forme di comunicazione, imporre la censura prima della pubblicazione, oltre a confiscare le pubblicazioni esistenti, imporre il coprifuoco e sequestrare proprietà private. Oltre a ciò, lo stato di emergenza attribuisce alle forze di sicurezza ampi poteri nella limitazione delle riunioni pubbliche e della libertà dei media e consente loro di arrestare le persone per qualsiasi ragione.

Da quando al-Sisi è salito al potere, l’8 giugno 2014, il suo governo ha mostrato il pugno di ferro, vietando le proteste non autorizzate e imprigionando migliaia di persone per reprimere massicciamente ogni forma di dissenso. Dalla cacciata dell’ex presidente islamista Mohamed Morsi, avvenuta il 3 luglio 2013, le autorità egiziane hanno iniziato a lanciare una dura repressione contro la Fratellanza Musulmana, dichiarata organizzazione terrorista nel dicembre 2013, e contro tutti gli oppositori politici.

Nel febbraio 2018 il governo egiziano, che ha fatto della lotta al terrorismo il suo obiettivo primario, ha lanciato una imponente campagna militare contro i militanti islamici nella Penisola del Sinai e nelle aree meridionali e al confine con la Libia. Data la situazione, già nel corso del 2016 il presidente al-Sisi ha aumentato le misure antiterrorismo, ordinando all’esercito egiziano di portare avanti le operazioni contro l’Isis nel nord del Sinai, sotto l’iniziativa Operation Right of the Martyr, per limitare la minaccia terroristica ed evitare che i jihadisti riuscissero a stabilire una base operativa fissa.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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