Crisi in Venezuela: il ruolo del Messico

Pubblicato il 15 gennaio 2019 alle 6:02 in Messico Venezuela

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La comunità internazionale, in particolare quella latinoamericana, analizza in questi giorni la nuova posizione del Messico nei confronti del Venezuela dopo l’ascesa al potere di Andrés Manuel López Obrador. La decisione di non accompagnare il gruppo di Lima nella sua condanna del nuovo mandato di Nicolás Maduro ha significato una svolta nella pressione latinoamericana sul governo di Caracas. Il Messico, che dietro una politica di non intervento, affronta la diatriba interna tra chi intende lanciare un messaggio che marchi le distanze dal chavismo al potere a Caracas e chi ritiene che non le sanzioni, ma il dialogo con Maduro sia la via d’uscita alla crisi venezuelana. Nel frattempo, il leader venezuelano, con sempre meno sostegno in America Latina, approfitta dell’ambiguità messicana.

Il 9 dicembre scorso Città del Messico ha deciso di non firmare il documento del Gruppo Lima con il quale gli altri 13 paesi dell’alleanza si sono impegnati a non riconoscere legittimità al nuovo mandato di Nicolás Maduro. La nuova posizione della seconda potenza regionale dopo il Brasile, con un peso cruciale nella regione, nei fatti ha rappresentato una frattura nell’isolamento di Maduro nella regione. La decisione, fortemente criticata in Messico e dai membri dell’opposizione venezuelana, non è stata tuttavia messa in discussione da nessuno dei paesi che compongono il gruppo di Lima. Argentina, Brasile, Canada, Cile, Colombia e Perù hanno inoltre varato sanzioni contro i membri dell’esecutivo venezuelano, vietando l’ingresso nei loro territori ai ministri e agli alti funzionari di Caracas. Il Paraguay è andato oltre, chiudendo l’ambasciata a Caracas e rompendo le relazioni diplomatiche con il Venezuela. La posizione di Città del Messico è stata definita “una boccata d’ossigeno” per Caracas.

La prima conseguenza, infatti, è che il presidente venezuelano ha cercato di sfruttare l’equidistanza messicana. Durante il giuramento per il nuovo mandato, cui ha preso parte l’incaricato d’affari dell’Ambasciata messicana a Caracas, Maduro, che il 1 dicembre scorso è volato a Città del Messico per partecipare all’insediamento di López Obrador ha gridato un “¡Viva México!”, con il quale aveva intenzione di dare a intendere che oltre alla Russia, alla Cina, alla Turchia e agli alleati regionali, Cuba in testa, che la sostengono militarmente ed economicamente, ha il sostegno diplomatico di una grande potenza latinoamericana.

Il governo del Messico si attiene alla linea difesa da López Obrador durante la campagna presidenziale e ripetuta nei giorni scorsi: non intervenire negli affari interni di altri paesi, come il Messico non vorrebbe che questi si intromettessero nei suoi affari interni. Tuttavia, la crisi politica, economica e sociale che il Venezuela sta attraversando, come succede anche in Nicaragua, secondo la maggior parte dei paesi della regione non è più un semplice problema interno. La deriva autoritaria di Maduro ha forzato l’esodo di 2,2 milioni di persone negli ultimi anni, coinvolgendo tutti i paesi della regione, dalla Colombia all’Uruguay, dal Costa Rica al Cile, ovviamente Messico incluso.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale 

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.