Grecia: si dimette ministro della Difesa, Tsipras chiede la fiducia

Pubblicato il 14 gennaio 2019 alle 6:00 in Grecia Macedonia

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Il premier greco, Alexis Tsipras, ha annunciato che chiederà il voto di fiducia nel governo, per evitare il rischio di ricorrere a elezioni anticipate, in seguito all’abbandono della coalizione da parte del Ministro della Difesa, Panos Kammenos, il quale si è dimesso perché contrario all’accordo sul nome della Macedonia.

“Ho preso la mia decisione e ho informato il presidente del Parlamento che procederemo immediatamente con il processo previsto dalla Costituzione per il rinnovo della fiducia al mio governo”, ha riferito Tsipras ai giornalisti, nella giornata di domenica 13 gennaio. La mozione sulla fiducia dovrebbe avvenire nella settimana a seguire; lo speaker parlamentare, Nikos Voutsis, ha proposto il 16 gennaio. Kammenos ha avvertito che non appoggerà Tsipras nel voto.

Kammenos, ministro della Difesa uscente, è il leader del partito dei Greci Indipendenti (Anel), il quale apportava 7 deputati alla coalizione di governo del primo ministro, un numero modesto ma indispensabile a far superare al premier la soglia dei 150 deputati necessari sui 300 totali del Parlamento nazionale. Il partito di Tsipras, Syriza, da solo conta altrimenti 145 seggi, più il supporto di un deputato indipendente. Le dimissioni di Kammenos rischiano dunque di far crollare una maggioranza fragile. Come sostituto di Kammenos, il primo ministro ha intanto nominato il capo delle Forze armate, l’ammiraglio Evangelos Apostolakis.

Il ministro della Difesa, di ideologia conservatrice, ha annunciato le proprie dimissioni per via di “differenze ideologiche” inconciliabili, ossia la sua contrarietà all’accordo stipulato tra Tsipras e l’omologo macedone in merito alla disputa sul nome del Paese dell’ex Repubblica jugoslava.

Il leader di Anel sostiene che qualunque accordo includa la parola “Macedonia” nel nome dello Stato balcanico è per lui inaccettabile, in quanto irrevocabilmente legato alla cultura e alla storia della civiltà greca. Tale accordo dovrebbe venire votato nel Parlamento greco più in là nel mese di gennaio. Il governo spera che i risultati saranno positivi grazie al supporto del centro-sinistra e dei deputati indipendenti.

Kammenos ha inoltre affermato che, con lui, anche gli altri 6 deputati del suo partito usciranno dalla coalizione formata con Syriza nel 2015. Syriza, partito al potere, in alcuni sondaggi precedenti alle elezioni si attestava tra gli 8 e i 12 punti sotto al principale partito conservatore greco, il partito della Nuova Democrazia, anch’esso fermamente opposto all’accordo con la Macedonia.

Venerdì 11 gennaio, il Parlamento macedone ha modificato la Costituzione per cambiare il nome del Paese, che verrà ribattezzato Repubblica della Macedonia del Nord. Il primo ministro macedone si era accordato per il cambio del nome del Paese con Tsipras a giugno 2018. Secondo la decisione stipulata dai due, dopo che Skopje approverà il cambio modificando la Costituzione, Tsipras dovrà ratificare l’accordo presso il Parlamento greco. Secondo tale patto, la Grecia dovrà inoltre smettere di bloccare la macedonia dall’entrare nella NATO e in altri gruppi internazionali, permettendole di avviare le trattative per l’accesso all’Unione Europea. L’accordo di Prespa, così è stato chiamato, è volto a porre fine alla disputa, che va avanti da 27 anni, tra Atene e Skopje sul nome della Macedonia. I greci avevano accusato il Paese di voler rubare l’identità e addirittura i territori della loro antica provincia utilizzando quel nome. Le autorità macedoni hanno sempre respinto tali accuse. 

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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